TRA PICKELHAUBE E STAHLHELM, SIMBOLI DEL MILITARISMO GERMANICO

All’inizio della Grande Guerra gli eserciti avevano ancora, per impostazione, tattica ed equipaggiamento, influenze dal secolo precedente, nonostante gli sviluppi tecnologici in campo bellico. Basti pensare alle divise francesi del 1914, con ancora i pantaloni tinti in rosso sgargiante… oppure ai particolari elmetti chiodati tedeschi, chiamati in tedesco “Pickelhaube”, ovvero “elmo chiodato”. Il nome ufficiale era, invece, “Helm mit Spitze”, ovvero “elmo a punta”.

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L’elmetto come lo conosciamo oggi nacque nel 1842, quando il re Frederick Wilhelm IV di Prussia lo fece adottare per la maggior parte della fanteria prussiana. L’elmo era molto simile a quello della fanteria russa di quell’epoca, anche se non è chiaro se fosse un’imitazione, un’invenzione parallela o se entrambi gli elmi, sia quello russo che quello tedesco, avessero origine dai corazzieri napoleonici.

Tuttavia, all’inizio della guerra di Crimea la Russia smise di usarlo, concedendone l’utilizzo solo a piccoli reparti specifici; col passare del tempo, gli altri principati tedeschi adottarono il pickelhaube. A partire dalla metà del XIX secolo, molte altre nazioni adottarono il pickelhaube, soprattutto nell’America Latina e in Svezia, dov’è tuttora usato dalla Guardia d’Onore del Palazzo Reale. Il pickelhaube influenzò anche gli elmi coloniali di altre nazioni. Anche gli Stati Uniti tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX imitarono l’elmetto prussiano.

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Inizialmente, il pickelhaube era fatto in cuoio bollito e rinforzato con placche metalliche di color argento o oro, per gli ufficiali. La punta era alta, ma col passare del tempo, per ridurre costi e peso, venne accorciata. Alcuni erano fatti in metallo e venivano indossati soltanto dai corazzieri o personaggi di alto prestigio politico o militare, come nell’emblematica foto del cancelliere Otto von Bismark. Prima della scoppio della Grande Guerra nel 1914, il pickelhaube, per gli ufficiali in alta uniformi ed alcune unità, andava indossato con delle piume. Ciò era possibile poiché la punta dell’elmetto era removibile, al posto della quale veniva avvitato un supporto in metallo per reggere le piume, che potevano avere diverso colore a seconda della funzione.

I pickelhaube si differenziavano anche per l’ornamentale placca frontale, dalla quale si poteva dedurre la provincia o prima4regione di provenienza del reggimento. Oltre a ciò, dietro alle placche di attacco del soggolo (il laccio con il quale l’elmo viene assicurato alla testa), vi erano due rotonde coccarde colorate, una destra e una a sinistra: la prima aveva i colori della bandiera nazionale (nero, bianco e rosso), mentre, quella sinistra, i colori della provincia: nero e bianco per la Prussia, blu e bianco per la Bavaria… etc. Esistevano dei pickelhaube di forma diversa, generalmente indossati da unità particolari, come gli Ulani o gli Jäger. Le unità di artiglieria erano solite portare sull’elmetto, invece della punta, una sfera, rimandando, per l’appunto, alle palle di cannone.

guerra5Ma questo elmetto, nato come lo conosciamo oggi nell’Ottocento e progettato per la guerra dell’epoca, non poteva vivere per sempre. Con lo scoppio della Prima Guerra mondiale nell’agosto del ’14, esso ricevette una serie di modifiche. Innanzitutto, per diminuirne la visibilità, già dal 1892 venne prodotto una copertura in tela di colore marrone chiaro, denominata Überzug, che nel 1916 cambiò colore a feldgrau, “grigio da campo”. Tale copertura veniva applicato sull’elmo per ridurne la visibilità e coprire le placche ornamentali, le quali riflettevano la luce. Il numero di reggimento veniva segnato in rosso sulla parte frontale. Nel 1914, il colore del numero del reggimento passò da rosso a verde per ridurne ulteriormente la visibilità a quasi tutte le unità, mentre nel 1915, gli elmetti dei soldati di linea erano sprovvisti del numero e l’Überzug veniva attaccato all’elmetto con una cinghia in pelle.

