Le “6 lezioni sulla storia” di Carr. Una didattica della storia

Edward Hallett Carr, nato a Londra nel 1892 e morto nel 1982, è stato uno degli storici più importanti del ‘900. A lui si deve uno dei libri principali sulla storia, un testo che è poi un riassunto di una serie di lezioni accademiche tenute dallo stesso Carr. Le “6 lezioni sulla storia” sono un passaggio fondamentale per ogni storico, un momento di transizione obbligatorio nella formazione critica che ogni individuo che affronti la storia deve possedere.

Il libro si apre con una nota di speranza positiva verso il futuro. La pubblicazione è del 1961 e il mondo si trova davanti a trasformazioni eccezionali: la fine della seconda guerra mondiale, il tramonto dell’impero britannico, la de-stalinizzazione e la distensione, il boom economico.. La seconda edizione, che purtroppo non fu mai completata, si apre con una impostazione completamente diversa: nella prefazione egli afferma come la visione positiva che si poteva avere negli anni ’60 non può essere mantenuta agli inizi degli anni ’80 poiché sono intervenuti una serie di fenomeni che hanno incrinato l’equilibrio: il pericolo di distruzione atomica, la crisi economica dei Paesi industrializzati, la violenza politica e il terrorismo..

Partendo da questa prima analisi e contestualizzazione, vediamo cosa ci dice più di preciso Carr.

La domanda che bisogna porsi all’inizio di un libro che parla di storia è, ovviamente, ‘che cos’è la storia‘. La risposta verrà data alla fine del capitolo ma Carr procede in senso cronologico, analizzando i diversi modi con cui la storia è stata concepita nel corso del tempo. L’800 è stata quella che possiamo definire ‘età d’oro dei fatti’ (valga per tutti l’affermazione di John Edward Acton: “la nostra Waterloo dev’essere tale da soddisfare i francesi come gli inglesi, i tedeschi come gli olandesi”). Per questi autori lo storico non deve interpretare i fatti ma solamente metterli in fila, seguendo un ordine cronologico e riducendo il proprio lavoro a quello di un enciclopedista. Carr critica questa impostazione con due riflessioni: i fatti storici sono la ‘materia prima’ della storia ma non sono la storia vera e propria (1° critica) e i fatti storici sono stati precedentemente selezionati dallo storico, quindi hanno subito l’interpretazione dello storico (2° critica).

Ecco, l’interpretazione. La ‘linfa vitale della storia’. Qui Carr riprende tutta una tradizione storiografica che poggia le proprie basi in Benedetto Croce e Robin George Collingwood e afferma la sua grande teoria (che è, sostanzialmente, il concetto su cui si basa tutto il libro):

“..la società, tramite la cultura e l’ideologia, influisce sull’individuo e modifica il modo di pensare e di ragionare dell’individuo stesso. Pertanto, prima di analizzare un fatto, bisogna analizzare lo storico che ne parla (per capire perché ha dato tale interpretazione) e prima di analizzare lo storico bisogna comprendere la società in cui egli vive (per capire come essa ha influenzato il suo modo di ragionare) ”

Valga su tutto l’esempio di un storico tedesco come Friedrich Meinecke (1862-1954). Basta un pizzico di osservazione per capire come questo autore abbia vissuto alcuni dei periodi più drammatici della storia della Germania contemporanea. E tale esperienza si riproduce nei suoi scritti con esiti diversi:

– a inizio ‘900 sente una profonda fiducia nel nazionalismo politico che poggia le sue basi nella tradizione di Bismarck
– negli anni ’20 è presente una forte angoscia per il destino della Repubblica di Weimar
– negli anni ’30 giunge a formulare una drastica condanna nei confronti del nazional-socialismo di Adolf Hitler

La società influenza l’individuo. Carr sembra ripeterci continuamente queste parole e, prendendo spunto da quel motto filosofico che afferma che ‘non si può entrare due volte nello stesso fiume’, afferma che ‘uno storico non può scrivere due volte lo stesso libro‘. La società lo influenzerà ogni volta in modo diverso.

Procedendo con la lettura scopriamo un altro tema molto caro a Carr: la causalità storica.
La storia si fonda sulle cause.
Erodoto afferma che il suo intento è quello di ‘rintracciare le cause della guerra’. La domanda non è ‘quando’ ma ‘perché’.
Lo storico deve procedere in tal senso: una volta compreso il fatto storico di cui vuole parlare deve ritrovare le cause di questo fatto. Queste cause non sono mai singole ma sempre numerose e complesse e il suo compito è quello di gerarchizzarle, di porre ogni causa in ordine di importanza in maniera obbiettiva (nella consapevolezza che una obbiettività totale è assolutamente irraggiungibile in un processo di analisi storica).

Esempio: il vaso è traboccato. Di chi è la colpa? Qual è la causa? Perché l’acqua è uscita? La colpa è della famosa ultima goccia? Probabilmente no. Tutte le gocce (leggi “cause“) hanno una certa responsabilità nel fatto ed è compito dello storico dare loro la giusta importanza.

Questo è sinteticamente il ragionamento di Carr sulla storia. Un pensiero appassionante che ha lasciato un segno indelebile nella nostra cultura storiografica.

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