GREENPEACE QUESTA VOLTA HA ESAGERATO: DANNEGGIATE LE LINEE DI NAZCA

Greenpeace questa volta l’ha combinata grossa.
Alcuni attivisti lunedì 8 dicembre sono entrati senza autorizzazione nella zona delle Linee di Nazca, i geoglifi che si trovano nel deserto di Nazca (Perù) dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, tracciati durante la fioritura della Civiltà Nazca, tra il 300 a.C. ed il 500 d.C. da parte della popolazione che abitava la zona.


Gli attivisti di Greenpeace hanno posizionato sul terreno delle lettere molto grandi per formare il messaggio “Time for change! The future is renewable. Greenpeace” (“È tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile. Greenpeace”).
Secondo il governo gli attivisti hanno lasciato delle impronte sul terreno provocando dei danni molto gravi. Il vice ministro della Cultura, Luis Jaime Castillo, ha detto che hanno dato “un vero schiaffo a tutto quello che i peruviani considerano sacro”, e anche per questo il governo del Perù ha deciso di avviare un’azione legale contro i responsabili dello scempio.
La delegazione di Greenpeace era formata da attivisti provenienti da Brasile, Argentina, Cile, Spagna, Italia, Germania e Australia. L’obiettivo dell’azione dimostrativa era attirare l’attenzione dei leader di molti paesi del mondo che in questi giorni sono riuniti a Lima, in Perù, per una conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, chiamata anche COP 20.

Ciò che rende ancora più assurdo e irrispettoso il gesto è che, appunto, l’argomento della conferenza nulla aveva a che vedere con i geoglifi di Nazca, né con nessun altro tema storico che potesse quanto meno essere collegato alla decisione di utilizzare proprio quella zona per scrivere il loro messaggio.
Le Linee di Nazca si trovano su un altopiano che si estende per circa 80 chilometri tra le città di Nazca e Palpa, nel Perù meridionale. Sono un insieme di oltre 800 disegni, e comprendono i profili stilizzati di animali comuni dell’area, come la balena, il pappagallo e il colibrì: sono stati realizzati dai Nazca tra i 1.500 e i 2000 anni fa, probabilmente con una funzione rituale legata all’astronomia. I disegni sono stati fatti rimuovendo dal terreno le pietre più scure contenenti ossidi di ferro, e facendo in modo che rimanesse un contrasto netto con il pietrisco sottostante, più chiaro.

È quindi chiaro come quello che è stato rovinato con un vero e proprio atto vandalico sia un reperto di inestimabile valore storico e scientifico, e questo non fa che aumentare il biasimo nei confronti di Greenpeace, la quale ha dimostrato, per l’ennesima volta, di agire in vista di un ritorno mediatico, e a cui sembrerebbe importare poco di violare leggi, dal momento che lo fanno regolarmente, quando pensano di essere dalla parte del giusto, e agendo in questo modo danno l’impressione, corretta o sbagliata che sia, di essere poco interessati a preservare o rispettare qualsiasi cosa al di fuori del loro particolare ambito di interesse.

Il governo peruviano ha spiegato che l’accesso all’area dove si trova il disegno di un colibrì, quella raggiunta dagli attivisti di Greenpeace, è “rigidamente proibito”: a nessuno, nemmeno al presidente e ai ministri del governo peruviano, è permesso di entrare senza autorizzazione. Anche coloro che riescono a ottenere l’autorizzazione devono seguire alcune regole, come indossare delle calzature apposite che permettano di non rovinare il sito. Castillo ha detto che le impronte lasciate dagli attivisti di Greenpeace potrebbero rimanere lì anche per centinaia o migliaia di anni. Il governo peruviano ha detto che cercherà di evitare che gli attivisti di Greenpeace escano dal paese. Le accuse a loro carico riguardano il reato di danneggiamento di monumenti archeologici, che prevede fino a sei anni di carcere.
Tina Loeffelbein, portavoce di Greenpeace, ha inizialmente risposto alle accuse del governo peruviano dicendo che gli attivisti «sono stati molto attenti a proteggere le Linee di Nazca». Loeffelbein ha aggiunto che Greenpeace sta prendendo sul serio le accuse e che ha avviato una specie di indagine interna per capire cosa sia successo.
Nella serata di ieri, però, è stato diffuso questo comunicato da parte dell’associazione ambientalista: «Greenpeace si scusa senza riserve con la gente del Perù per le offese causate dall’aver recentemente posizionato un messaggio di speranza nello storico sito delle Linee di Nazca. Ne siamo profondamente dispiaciuti.
Capiamo perfettamente che è una figuraccia. Anziché mandare un messaggio davvero importante ai leader riuniti a Lima per i colloqui sul clima delle Nazioni Unite, ci siamo rivelati incuranti e grossolani.
Abbiamo incontrato il ministro per la Cultura peruviano, responsabile del sito, per chiedergli scusa.
Siamo a favore di qualsiasi indagine indipendente sulle conseguenze del nostro gesto. Coopereremo pienamente con qualsiasi indagine.

fsCi facciamo personalmente carico delle nostre azioni, e siamo impegnati alla non violenza.
Greenpeace si prende le proprie responsabilità per le sue attività e ne affronterà le conseguenze.
Il dottor Kumi Niadoo, direttore generale di Greenpeace, arriverà a Lima a questa settimana per scusarsi personalmente dell’offesa causata, e per rappresentare l’organizzazione nei prossimi incontri con le autorità peruviane.
Greenpeace porrà immediatamente fine a ogni altro uso di quelle immagini offensive».
Sembrerebbe, quindi, che abbiano compreso quanto grave sia il gesto commesso, in ogni caso ci si augura che i colpevoli paghino per la terribile ed irrispettosa azione, e che un episodio del genere non si verifichi mai più.

Articolo di Giulia Battistotti

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