La caccia alle streghe: il processo di Salem

Uno dei processi per stregoneria più noti è senza dubbio quello avvenuto a Salem Village, Massachusetts (corrispondente all’incirca all’attuale Danvers), comunità formata da emigranti inglesi di seconda e terza generazione, molto puritani: gli abitanti della Nuova Inghilterra si considervano, infatti, “un popolo scelto da Dio perchè colonizzasse quei territori che una volta erano del diavolo”, come scrisse Cotton Mather, uno dei più noti ministri del culto protestante della colonia.

Gli anni immediatamente precedenti il 1692 avevano in un certo senso posto le basi per la psicosi religiosa che sarebbe in seguito scoppiata: invasioni di locuste e ripetuti periodi di siccità avevano distrutto i raccolti in tutta la regione, causando ristrettezze e miseria per la maggior parte dei coloni, che basavano la gran parte della loro sopravvivenza su un’economia di sussistenza.

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I padri pellegrini, fondatori delle prime colonie, erano puritani in fuga dall’Inghilterra

In quegli anni era, inoltre, da poco terminato un lungo scontro armato chiamato Guerra di Re Filippo, che aveva visto opposti i coloni inglesi contro alcune tribù native. Il conflitto coinvolse anche il Massachusetts che, nonostante la vittoria inglese, rimase esposto alle scorrerie degli indiani per molto tempo, anche all’epoca dei processi.

Come se non bastasse, in quel periodo la colonia era rimasta senza governo ufficiale dopo la sospensione del trattato di Bay-Colony del 1684 e la ribellione del 1689; il nuovo governatore scelto da Londra, Sir William Phips, arrivò a Boston solo il 14 maggio 1692 e prestò giuramento due giorni dopo insieme al suo vice William Stoughton.

Tutti questi avvenimenti contribuirono a diffondere un clima di terrore, e molti sembrò che questi disastri fossero parte di un piano del diavolo per cacciarli dalla Nuova Inghilterra e riprendersi i suoi territori. Questa atmosfera di superstizione e crescente panico portò, nel1692, allo scoppio dell’isterica caccia alle streghe.

Salem già da tempo era al centro di lotte tra gruppi rivali che desideravano controllare il paese, e due ministri del culto se ne erano andati dopo essersi scontrati con la congregazione. Il loro successore fu il reverendo Samuel Parris, il quale possedeva due schiavi originari di Barbados: John Indian, un purosangue caraibico, e la moglie Tituba, la cui ascendenza era metà caraibica e metà africana. Essa era a conoscenza dell’obeah, un tipo di magia rituale diffuso in certe zone delle Indie Occidentali, lì giunta dall’Africa con i suoi antenati.

Nell’inverno fra il 1691 ed il 1692 Elizabeth “Betty” Parris e Abigail Williams, la figlia e la nipote del reverendo Parris, iniziarono a comportarsi in modo inusuale, in particolare a rimanere piuttosto taciturne, a nascondersi dietro vari oggetti ed a strisciare sul pavimento. Nessuno dei medici interpellati riuscì a dare una spiegazione dei disturbi delle ragazze: uno dei dottori, William Griggs, l’8 febbraio 1692 annunciò che l’unica spiegazione poteva essere la possessione da parte del demonio. In questo caso egli non avrebbe potuto risolvere il problema, perché il “malocchio” non era ritenuto una malattia bensì un crimine causato da una persona (una strega o un mago) per danneggiarne un’altra e quindi di competenza delle autorità giudiziarie.

John_William_Waterhouse_-_Magic_CircleL’identificazione della stregoneria come causa degli strani comportamenti delle giovani non fu tuttavia automatica: il medico aveva espresso la sua opinione, ma trascorse un mese dall’inizio del manifestarsi dei casi alle prime accuse di stregoneria. Inoltre all’inizio le ragazze non sembravano tormentate, il loro comportamento era ritenuto solo bizzarro. Un contemporaneo, Robert Calef, ne riporta un resoconto: “Entravano nelle buche e strisciavano sotto le sedie e sgabelli… [con] svariate posizioni e buffi gesticolii, [e] facevano discorsi ridicoli e assurdi incomprensibili per loro come per gli altri”. Solo dopo che si decise di interpretare questi comportamenti come un maleficio, le ragazze apparvero come tormentate e dettero veri segni di isteria.

