Gli omosessuali, vittime dimenticate dello sterminio nazista

La giornata della memoria è stata istituita per ricordare le milioni di vittime della follia nazista.
Tra di esse, insieme a ebrei, rom, Sinti, Jenisch e testimoni di Geova, c’erano anche almeno 50 000 omosessuali.

NewsExtra_36338(nell’immagine il triangolo rosa, associato ai detenuti omosessuali).

Negli anni che vanno dal 1933 al 1945 si stima che furono circa 100 000 le persone arrestate a causa della loro omosessualità, vera o presunta che fosse; tra questi, almeno la metà furono condannati, anche se la maggior parte di loro trascorse un periodo di detenzione nelle prigioni regolari.

L’altra metà, in particolar modo gli “omosessuali incalliti”, com’erano definiti con disprezzo dal dottor Carl Peter Vaernet, uno dei tanti medici folli che compirono esperimenti abominevoli nei lager, anche sugli omosessuali, furono inviati nei campi di concentramento.

Condannati perchè amavano in un modo che l’ideologia nazista non comprendeva, o meglio disprezzava e condannava, legata com’era ad un ideale di purezza ariana nel quale l’uomo, rigorosamente ariano, avrebbero dovuto sposare una brava donna, anch’essa ariana, per permettere la prosecuzione della “gloriosa stirpe” nordica.

L’omosessualità era quindi un reato, come riportato dal codice penale tedesco del 1935 al paragrafo 175, che riporta: “Un uomo che commette atti licenziosi e lascivi con un altro uomo permette l’abuso su di sè con atti licenziosi e lascivi, deve essere punito con l’imprigionamento. […] È obbligatorio l’imprigionamento in un penitenziario per un periodo di tempo non superiore a dieci anni e non inferiore a tre mesi.”.

L’Articolo 175 condannava l’omosessualità maschile ma non prendeva in considerazione quella femminile: il lesbismo non era considerato dalle autorità una minaccia o un “sabotaggio socio-sessuale” dei fondamenti del Terzo Reich, perciò, a patto che non dessero pubblico scandalo le lesbiche non furono formalmente perseguitate, questo anche per l’idea che la donna fosse inferiore all’uomo, concezione già presente nella Germania pre – nazista, periodo in cui alle donne era addirittura fatto divieto di aderire a partiti e ad organizzazioni politiche.

Il fatto che, penalmente, il regime se ne disinteressò, non significa però che essere lesbiche fosse consentito come stile di vita. All’indomani della presa del potere i nazisti chiusero tutti i locali di ritrovo e crearono un clima di costante terrore incoraggiando le azioni di polizia e le denunce anonime contro le lesbiche: bastava la lettera anonima di un vicino di casa per ritrovare alla propria porta la Gestapo. Molte lesbiche cambiarono città per rompere i legami con i circoli che avevano frequentato, altre si sposarono con omosessuali maschi per ridurre la loro visibilità.

omosexLe lesbiche, quindi, vennero ugualmente perseguitate non in quanto tali, ma in quanto “asociali”. Così ufficialmente non vi furono arresti per lesbismo ma per comportamenti personali contrari all’ideologia nazista.

Nei campi di concentramento le lesbiche non furono catalogate come omosessuali ma come pervertite alla stessa stregua delle prostitute. Questa distinzione era marcata dal fatto che per esse nei campi vi fu l’obbligo di indossare il triangolo nero, simbolo delle prostitute, mentre gli uomini omosessuali ne dovettero indossare uno rosa, come spregio.

Anche la politica del lavoro nazista danneggiò le lesbiche. Poiché il lavoro femminile era guardato con sospetto e i posti di responsabilità negati alle donne, le lesbiche – perlopiù non coniugate – si trovarono a dover combattere con drammatici problemi economici.
La mancata persecuzione esplicita del lesbismo non toglie nulla alla repressione generalizzata che queste persone subirono ed al clima di paura nel quale vissero per tutta la durata del regime.

Al contrario di quanto pensano alcuni, quindi, la deportazione degli omosessuali non fu un fatto al quale i nazisti prestarono scarsa attenzione: è dimostrato che le autorità tedesche trattarono la questione molte volte. Nel 1934, per esempio, la Gestapo richiese a tutti i dipartimenti di polizia di compilare un elenco di persone notoriamente omosessuali.
Un paio d’anni dopo, la repressione contro i gay si rese ancora più feroce: il ministro Himmler prese pubblicamente posizione contro il pericolo che l’omosessualità rappresentava per la razza. Nacque addirittura il Dipartimento di Sicurezza Federale contro l’aborto e l’omosessualità. I treni si riempivano intanto sempre più spesso di deportati omosessuali.

monumento

Monumento in Olanda dedicato alle vittime omosessuali nei campi di concentramento

Nel 1937 Himmler, in un incontro tenutosi fra lui e i comandanti delle SS, dichiarò che eliminare gli omosessuali era diventato necessario.
Anche all’interno delle forze armate tedesche venne fatta pulizia in profondità e chi veniva considerato gay aveva un solo modo per salvarsi la vita: accettare la castrazione, dolorosissima, e partire verso i fronti più pericolosi.

È quindi necessario non dimenticare nemmeno questo dei tanti, tremendi crimini nazisti, non dimenticare di queste persone che furono internate, torturate con “esperimenti scientifici” oltre ogni limite di decenza, e a volte uccise.
Molti soppravvissero – tra le fonti riporto un articolo sulla morte dell’ultimo omosessuale internato in un lager, avvenuta nel 2011 – ma soffrirono per tutta la vita di problematiche legate alla castrazione, compiuta spesso in ambienti non sterili e con tecniche crudeli.
Altri riportarono i medesimi traumi psicologici di tutti gli altri internati in quei luoghi di morte.
Rifiuto l’utilizzo del termine, piuttosto diffuso, “omocidio”, in quanto essi, o esse, erano in primis persone, condannate per quello che veniva definito “stile di vita deviato”, ma che invece era solo amore.

Rimane solo da chiedersi quando le discriminazioni nei confronti degli omosessuali finiranno, in quanto ancora presenti in diverse legislazioni statuali, e nella mentalità di diverse persone, sempre troppe, purtroppo.

tabella

Articolo di Giulia Battistotti

fonti:

http://www.lastampa.it/2011/08/04/esteri/morto-l-ultimo-gay-sopravvissutoai-campi-di-concentramento-dY9uTPXS9IMsoCXgjctUEN/pagina.html

http://www.arcigay.it/memoria/ContestoStorico.htm#Paragraph175

http://resistenza.univr.it/omosessuali.htm

http://www.lager.it/esperimenti_scientifici.html

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