The last stand: i resti della seconda guerra mondiale in una serie di scatti d’autore

Marc Wilson, 46 anni, dal 2010 ha ricercato con meticolosità su Internet e si è poi recato di persona press ben 143 siti, lungo un percorsi di 23 000 miglia, contenenti residuati bellici della Seconda Guerra mondiale, immortalando ciò che rimane delle fortezze difensive create dai soldati dell’epoca in Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Belgio e Norvegia.

Questi luoghi ormai abbandonati sono stati fotografati nell’ambito del progetto “The last stand”, che getta luce sugli svariati resti della Seconda Guerra Mondiale: dal piú grande porto difensivo arificiale mai costruito, a Portland, nel Dorset, alle batterie di cannoni arroccate sulle coste europee, le suggestive foto di Wilson evidenziano, con una bellezza suggestiva ma carica di una tensione mai scomparsa da quelle zone, come quelle strutture difensive costruite dall’uomo con l’intento di fermare l’avanzata nazista stiano subendo gli effetti del passare del tempo

(per vedere le foto andate all’articolo del Mail Online: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2865904/The-stand-Eerie-photos-capture-man-remnants-Second-World-War-coastal-landscape.html?ITO=1490&ns_mchannel=rss&ns_campaign=1490 )

Immerse tra rocce ricoperte di muschio ricordano quando drasticamente la guerra cambiò la fisionomia delle coste di molti paesi d’Europa, e come quei residui, ora reperti a cielo aperto, siano ormai parte di aspri paesaggi che si sono, col passare degli anni, adeguati a queste modifiche, rese allora urgenti dalla brutalità della guerra e dalle necessità difensive che richiedeva.

Le fortezze abbandonate dall’uomo e dimenticate, le trappole, i fossati anticarro detti “denti di drago” e altri resti di questo tipo si trovano penzoloni sul mare, erosi dagli agenti atmosferici e dalla natura che ne ha preso possesso, distrutti dalla Storia e dallo scorrere del tempo, ma ancora lì, dove la guerra ha obbligato soldati che non avevano colpe se non l’essere nati in un periodo storico non a torto definito dallo storico Eric J. Hobsbawm “l’eà della catastrofe”, a ergerli in una strenua difesa delle loro zone.

E lì rimarranno, finchè il passare del tempo non li distruggerà completamente, come monumenti involontari a ricordo dell’atrocità della Seconda Guerra Mondiale, e come una sorta di monito per le generazioni future affinchè un evento del genere non si verifichi mai piú.

Perchè, alla fine, l’intento di chi, come Wilson, si reca sui luoghi bellici e li fotografa, è anche questo: non solo immortalare paesaggi che lasciano comunque senza fiato, ma anche contribuire a non dimenticare cosa può produrre la follia dell’uomo e la sete di conquista, se non fermati in tempo.

Articolo di Giulia Battistotti

fonte: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2865904/The-stand-Eerie-photos-capture-man-remnants-Second-World-War-coastal-landscape.html?ITO=1490&ns_mchannel=rss&ns_campaign=1490

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