In un primo momento il reverendo Parris decise di non rivolgersi alle autorità giudiziarie, ma chiese consiglio ad altri pastori del luogo i quali gli consigliarono di affidarsi a Dio e di lasciare che il tempo facesse il suo corso. Si erano, però, diffuse voci sul malocchio, e molti altri abitanti del villaggio premevano per risolvere la faccenda diversamente; inoltre altre adolescenti oltre Abigail e Betty si comportavano allo stesso modo.

Una donna del Village, Mary Sibley, propose un espediente (chiamato Witches cake, “torta delle streghe”) usato nella tradizione popolare per identificare le streghe: si doveva preparare una focaccia impastando segale e urina delle ragazze possedute e poi darla in pasto a un cane, con la convinzione che l’animale avrebbe riconosciuto e aggredito la strega responsabile del maleficio; il sistema però non sortì alcun effetto, salvo far ammalare l’animale. Assieme alle prime due ragazze anche Ann Putnam, Betty Hubbard, Mercy Lewis, Susannah Sheldon, Mercy Short e Mary Warren furono incalzate a fare i nomi di altre ragazze che potessero essere in realtà streghe o possedute dal demonio.

Betty e Abigail accusarono Tituba Indians. Il 25 febbraio, la dodicenne Ann Putnam e la quattordicenne Elizabeth Hubbard confermarono l’accusa e nei tre giorni successivi indicarono altre due donne come streghe: Sarah Osborne e Sarah Good, una mendicante nota in città, figlia di un oste francese, ritenuta una strega poiché parlava spesso da sola. Sarah Osborne invece era una signora anziana ed inferma che aveva dato al suo compagno gli averi che avrebbe dovuto lasciare in eredità ai figli del suo primo marito.

Risulta emblematica un’analisi dei primi gesti delle giovani Parris, utili a comprendere quanto l’estremismo religioso potesse aver contribuito: Elizabeth Parris, la più piccola, cadeva in trance guardando a lungo fissamente nel vuoto, dopo di che cominciava a gridare e si lasciava cadere a terra. Abigail si comportava allo stesso modo, emettendo dei suoni gutturali come se stesse soffocando, abbaiava come un cane e camminava carponi su mani e piedi.

Questi invisibili attacchi alle bambine dovevano giocare un ruolo essenziale nell’esame di tutti gli accusati, e nei successivi processi. Senza questa “prova diabolica”, come venne chiamata, nessuno dei prigionieri avrebbe potuto essere imprigionato. La prova diabolica era basata sulla convinzione che il diavolo potesse assumere la forma fisica di una strega, e sotto tali spoglie ingannare il marito giacendo al suo fianco mentre essa presenziava a un sabba o, come a Salem, molestava coloro che la accusavano. Solo coloro che venivano tormentati riuscivano a vedere questi spettri, ma la loro esistenza venne comunque considerata un fatto reale. Si credeva inoltre che il diavolo potesse assumere le sembianze di una persona solo col suo permesso e non avrebbe mai potuto farlo con un innocente: chiunque fosse stato visto da uno degli accusatori, quindi, veniva ritenuto colpevole e non serviva a nulla produrre un alibi. Il corpo fisico di una persona poteva benissimo stare alla presenza di un centinaio di testimoni, ma il suo spirito, col suo permesso, poteva tormentare gli accusatori.

processo

Rappresentazione allegorica del processo di Salem

Sottoposta a interrogatorio, Sarah Osborne negò di aver mai seviziato le ragazze. Le suddette fanciulle, presenti in aula, l’accusarono, dopo di che si agitarono e urlarono come se fossero sottoposte a ogni sorta di violenza. Hathorne chiese alla Osborne perchè facesse loro del male, ma essa continuò a negare ogni addebito. Richiesta di spiegare come facesse a tormentarle a quel modo, pur restando fisicamente lontana, negò di aver mai fatto qualcosa del genere. Le venne chiesto allora chi fosse a farlo in vece sua. Essa avanzò l’ipotesi che fosse il diavolo ad assumere le sue sembianze senza che lei lo sapesse, ma la corte non la prese neppure in considerazione.

Sarah Osborne venne rinchiusa in prigione, dove morì due mesi dopo.

