Prima guerra mondiale: Il centenario dello sbarco di Gallipoli

Nella giornata del 25 aprile, dove nei pressi di Ypres venivano usati su larga scala i gas per la prima volta, sul Fronte Orientale gli Alleati lanciarono un attacco sulla Penisola dei Dardanelli, contro l’Impero Ottomano: tale offensiva viene ricordata oggi come la Battaglia dei Dardanelli o Sbarco di Gallipoli.

Per lo sbarco erano state scelte due zone diverse: Capo Helles, nell’estremità meridionale della penisola e una più a nord, sulla costa opposta alla città di Maydos, situata all’interno dello stretto. Le truppe a sud avrebbero dovuto cogliere di sorpresa i turchi e respingerli verso Maydos, schiacciando le truppe avversarie tra i due contingenti.

Per realizzare questa manovra i soldati australiani e neo-zelandesi, sotto il dominio coloniale britannico, sarebbero dovuti sbarcare all’alba sulla ‘Spiaggia Z’, a Gaba Tepe, situata a nord della penisola e rivolta al mare aperto. Tale località e Maydos, infatti, erano separate nell’entroterra da territorio quasi del tutto pianeggiante, facile da attraversare. Tuttavia, a causa di errori di navigazione, i soldati vennero fatti sbarcare un km e mezzo più avanti rispetto a Gaba Tepe, finendo ad Ariburnu, villaggio sovrastato da scogliere scoscese. Il comandante Dix, che comandava le truppe del primo sbarco, accortosi dell’errore, gridò: “Dite al colonnello che gli imbecilli ci hanno scaricato un chilometro e mezzo troppo a nord!”
Nonostante ciò, le truppe dell’ANZAC (Australian and New Zealand Army Corps) incontrarono, almeno inizialmente, pochissima resistenza. Una batteria turca prese di mira i soldati sul litorale, i quali si spaventarono e preso a correre verso l’interno, dove caddero tra i colpi dei soldati turchi. Tuttavia, nel pomeriggio, le truppe dell’ANZAC misero in fuga i turchi dal promontorio di Çunukbahir, che sovrastava la zona di sbarco, verso l’interno.

Il generale Mustafa Kemal, futuro primo presidente della Turchia ed eroe nazionale, ordinò ai soldati in fuga (sebbene avessero segnalato la mancanza di munizioni) di innestare la baionetta, stendersi e attendere l’attacco avversario e di non far passare i nemici ad ogni costo. Le truppe dell’Anzac, vedendo i turchi sdraiarsi a terra con le baionette innestate, li imitarono, facendo guadagnare tempo al generale Kemal, che richiamò il suo migliore reggimento, situato nei paraggi. Egli, dopo aver fatto posizionare tale reggimento in prossimità della scogliera, avendo quindi visuale libera sulle truppe dell’ANZAC che risalivano il crinale, diede ordine di fare fuoco. Non solo: montò e maneggiò personalmente una posizione di artiglieria, sfidando il fuoco avversario. Sapeva che se non avesse tenuto la posizione l’offensiva degli Alleati avrebbe potuto provocare danni gravissimi.

Venne ordinata una ritirata turca per rinforzare il contrattacco e tre reggimenti, due arabi e uno turco, si unirono al generale Kemal. Per tutta la giornata i cruenti scontri andarono avanti, con gli australiani bloccati a due terzi del pendio. I turchi continuavano a lanciarsi contro le posizioni dell’Intesa, inutilmente: arrancando e inciampando nei corpi dei compagni, venivano falciati dalle mitragliatrici. Nel frattempo, una fitta colonna di australiani feriti, che si ingrossava sempre di più, scendeva verso la zona dello sbarco.

Al calar delle tenebre, i due schieramenti erano esausti. Kemal esortava le truppe a cacciare gli avversari in mare, nonostante la strenua resistenza di questi ultimi; nelle fila opposte, invece, il comandante del corpo di spedizione neozelandese, il generale Birdwood, tramite un dispaccio, riferì al comandante supremo, Sir Ian Hamilton, che tenere la testa di ponte non avrebbe avuto senso, visto anche le gravi perdite e il basso morale delle truppe, le quali venivamo spesso beccate a non tenere la linea e girovagare per la zona per riposarsi. Hamilton rispose al telegramma dicendo: “Le notizie sono molto gravi. Ma non potete far altro che scavare le trincee e tenere duro.” Hamilton sostenne, dopo aver riferito prematuramente che l’operazione era andata a buon fine, che la truppe sbarcate più a sud il giorno dopo avrebbero dovuto allentare la pressione sul corpo dell’ANZAC. A seguito degli avvenimenti di quel giorno, la previsione risultò avventata.

Infatti, a Capo Helles, a sud della penisola, la situazione fu anche peggio. Erano stati disegnati cinque punti di sbarco, indicati in codice rispettivamente come “spiagge S, V, W, X e Y”. Due di queste spiagge furono teatro di un massacro.

