Aureliano, l’imperatore che salvò l’impero romano.

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Impero romano intorno al 260 d.C.

tra le figure più importanti del terzo secolo d.C. c’è sicuramente la sua. Acclamato imperatore dalle legioni a Sirmium, mentre combatteva le orde di barbari che premevano sulle frontiere dell’impero, Aureliano fu un vero e proprio restauratore dell’autorità romana.

Nel corso del terzo secolo d.C. molti territori si erano autoproclamati indipendenti; le province ad est (Siria e Medio-oriente) erano governate dal regno di Palmira, mentre ad ovest era sorto un regno delle Gallie.

Soprannominato manu ad ferrum, per la considerazione di uomo deciso e rude, prima ancora di tornare a Roma per la conferma della porpora affrontò in battaglia la popolazione dei Lutungi, scesi in Italia attraverso le frontiere sguarnite della Rezia (attuale Svizzera) ed effettuò una spedizione militare contro Vandali ed Iagizi, penetrati nell’impero dopo aver superato la frontiera del Danubio. Ottenute delle brillanti vittorie, dovette nuovamente affrontare i Lutingi subendo però questa volta un rovescio presso Piacenza. Per il panico, dopo 500 anni a Roma vennero letti nuovamente i libri sibillini, così come era stato durante l’invasione nella penisola di Annibale. Aureliano non si perse d’animo e reclutate nuove forze sconfisse nuovamente i Lutungi scacciandoli dalla penisola.

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Giovanni Battista Tiepolo, Aureliano trionfa sulla regina Zenobia.

Stabilizzato il fronte dell’Italia, si dedicò alla regina usurpatrice di Palmira e al suo regno orientale (a cui si era unito anche l’Egitto). Nonostante l’inferiorità numerica, riuscì a batterla in battaglia ed a porre fine alla ribellione di queste province. Proclamato “restitutor orientis”, volle affrontare anche il moto separatista delle Gallie, guidato da Tetrico. Questi era un esponente dell’aristocrazia gallo-romana, il quale aveva preso il comando dopo la scomparsa di Postumo. Messo in difficoltà dalle incursioni e dalle problematiche interne, come la presenza dei Bagaudi (bande di razziatori formate da contadini, briganti, schiavi fuggitivi);Tetrico venne però sconfitto nel 273 d.C. presso i Campi Catalaunici (futuro scenario di scontro tra Attila e il generale romano Ezio) e l’unità imperiale venne ristabilita.

Aureliano, dimostratosi clemente (riabilitò sia Zenobia che Tetrico), potè finalmente far ritorno a Roma dove prese alcune nuove misure politico-religiose: fece identificare la sua persona con il culto del “Sol Invictus” e proclamandosi “dominus et deus”, dando inoltre l’avvio ad un grandioso tempio dedicato al culto. Per difendere la capitale dalle incursioni fece costruire delle poderose mura intorno a Roma, passate alla storia proprio come “Mura Aureliane” ribadendo così anche la centralità della città nel mondo imperiale.

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Le mura aureliane

Dovette tuttavia far presto ritorno sui campi di battaglia per affrontare le nuove incursioni barbariche; una volta ristabilito l’ordine decise di preparare una grandiosa spedizione militare contro il regno dei nemici storici di roma, i Parti. Nel corso del 275 d.C. Aureliano rimase però vittima di una banale congiura, ordinata da un semplice funzionario accusato di corruzione. Dopo la sua morte, cosa straordinaria per tempi in cui era sempre l’esercito a decidere l’elezione imperiale, fu il senato a prendere l’iniziativa il quale elesse il senatore Claudio Tacito, il cui regno si concluse tuttavia già nell’anno successivo.

Aureliano fu sicuramente uno degli ultimi imperatori rappresentati la vecchia idea di impero romano. Nonostante nella sua figura siano già riscontrabili i cambiamenti in atto come ad esempio l’orientalizzazione della figura imperiale e la diffusione dei culti religiosi orientali, cercò di far restar in vita le antiche istituzioni imperiali senza volerle modificare. Verso la fine del terzo secolo emergerà al contrario una figura importantissima e rivoluzionaria, ovvero quella di Diocleaziano, la cui opera riformatrice unita a quella di Costantino darà vita ad una compagine imperiale nettamente diversa rispetto a quella precedente.

Articolo di Stefano Borroni

fonti: 1)Collana “La storia”, dall’impero romano a Carlo Magno, la biblioteca di Repubblica.

2)Declino e caduta dell’impero romano, Edward Gibbon

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