La straordinaria storia del canale di Suez.

Secondo le Storie del greco Erodoto, intorno al 600 a.C. fu il faraone Nekao II ad intraprendere per primo i lavori di scavo in vista di un canale che collegasse il mar Rosso al Nilo, senza però terminarli.

La costruzione venne conclusa dal Gran Re Dario I di Persia, il conquistatore dell’antico Egitto. Dario commemorò la sua opera su diverse steli di granito disposte sulle rive del Nilo. Una di queste iscrizioni ricorda come le navi del Gran Re navigarono fino a Saba (antico regno comprendente Etiopia e Yemen) passando dal mar Rosso.
Il canale fu restaurato dal faraone ellenistico Tolomeo II nel 250 a.C.


Dalla Vite Parallele di Plutarco sappiamo che il canale era ancora conosciuto nel I secolo a.C. , ma era ormai inservibile: lo storico afferma infatti che dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) la flotta egizia tentò di fuggire verso il mar Rosso, fallendo a causa della impraticabilità del passaggio, ormai abbandonato a sé stesso da parecchi anni.
Il canale divenne completamente inutilizzabile in epoca imperiale: Plinio il Vecchio ne descrive i tentativi di costruzione, ma pare non essere a conoscenza del fatto che fosse stato in funzione un tempo.

Nel corso dei secoli seguenti fu più volte modificato, distrutto e ricostruito, fino al definitivo abbandono del progetto di costruzione nell’VIII secolo sotto il califfo abbaside al-Mansur.
Nel 1504 alcuni mercanti veneziani proposero ai sultani mamelucchi regnanti in Egitto di collegare il Mar Rosso con il Mediterraneo tagliando l’istmo di Suez (era stata appena scoperta una rotta per l’India da sud, cosa che avrebbe danneggiato seriamente i flussi mercantili sia veneziani che arabi). E di questa possibilità si parlò, in ambiente ottomano, per tutto il corso del Cinquecento, in particolar modo nel 1568 con il gran visir Mehmed Pascià Sokollu.
Nel 1799, durante la spedizione in Egitto, il generale francese Napoleone Bonaparte contemplò l’idea di costruire un canale, ma un rilievo preliminare concluse erroneamente che il dislivello fra i due mari era di 10 metri, il che avrebbe reso necessario un sistema di chiuse (considerato troppo costoso).
Nel 1846 una “Société d’étude pour le canal de Suez”, che rilevò con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrò che la differenza d’altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile. Questo fu un risultato molto importante perché, rendendo superflue le chiuse, consentiva un costo di costruzione assai minore.
Il canale fu infine costruito tra il 25 aprile 1859 e il 1869 da una compagnia francese (Compagnie universelle du canal maritime de Suez, costituita il 15 dicembre 1858) diretta da Ferdinand de Lesseps, un diplomatico francese che aveva ottenuto nel 1854 la concessione dell’affitto delle terre limitrofe al luogo prescelto per gli scavi.
Mentre le grandi potenze europee si dimostrarono scettiche sul funzionamento dell’opera la Francia riuscì ad ottenere dall’Egitto il 56% della proprietà del canale.

Il progetto definitivo fu redatto da un ingegnere italiano, Luigi Negrelli.
Il canale, costato il doppio delle stime originali, venne inaugurato alla presenza dell’imperatrice Eugenia (moglie di Napoleone III) e restò per qualche tempo a maggioranza di proprietà del sultano d’Egitto. A causa dell’elevato debito estero accumulato dallo stato egiziano il sovrano decise di vendere la propria quota al Regno Unito così che fu la nazione che più aveva avversato il progetto a divenire sua proprietaria.
L’apertura del canale fu d’importanza vitale per il Mediterraneo: dopo la scoperta dell’America infatti le principali rotte commerciali si erano concentrate nell’Atlantico lasciando l’antico mare interno in una condizione di inferiorità.
Con l’inaugurazione di Suez il Mediterraneo tornò ad essere un “mare vivo” al centro dei commerci mondiali.

articolo a cura di Giulio Garlaschi

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