Alla fine comparve Tituba e la sua entrata venne accolta da violentissime reazioni da parte delle ragazze accusatrici, probabilmente terrorizzate all’idea di quel che poteva rivelare sugli incontri che avvenivano nella cucina dei Parris, dove, sembrerebbe, le ragazze erano solite chiedere alla serva di predir loro il futuro. Ma Tituba non disse nulla di tutto ciò: per tre giorni, nel corso di tre lunghi interrogatori, narrò storie fantastiche e probabilmente inventate sul momento per evitare le punizioni corporali a cui il reverendo Parris l’aveva abituata. Disse che il Diavolo era andata da lei, di come si fosse deisa a servirlo, iniziando a torturare le ragazze.

Da notare che, appena iniziò la narrazione, il pandemonio in aula, generato dalle presunte crisi isteriche delle ragazze, cessò.

Disse di essere anche volata a un sabba e di aver incontrato delle streghe provenienti da Boston e da altre parti. Le forme di Sarah Osborne e Sarah Good, e di altre di cui non conosceva il nome, le avevano ordinato di tormentare le bambine, anche Elizabeth, a cui era molto legata.

Gli abitanti di Salem si sentirono sollevati per l’arresto di una strega, ma iniziarono ad interrogarsi su chi potessero essere le altre.

witch house

Witch house di Salem: era l’abitazione di uno dei giudici del processo, ora trasformata in un museo

Nel frattempo, le bugie, gli inganni e le ingiurie delle ragazze continuarono senza sosta: una di esse, nel corso di una seduta del processo, arrivò ad indicare la finestra dicendo che riusciva a vedere le streghe che si raccoglievano in quello stesso istante per un sabba sul prato antistante la Casa delle Adunanze. Gli astanti erano terrorizzati, il clima di psicosi aumentava sempre più.

Ann Putnam identificò in una strega Rebecca Nurse, da tutti considerata una santa donna. Anche l’inflessibile John Hathorne, uno degli inquisitori, parlò in termini gentili a Rebecca quando gliela condussero dinanzi: era una donna molto anziana e sorda, madre amata di quattro maschi e quattro femmine; rispose alle domande che le venivano poste protestando la propria innocenza. La sua sincerità era tale che, nonostante il vociare delle ragazze, sembrò che il caso contro di lei venisse chiuso. Poi la voce della madre di Ann Putnam si levò sopra tutte: “Non ti sei portata appresso l’Uomo Nero?” Non mi hai minacciato di strapparmi l’anima dal corpo, ripudiando con parole oscene e orrendamente blasfeme il Signore Iddio benedetto?”. “Mio Dio aiutami!”, gridò Rebecca e tese le proprie mani in segno di sgomenta costernazione. Al che le fanciulle presenti tesero anch’esse le loro mani e da quel momento presero a copiare esattamente ogni gesto che la prigioniera faceva. Gli spettatori cominciarono a nutrire dei dubbi sulla innocenza di Rebecca, e la corte concluse che aveva stregato le bambine davanti ai loro occhi.

È evidente, quindi, come in questa vicenda, in questo clima di diffidenza generale e di terrore sempre crescente, non venisse risparmiato nessuno dall’accusa di stregoneria.

La cosa che suscita ancora più sgomento pensandoci consiste nel fatto che tutto nasce dalle fantasie e dagli isterismi forse autoindotti di un gruppo di ragazzine.

Le proporzioni del caso erano nel frattempo aumentate e si erano allargate a tutta la colonia del Massachusetts, tanto che l’11 aprile la sede del processo fu spostata a Salem Town e i membri della corte aumentarono; tra questi c’erano anche dei pastori. Abigail Williams accusò George Borroughs, ex-pastore del village che al tempo dei fatti si era trasferito nel Maine, dichiarando che era uno stregone e che aveva provocato lui i casi d’isteria che colpivano le adolescenti. Borroughs fu dunque convocato per essere interrogato.

Benché ad aprile le carceri fossero piene di sospetti, non era stato ancora possibile iniziare nessun processo: il Massachusetts era infatti privo di un governatore dal 1689 e la legge prevedeva che senza un’autorità ufficiale non vi era possibilità di iniziare un procedimento penale. Durante la detenzione, oltre a Sarah Osborne morì anche la figlia appena nata di Sarah Good; altri carcerati, invece, si ammalarono. Alla fine del mese di maggio, per volere addirittura del re di Inghilterra giunse a Salem il Governatore Sir William Phips per avviare le udienze del processo. La corte era composta da sei membri nominati da lui e presieduta dal vice governatore William Stoughton.

