Su Hiroshima viene sganciata la bomba atomica, è il 6 agosto 1945. Muoiono 80.000 persone.

Quella mattina migliaia di abitanti della città di Hiroshima si stavano recando alle loro attività quotidiane. Chi a scuola, chi al lavoro. Alle ore 8 un aereo americano classe B-29 Superfortress si avvicinò alla città senza dettare troppi sospetti; Gli allarmi non suonarono mentre gli aerei giapponesi rimasero a terra. Troppo poco carburante per intercettare quella piccola squadra con la quale viaggiava l’Enola Gay. Lo storico bombardiere era infatti accompagnato da altri due speciali veivoli; il Great Artiste (a bordo della quale erano montati strumenti di analisi) e Dimples 91 (incaricato di effettuare le riprese cinematografiche)

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Un orologio del tempo segna ancora le 8 e 15

Alle 8.14 e 45 secondi, la bomba “Little Boy” venne sganciata e fatta detonare a 600 metri di altezza, sopra il centro della città. Tra le 70 000 e le 80 000 morirono sul colpo, vaporizzate dal nucleo dell’esplosione mentre circa il 90% degli edifici venne completamente raso al suolo. Ciò che non era stato vaporizzato dal calore, venne distrutto dalla successiva onda d’urto, la quale arrivò ad una velocità spaventosa: 3.000 metri al secondo, con una forza di 7 tonnellate per metro quadro.

Scrive Stephen Walker nel libro Appuntamento a Hiroshima “nel primo miliardesimo di secondo la temperatura nel punto di esplosione raggiunse i sessanta milioni di gradi centigradi, diventando dieci volte più calda della superficie del sole”. Molti morirono mentre semplicemente facevano colazione; a quell’ora la maggior parte della popolazione consumava infatti il primo pasto della giornata. Ciò amplificò ulteriormente la forza dell’esplosione, la quale venendo a contatto con il gas utilizzato nelle cucine, trovò ancora più vigore.

Dall’alto la scena veniva commentata dall’equipaggio dell’Enola Gay; Il puntatore dell’Enola Gay, Tom Ferebee, esclamò: ” Dio cosa abbiamo fatto” mentre il comandante e pilota dell’aereo, il colonnello Paul Tibbets, affermò: “Signori, avete appena sganciato la prima bomba atomica della storia”. Intervistato in seguito, 
Ferebee descrisse la città come “un calderone di catrame ribollente” anche se in seguito non si è mai detto pentito di aver eseguito gli ordini.

In un intervista del 1985 di Mike Harden, “Columbus Dispatch”, alla domanda: “Lo rifarebbe oggi?” rispose semplicemente: “Sono stato educato alla disciplina. Ai miei tempi, se uno riceveva un ordine da chi ne aveva l’autorità, obbediva (…) Vorrei che mi si considerasse un patriota, un uomo capace di fare il proprio dovere, uno che ha servito il suo paese meglio che ha potuto”

Il conteggio delle vittime sale tristemente a 200.000 vittime circa se si tiene conto dall’effetto delle radiazioni e dal fallout radiattivo, ovvero la caduta di polveri radioattive dal cielo che seguì alla detonazione. La prima bomba tuttavia non sortì l’effetto desiderato. Nonostante il sanguinoso tributo pagato dalla popolazione civile, in Giappone venne dichiarato il coprifuoco e furono vietate le parole pace e resa. Chiunque fosse stato scoperto a parlarne rischiava infatti la galera.

Articolo di Stefano Borroni

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