Il presidente che ha cambiato l’America: storia di John Fitzgerald Kennedy

John Fitzgerald Kennedy è stato il 35° presidente degli Stati Uniti d’America, e probabilmente uno dei più amati.
Assunse la carica il 20 gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio.
Di origine irlandese, nacque a Brookline, nel Massachusetts, il 29 maggio 1917: i suoi genitori erano membri di due famiglie di Boston molto in vista (il nonno materno fu a lungo sindaco della città).

Educato alla fede cattolica, fu il primo presidente americano ad appartenere a quella religione.
Nella primavera del 1941, Kennedy si arruolò volontario nell’esercito, ma venne riformato, principalmente per via della sua spina dorsale, affetta da osteoporosi (Kennedy era inoltre affetto da Morbo di Addison), ma, con l’aiuto delle raccomandazioni del padre, la Marina degli Stati Uniti lo accettò nel settembre dello stesso anno. Durante questo periodo, mentre infuriava la seconda guerra mondiale, Kennedy partecipò a diverse missioni nel teatro del Pacifico e conseguì il grado di tenente di vascello ed il comando di una PT-109.
Per diverse azioni di guerra a cui partecipò ricevette alcune medaglie: la Navy and Marine Corps Medal, la Purple Heart, l’Asiatic-Pacific Campaign Medal, e la World War II Victory Medal.
Venne congedato con onore all’inizio del 1945, solo qualche mese prima della resa giapponese.
Dopo la seconda guerra mondiale fece il suo ingresso in politica, in parte anche per compensare il vuoto lasciato dal popolare fratello Joseph Jr., su cui la famiglia Kennedy aveva puntato molte delle sue speranze, ma che venne ucciso in guerra.

Joseph Kennedy, Rose Kennedy John Kennedy, Edward Kennedy

     La famiglia Kennedy al completo

Nel 1946 venne eletto in un distretto elettorale a grande maggioranza democratica, dopo che il deputato James M. Curley lasciò per diventare sindaco di Boston. Fu rieletto due volte, con risultati spesso contrastanti rispetto a quelli del presidente Harry Truman e del resto del Partito Democratico.
Nel 1952 si candidò per il Senato, dove ottenne un seggio con una vittoria a sorpresa, sconfiggendo il favorito candidato repubblicano Henry Cabot Lodge, Jr. con un margine di soli 70.000 voti.
Kennedy sposò Jacqueline Bouvier il 12 settembre 1953. Nei due anni successivi subì diverse operazioni alla spina dorsale e fu spesso assente dal Senato. Durante questo periodo pubblicò il libro “Profiles in Courage”, in cui venivano raccontati otto casi in cui senatori statunitensi di entrambi i partiti rischiarono le loro carriere pur di non rinnegare i loro ideali personali, e che vinse il premio Pulitzer del 1957 per le biografie.
Nel 1956 Kennedy propose la sua nomination per candidarsi alla vice-presidenza per il Partito Democratico, ma il partito gli preferì il delegato del Tennessee Estes Kefauver. Tuttavia gli sforzi di Kennedy fecero crescere la reputazione del giovane senatore nel partito.

John F. Kennedy votò a favore della formulazione definitiva del Civil Rights Act del 1957, e nel 1960 dichiarò il suo intento di correre per la presidenza degli Stati Uniti. Nelle elezioni primarie del Partito Democratico si contrappose al senatore Hubert Humphrey del Minnesota, al senatore Lyndon B. Johnson del Texas e ad Adlai Stevenson II, candidato democratico nel 1952 e nel 1956, che pur non correndo ufficialmente era uno dei favoriti. Kennedy vinse le elezioni primarie in Stati chiave come il Wisconsin e la West Virginia e giunse da favorito alla Convention democratica nel 1960.
Il 13 luglio 1960 il Partito Democratico nominò Kennedy candidato alla presidenza. Kennedy chiese a Lyndon Johnson di essere il suo candidato alla vice presidenza e che, contrariamente alle previsioni dello staff di Kennedy, accettò.
Nelle elezioni presidenziali del 1960, Kennedy batté Nixon in una competizione molto serrata, e all’età di 43 anni divenne il più giovane presidente eletto.

FILE PHOTO  40th Anniversary Of Cuban Missile Crisis

La crisi del missili di Cuba, il culmine della guerra fredda, si verificò proprio sotto la presidenza del presidente Kennedy

La sua breve presidenza, durante la guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei porci (17 – 19 aprile 1961), la Crisi dei missili di Cuba (15 – 28 ottobre 1962), la costruzione del Muro di Berlino (13 agosto 1961: celebre il suo discorso, pronunciato durante la visita ufficiale a Berlino Ovest il 26 giugno 1963, nel quale si dichiarava cittadino berlinese con la frase, ormai proverbiale, “Ich bin ein Berliner”), la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l’affermarsi del movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Fu assassinato a Dallas il 22 novembre 1963 alle 12:30, ora locale, mentre era in visita ufficiale alla città.
Fu un evento straordinario e devastante per la vita di molti americani, com’è stato recentemente e magistralmente raccontato da Ken Follett nel romanzo “I giorni dell’eternità”.

Basti pensare che anche uno scrittore del calibro di Stephen King, nel romanzo “22/11/’63”, ha tentato di immaginare cosa sarebbe successo in America se questo omicidio non fosse mai avvenuto.
L’assassino, Lee Harvey Oswald venne arrestato un’ora e mezza dopo in un cinema poco distante da Dealy Plaza, quindi in serata accusato di aver ucciso un poliziotto di Dallas e poco dopo di aver assassinato il presidente nel quadro di una “cospirazione conservatrice”.
Oswald venne a sua volta ucciso dopo appena due giorni, il 24 novembre, prima di venire portato in tribunale, lasciando aperto un mistero che, nel corso degli anni, si infittì sempre di più, arrivando a coinvolgere anche la mafia e i vertici di una politica che si trovava nel pieno della Guerra Fredda.

Articolo di Giulia Battistotti

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