L’omosessualità nell’antica Roma.

Per i romani la parola omosessuale era completamente sconosciuta. Gli antichi non giudicavano le preferenze sessuali verso l’altro genere ma il ruolo che si occupava all’interno della coppia. La distinzione era in genere tra attivo (uomo) e passivo (donna), ma ciò valeva anche in casi tra persone dello stesso sesso.

Insomma non era disdicevole il fatto che ci si accoppiasse tra uomini, quanto invece il fatto che uno dei due accettasse di essere passivo. Essere parte attiva era sinonimo di potere e mascolinità; non era considerato reato ne questione disdicevole avere rapporti carnali con persone dello stesso sesso, anche se in genere ciò avveniva solitamente con l’uso di schiavi, servi o persone che potessero accettare la perdità di virilità. Le storie d’amore tra persone dello stesso sesso erano largamente accettate, tuttavia chi si fosse dimostrato la “parte debole” ed effeminato era spesso ricoperto d’infamia. Durante l’età imperiale vigeva la Lex Scatinia, la quale puniva i rapporti omosessuali tra un adulto e i praetextati (ragazzi che indossavano una speciale toga ad indice del fatto che non era ancora sessualmente maturie) e costringeva al pagamento di una multa di 10.000 sesterzi chi si fosse dimostrato come la parte passiva nel rapporto unisex. Bandita era l’omosessualità tra donne, considerata una vera e propria mostruosità.

Non sempre l’omosessualità venne accettata allo stesso modo; nell’età monarchica il rapporto tra persone dello stesso sesso era considerata con sospetto e molto spesso osteggiata poichè si riteneva in contrasto col rigore del “civis Romanus”  e della morale romana degli avi. Con la conquista della Grecia nel secondo secolo a.C le cose cambiarono notevolmente e il “vizio greco” entrò a far parte del mondo romano.

Molti imperatori furono dichiaratamente omosessuali o bisessuali. Gli esempi più lampanti furono forniti da Giulio Cesare e dall’imperatore Adriano. Quest’ultimo aveva una vera e propria passione per un giovane schiavo, Antinoo. Fu nel basso Impero con l’arrivo del cristianesimo che l’omosessualità trovò un vero nemico giurato. Prima il codice teodosiano che prevedeva la mutilazione e la pena di morte per il colpevole di atti omosessuali e poi Giustiniano (483-565 d.C.) per la quale ogni manifestazione di omosessualità, anche attiva, fu bandita perché in ogni caso offendeva Dio.

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