Il primo processo si tenne il 2 giugno e si concluse con la condanna a morte per impiccagione di Bridget Bishop, che fu giustiziata il 10 dello stesso mese (il luogo dove si svolse l’esecuzione è oggi noto come witches’ hill, la collina delle streghe). La seconda seduta ebbe luogo il 29 giugno e vennero processate cinque donne, tutte condannate a morte. Il 5 agosto si tennero altri sei processi che ebbero come verdetto anche in questo caso altrettante condanne a morte, di cui però solo 5 vennero eseguite (Elizabeth Proctor era incinta e l’esecuzione fu rinviata). In quei giorni si tenne anche il processo di George Borroughs che si difese strenuamente in aula e terminò recitando il Padre Nostro; anch’egli fu condannato a morte.

All’inizio di settembre altre 6 persone vennero condannate alla pena capitale; una condanna fu però sospesa, mentre un’altra persona riuscì a evadere dal carcere e fuggire: quindi, in totale, vennero eseguite 4 condanne. Il 17 settembre si tenne l’ultima udienza della corte in cui vennero condannate all’impiccagione 9 persone, anche se in 5 casi venne commutata la pena. Il 19 settembre il contadino ottantenne Giles Corey, marito di Martha Corey, fu torturato fino alla morte: in segno di protesta era rimasto in silenzio durante il suo processo: non voleva infatti riconoscere la validità della corte. Fu sottoposto quindi a una tortura prevista in questi casi nel diritto penale inglese: venne sdraiato a terra e gli vennero posti dei pesi sul corpo in modo da schiacciargli il torace e costringerlo a parlare. Corey rimase in silenzio e morì soffocato.

Il 22 settembre fu il giorno delle ultime esecuzioni: una leggenda racconta che, mentre il carro che trasportava i condannati si dirigeva verso il patibolo, una ruota si infilò in una buca nel terreno; le ragazze ritenute vittime del maleficio che assistevano alla scena gridarono che il diavolo stesse cercando di salvare i suoi seguaci. Con una sola eccezione, tutti coloro che furono dichiarati colpevoli di stregoneria vennero condannati a morte: infatti, i condannati che si riconoscevano colpevoli e avevano fatto i nomi di altri sospettati non furono giustiziati. A causa della gravidanza l’esecuzione di Elizabeth Proctor ed anche di un’altra accusata fu posticipata fino al parto. Nell’arco di quattro esecuzioni del corso dell’estate, furono impiccate 19 persone (fra le quali un parroco e un poliziotto che si era rifiutato di continuare ad arrestare i sospettati di stregoneria), di cui almeno tre persone fino ad allora ben stimate della comunità.

Sei delle persone giustiziate erano uomini; le altre erano per lo più donne anziane, che vivevano in condizioni di povertà estrema. Durante il processo contro le streghe a Salem non vennero effettuati i raccolti e i bovini furono abbandonati, i mulini restarono fermi, poiché i proprietari risultavano scomparsi, il personale era stato arrestato oppure i lavoratori frequentavano le udienze del processo per il puro piacere dello spettacolo. Il processo arrivò presto ad una paralisi dovuta alle numerose proteste che aveva suscitato, mentre restava pur sempre la minaccia degli indiani ad ovest.

Sebbene tra giugno e settembre fossero state giustiziate 19 persone e più di un centinaio fossero state incarcerate, i casi d’isteria nelle adolescenti erano continuati per tutta l’estate. Inoltre il lavoro della Court of Oyer and Terminar avevano suscitato polemiche e molti avevano difeso gli imputati tramite petizioni e testimonianze a favore; soprattutto la procedura usata dalla corte fu oggetto di aspre polemiche.

Inoltre, non tutti concordavano che la causa dei mali delle adolescenti fosse opera di una strega: alcune di quelle ragazze avevano infatti praticato esperimenti di divinazione nelle settimane precedenti al manifestarsi degli attacchi e, poiché la divinazione come altre pratiche magiche era condannata dal Puritanesimo come attività molto affine alla stregoneria, ci fu chi sospettò che il malessere che le colpiva fosse proprio una conseguenza dei loro esperimenti. Un numero minore di persone nutriva giusti dubbi sulla veridicità dei loro attacchi: ci fu chi testimoniò contro di loro dichiarando di averle sentito confessare di aver finto di essere vittima di un maleficio.