Sulla spiaggia W scesero i fucilieri del Lancashire, che si erano guadagnati la fama di “soldati formidabili” poco più di un secolo prima, nel 1811, quando combatterono contro le truppe napoleoniche in Spagna. Convinti che il cannonnegiamento navale avesse abbattuto la maggior parte delle difese e dei reticolati, facendo fuggire i nemici, le truppe inglesi vennero caricate sulle lance e mandate a prendere la spiaggia. Ricorda il capitano Raymond Willis: “Quella che vedevamo, mentre ci avvicinavamo in barca, avrebbe potuto essere una terra deserta; poi, pam! Il capovoga della mia lancia cadde riverso fra lo stupore rabbioso dei compagni, e scoppiò il pandemonio. Soldati e marinai cercarono disperatamente di sfuggire alla gragnola di pallottole che pioveva sulle imbarcazioni da un capo all’altro del litorale.” Infatti, contrariamente alle aspettative, il cannoneggiamento navale non ebbe gli esiti desiderati: moltissimi reticolati di filo spinato erano ancora intatti e i altrettanti soldati turchi sopravvissuti attendevano nel silenzio, accucciati nelle loro postazioni, il momento adatto per prendere il nemico di sorpresa.

Le lance erano piene di uomini, i quali avevano uno zaino pesante 30kg e il fucile sulla spalla. Cercando di sfuggire dalla pioggia di proiettili, essi si tuffarono in acqua, molti dei quali dopo essere stati colpiti. Toccò una sorte peggiore: a causa delle ferite e dell’eccesivo peso, molti feriti annegarono. Quei pochi che riuscirono a raggiungere la spiaggia persero la vita o per colpa del ‘fuoco amico’, dovuto ai tiri troppo corti della marina inglese, oppure per le pallottole nemiche. Ne è testimone il capitano Clayton, uno dei pochi ad essere riuscito a sbarcare assieme ai suoi uomini. Ricordò di aver “urlato al soldato che mi seguiva di segnalare [il tiro corto], ma egli mi gridò di rimando: ‘Mi hanno colpito al petto!’. Allora mi accorsi che tutti erano stati colpiti.”

Quando finalmente la spiaggia fu conquistata, dei 950 soldati designati per sbarcare, 6 ufficiali e 254 erano morti, mentre i feriti ammontavano a 283. Più della metà degli uomini era fuori combattimento. Ma non invano: quella mattina, per il coraggio dimostrato, i Lancashire Fusilier furono insiti di ben 6 Victoria Cross, la massima onorificenza dell’Impero Britannico. Una fu assegnata al capitano Willis e un’altra ad un soldato semplice, W. Keneally, il quale morì qualche tempo dopo a Malta per le ferite riportate. Quella tragica giornata fu l’origine del motto che cominciò a circolare nei Lancashire: “Six V.C. Before Breakfast”, ovvero “Sei Victoria Cross prima di colazione”.

Nel frattempo, sulla spiaggia V due battaglioni irlandesi e uno degli Hampshire, per un totale di 2000 uomini, attendevano silenziosamente in una nave carboniera fatta arenare appositamente, denominata “River Clyde”. Era stato costruito un ponte di chiatte affinché i soldati potessero arrivare alla spiaggia, ma dalle alture sovrastanti, non appena uscirono allo scoperto, numerose scariche di armi nemiche si riversarono verso il mare. Di più: si aggiunse al fuoco anche una batteria tedesca nascosta tra le rovine del forte di Seddulbahir, che era stato distrutto dai bombardamenti navali mesi prima. Il fuoco era così intenso che lo sbarco dovette proseguire a tenebre calate poiché ovunque i soldati della prima ondata provassero a muoversi, venivano uccisi con una rapidità tale che il comando pensò di sospendere l’operazione. Quando i turchi vennero costretti alla ritirata, oltre la metà dei soldati sbarcati era morta o ferita.

Quella mattina furono assegnate altre sei Victoria Cross: ad un comandante della Marina britannica, un sottotenente, a due cadetti e a due marinai.
Sulla spiaggia W seguì un altro dramma. Scrive un infermiere: “C’erano uomini senza gambe e senza braccia, dai crani spaccati fuoriuscivano le cervella e dai petti squarciati spuntavano i polmoni; molti avevano la faccia spappolata e sarebbero stati, io credo, irriconoscibili per i loro stessi amici… “. L’attività delle lance mediche era intensissima.

Fortunatamente, le altre tre spiagge – S, X e Y – erano praticamente indifese. Un prigioniero turco riferì che nella zona c’erano un migliaio di soldati: ciò scatenò il panico e mosse gli Alleati a scavare trincee. In realtà, il prigioniero si riferiva ad una zona più a nord, vicino a dove l’ANZAC era sbarcata. Quando altri prigionieri confermarono questo fatto, non furono creduti. Ciò portò ad un gravissimo errore tattico da parte degli Alleati che, se avessero dato retta ai prigionieri, avrebbero potuto conquistare il villaggio di Kritia e le alture di Aci Baba senza troppe difficoltà, rispettando gli obbiettivi prefissati e guadagnando un notevole vantaggio tattico. Non lo fecero e ciò costò la vita ad altre centinaia di soldati i giorni successivi, senza ottenere alcun successo. Le trincee per i turchi e gli Alleati divennero una realtà come sul Fronte occidentale.
Tuttavia, lo sbarco poteva dirsi sostanzialmente riuscito: nonostante l’incompetenza e la confusione del comando alleato che vanificarono in gran parte l’eroico sforzo degli uomini, le truppe avevano creato una testa di ponte e piccoli parti della penisola erano sotto il loro controllo. Gli Stretti rimasero, per tutta la durata della guerra, sotto il controllo turco, senza mai venire minacciate da assalti di fanteria. Il successo, sebbene a costo di grandi perdite, fu tale a far sottoscrivere all’Italia, segretamente, un patto con la quale essa si sarebbe impegnata ad entrare in guerra entro un mese a fianco degli Alleati: era il ‘Patto di Londra’, firmato nell’omonima città la notte del 26 aprile 1915.

Articolo di Lorenzo Naturale

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