RECUPERATI OLTRE 5000 BENI ARCHEOLOGICI TRAFUGATI DALL’ITALIA.

Dopo una lunga indagine, denominata Teseo, i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) hanno portato a termine il “ritrovamento più grande di sempre”, come ha commentato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini nel corso della conferenza stampa svoltasi il 21 gennaio scorso presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano.

Il valore dei 5361 reperti recuperati si aggirerebbe tra i 40 e i 50 milioni di euro. Le16504_10205644622783913_6955747435783538455_n-Custom opere provengono da diverse zone d’Italia, tra cui Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, dove sono stati ritrovati effettuando scavi clandestini, e sono databili tra l’VIII secolo a.C. e il III secolo d.C. Il pezzo più prezioso sembrerebbe essere un’anfora corinzia del VI secolo a.C., decorata con figure nere che raccontano il mito di Teseo, capolavoro molto probabilmente trafugato da una necropoli etrusca. Ma ci sono anche centinaia di altri vasi, anfore, kylix, statue votive, affreschi ed armature di bronzo. Le opere trafugate erano destinate al mercato clandestino internazionale: i reperti venivano infatti venduti in Inghilterra, Germania, Stati Uniti d’America, Giappone ed Australia, con intermediazioni e triangolazioni effettuate per rendere credibile ed apparentemente legale la compravendita. Fra i nomi al centro dell’indagine, Gianfranco Becchina che, partito facchino d’albergo in Svizzera, era in seguito divenuto titolare di una galleria d’arte a Basilea (dove i reperti sono stati recuperati), con un volume d’affari milionario. L’11 febbraio 2011, dopo aver raccolto prove sufficienti per dimostrate l’origine illecita dei beni culturali, il Tribunale di Roma ha emesso un provvedimento di confisca perchè ormai certo che le opere provenissero da scavi clandestini, e che fossero quindi state soggette a furto e ricettazione. Nel 2012 la Corte Suprema di Cassazione ha confermato la restituzione allo Stato italiano di tutti i reperti, mentre Gianfranco Becchina ha visto cadere in prescrizione i propri reati: in Italia, infatti, non esiste ad oggi alcuna forma di reato per l’esportazione internazionale dei beni culturali. Fanno riflettere, inoltre, le parole pronunciate dalla soprintentendente dei Beni archeologici di Roma, Maria Rosaria Barbera: “Questo ritrovamento deve tuttavia farci riflettere sulle tante depredazioni che il nostro Paese subisce, a seguito delle quali i materiali non torneranno più nel loro contesto d’origine”.

Articolo di Giulia Battistoti. Fonti:http://www.artemagazine.it/…/beni-trafugati-i-carabinieri-r… http://www.ansa.it/…/archeologia-anfore-e-vasi-greci-maxi-r…

http://www.altravocenews.it/index.php/cultura/arte/item/10359-archeologia-ritrovati-5000-reperti-trafugati-molti-sono-etruschi

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