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Ciò non bastò a far rimanere in servizio a lungo il pickelhaube. Col passare del tempo, essendo fatti in cuoio bollito, la Germania finì le sue risorse e dovette fare costose importazioni dall’America Latina. Tuttavia, la spesa era ingente, per cui l’Alto Comando diede l’ordine di produrre l’elmetto usando materiali più economici. La picca posta sull’estremità superiore fu resa mobile al fine di essere svitata quando i soldati si trovavano in prima linea. Ma, cosa più importante di tutte, il pickelhaube, come i copricapi indossati dai soldati delle altre fazioni, non offrivano alcuna protezione né dalle pallottole né dai terribili shrapnel, bombe che esplodevano in aria scagliando palle di piombo a grande velocità sulle trincee sottostanti. Dalla carneficina della battaglia di Verdun del 1916, l’elmetto venne gradualmente sostituito dall’introduzione di uno nuovo, che diventerà un altro simbolo della Germania, specialmente nella Seconda Guerra Mondiale: lo Stahlhelm.

Questo nuovo elmo, realizzato interamente in acciaio, verrà adottato anche dall’Impero Austro-Ungarico e quello Ottomanoguerra7, i quali lo produrranno pur con qualche piccola differenza. Il Dr. Friederich Shwerd, dell’Istituto Tecnico di Hannover, analizzò le ferite dei soldati, le quali erano per la maggior parte concentrate sul capo. Egli ipotizzò che i soldati dovessero avere protezioni migliori e raccomandò la creazione di elmi in acciaio e nel tardo 1915 i primi Stahlhelm vennero testati e quindi provati dal 1° Battaglione d’Assalto. Pare che l’elmo abbia ridotto la mortalità dei soldati del 70%. Parla il tenente Walter Schulze dell’8ª Compagnia del 76º Reggimento fanteria della riserva, che lo provò nella Battaglia della Somme, il 29 luglio 1916:

«.. Improvvisamente, con un gran colpo metallico, fui colpito alla fronte e caddi per la botta sul fondo della trincea… una palla di shrapnel aveva colpito il mio elmetto con grande violenza, senza forarlo ma sufficientemente forte da imprimervi il proprio morso. Se avessi portato un berretto, com’era normale fino a pochi giorni prima, allora il Reggimento avrebbe avuto un caduto in più.»

Sebbene l’elmo avesse notevolmente migliorato l’aspettativa di vita dei soldati al fronte, esso non era privo di difetti: innanzitutto era pesante e costoso da produrre, poiché, oltre alla forma, era fatto con una lega di silicio/nikel, dovendo quindi essere formato su stampi scaldati ad alte temperature. Inoltre, i corni ventilatori facevano entrare il freddo durante l’inverno e le ampie falde laterali creavano un’eco dei suoni all’interno dell’elmetto oppure rendevano più difficile la percezione delle distanze dai suoni.

Le versioni successive subirono delle modifiche. Originariamente lo stahlhelm era dipinto in feldgrau, ma gli altri Imperi Centrali modificarono il colore a seconda delle esigenze, come per l’Austria-Ungheria, i quali elmetti, oltre avere il sottogola in stoffa e i rivetti corrispondenti più in alto, erano di colore marrone. I soldati erano soliti camuffare gli elmetti o cambiarne il colore a seconda della stagione, usando fango, stoffa, foglie e vernice. Nel 1917 apparvero dei camuffamenti in stoffa regolari e il 7 luglio 1918, il generale Ludendorff, tramite una disposizione dall’Alto Comando, autorizza i camuffamenti in vernice, di diversi colori, scelti a seconda della stagione, e separati da una linea di colore nero spessa un dito.

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Sebbene il pickelhaube venne sostituito, gli ufficiali continuarono ad usarlo, alcuni anche dopo la guerra, come il generale (e, successivamente Presidente della Repubblica di Weimar) von Hindemburg. Assieme allo stahlhelm, questi due elmi sono un’immagine emblematica della Germania del II° Reich.

Articolo di Lorenzo Naturale

http://www.kaisersbunker.com/pt/

http://www.pietrigrandeguerra.it/museo-virtuale/elmetti/
http://en.wikipedia.org/wiki/Stahlhelm
http://it.wikipedia.org/wiki/Stahlhelm
http://it.wikipedia.org/wiki/Pickelhaube
http://en.wikipedia.org/wiki/Pickelhaube

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