La critica più forte venne da alcuni membri della chiesa puritana della colonia, che spinsero il governatore Phips a bloccare i processi: la loro guida era il reverendo Increase Mather, che scrisse un documento in cui contestava apertamente il lavoro della corte. Il documento, denominato “Case of coscience concerning evil spirits personating men” (“Caso di coscienza riguardo agli spiriti maligni che impersonano uomini”) venne firmato dai reverendi più influenti del Massachusetts orientale. Mather era un personaggio molto importante: era stato rappresentante della colonia a Londra ed aveva avuto non poco peso nella nomina di Phips a governatore, quindi le sue critiche ebbero grande effetto.

Agli inizi di ottobre Mather tenne un sermone in cui attaccò aspramente la corte, dichiarando che sarebbe stato meglio se dieci streghe fossero rimaste libere piuttosto che un solo innocente fosse stato condannato ingiustamente. Nel mese di novembre il governatore William Phips decise di sospendere i processi e nei primi mesi dell’anno successivo fu istituita una speciale corte di giustizia per esaminare i casi rimasti in sospeso. Benché essa comprendesse alcuni membri della Court of Oyer and Terminar, Phips aveva limitato i poteri della corte e aveva vietato di emettere condanne sulla base di visioni avute dai testimoni. Alla fine 49 persone ancora detenute vennero assolte, mentre tre furono condannate, ma la pena fu loro sospesa per volere del governatore[11].

A processo concluso, si conta che furono processate 144 persone, di cui 54 confessarono di essere streghe. Le condanne a morte per stregonia eseguite furono invece 19, le esecuzioni furono in totale 20 considerando il caso di Giles Corey. Su tutti gli individui processati, solo 25 abitavano a Salem Village: tra coloro che provenivano da fuori, 17 provenivano da Salem Town, 66 dalle città limitrofe (Andover, Rowley, Topsfield, Ipswich, Lynn e Reading) e 30 da altre 14 località del Massachusetts.

L’estrazione sociale degli accusati era molto varia: per esempio Tituba Indians, la prima persona sospettata, era una schiava indiana, ma i processi coinvolsero anche persone agiate, come George Burroughs, pastore e proprietario di terre in Inghilterra. Con l’estendersi del processo all’intera contea di Essex, molti personaggi noti del Massachusetts del tempo furono accusati: tra questi Nathaniel Saltonstall (consigliere del governatore Phips), due membri del governo provinciale (figli del governatore a riposo Simon Bradstreet) e perfino Lady Phips, moglie del governatore. Personaggi di questa importanza non vennero mai chiamati in giudizio ma solo accusati. I sospettati erano in maggior parte donne: delle 144 persone processate 106 erano donne e 38 invece gli uomini. Anche nel numero delle condanne a morte eseguite la maggioranza era composta da donne (14 su 19).

museo

Museo delle streghe di Salem

Ci sarebbe ancora molto da dire sugli avvenimenti di Salem, e tante pagine sono già state scritte, sia a livello narrativo che storiografico/antropologico, e per una descrizione completa della complessa vicenda si rimanda al magistrale “Le streghe bambine di Salem” di Frances Hill.

Su Salem sono stati scritti moltissimi romanzi, tra i quali si cita, a titolo esemplificativo, “La strega Lois” di Elizabeth Gaskell (1859) basato sulla storia di Rebecca Nurse, una delle donne processate.

Anche il cinema si è occupato da sempre, in svariati film, di ciò che avvenne a Salem in quei mesi deliranti: l’ultimo film, “Le streghe di Salem”, diretto da Rob Zombie, è uscito nelle sale nel 2013, suscitanto, a dire il vero, commenti non molto positivi.

Tra le serie tv, invece, si possono ricordare “Streghe” (le tre sorelle discenderebbero da una delle donne condannate), “The vampire diaries” (dove un’antenata della strega Bonnie ha vissuto a Salem negli anni del processo) e la più recente “Salem”, trasmessa dal 20 aprile 2014, nella quale vengono ricostruiti in chiave horror gli avvenimenti.

Articolo di Giulia Battistotti

Fonti:

-http://www.daltramontoallalba.it/stregoneria/salem.htm

-Hill Frances, Le streghe bambine di Salem, Piemme

-http://www.salem.com/Pages/visitors

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