Apre il campo di concentramento di Mauthausen, è il 7 agosto del 1938.

Se bisogna descrivere un luogo con una parola, quella per Mauthausen è “il silenzio”. Chi ci è stato forse può capire, per gli altri può sembrare strano.

Nonostante folti gruppi di turisti si accalchino tra gli edifici rimasti, solitamente è l’assenza di suoni a far da padrone. A volte sono i canti dei vecchi prigionieri o degli stranieri venuti qui a ricordare qualche caro scomparso ad interrompere l’atmosfera tombale, mentre per il resto del tempo solo il vento e il suono dei passi sul selciato risuona tra le mura.

Il gruppo con cui visitai il campo cantò “Bella Ciao” quando passammo a salutare i nostri caduti. Qualcuno disse giustamente che quella canzone aveva poco a che fare con quella tragedia; si tratta infatti di un canto della resistenza (diventato famoso dopo la guerra).

Quello che però molti non sanno è che in quei momenti si cerca proprio di resistere. No, non è solo il fatto di sapere di essere in un luogo dove l’uomo ha dato il peggio di sé. Sono proprio i posti che da soli narrano le atroci sofferenze dei prigionieri.

Mauthausen era utilizzata come cava, dunque il campo era antistante ad un precipizio. La cava era collegata al campo  grazie ad un’unica ripida salita su cui i prigionieri trasportavano carichi disumani, la quale prese ben presto il nome di “scala della morte”.

Questo perchè oltre al durissimo lavoro,  gli internati, soprattutto d’inverno, scivolavano sulla salita. Se cadevano a destra precipitavano dal dirupo (alto fino a 60 metri), a sinistra sarebbero ruzzolati oltre il confine del campo, attirando così gli spari delle guardie..mentre in centro avrebbero trascinato con sé altre persone nella caduta.

A poche decine di metri si trova un’altra attrazione dell’orrore. Il cosiddetto salto del paracadute. A dispetto del nome, di paracadute non ce ne erano affatto; il prigioniero che veniva accusato di aver trasportato un peso troppo leggero, veniva legato ad un peso (il paracadute) e spinto nel vuoto.

A Mauthausen passarono in tutto circa 200.000 persone, di cui ne morirono 128.000 tra cui più di 5000 italiani.

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