è giusto paragonare l’emigrazione moderna all’età delle invasioni barbariche?

Di fronte alle terribili immagini che ci provengono dalla Turchia e in generale dal resto d’Europa, c’è chi parla di accoglienza e chi invece pone un freno, paragonando l’arrivo dei migranti alle antiche incursioni barbariche. Quanto è giusto il paragone? Si può parlare di invasione o il fenomeno è del tutto nuovo e va valutato sotto una luce diversa?

Ha scritto Patrick Howart: “”la combinazione dei cambiamenti climatici, del fascino dell’impero, sfociò in una migrazione di massa verso l’Europa occidentale che probabilmente non aveva precedenti e che non si sarebbe ripetuta fino alla fine del ventesimo secolo, quando improvvisamente l’Europa occidentale è stata raggiunta da milioni di nordafricani ed in misura minore da asiatici”. (P. Howart, Attila Re degli Unni, pag. 23)

Quali sono gli elementi che paiono accomunare le due situazioni, e quali invece divergono? Proviamo ad analizzarli in maniera razionale.

1- l’attrazione dell’impero.

Sia l’impero romano che il moderno mondo occidentale hanno sviluppato una profonda fase di globalizzazione; il loro stile di vita è stato così “esportato” e funge ( fungeva) da richiamo per i disperati che fuggono da guerre, carestie e dittature sanguinarie. Anche i barbari che invasero l’impero non volevano la distruzione delle istituzioni romane, volevano al contrario farne parte, attirati dalla ricchezza di queste regioni e spinti nella loro migrazione dall’arrivo degli Unni.

2 – le guerre

Le popolazioni che oggi giungono sulle nostre coste sono spesso spinti a lasciare la propria casa in cerca di fortuna a causa della guerra e dell’instabilità delle proprie regioni d’origine. L’età delle grandi migrazioni è collegata in egual modo alla discesa dei goti in primis in Europa centrale ed in seguito all’arrivo degli Unni. In maniera simile oggi ci troviamo di fronte a numerosi focolai di guerra e devastazione molto vicini a noi: Siria, Libia, Afghanistan ed Iraq. L’intero medio-oriente è in subbuglio e la ricca e pacifica Europa occidentale diventa un forte elemento di richiamo.

3 – I cambiamenti climatici

Nel corso dei primi secoli dopo la morte di Cristo, l’Europa fu sconvolta da enormi cambiamenti climatici: a nord il clima si fece più freddo e secco, così come in Asia. Ciò spinse alla migrazione molti popoli, ancora prima dell’effetto domino creato dal movimento degli Unni. In tal senso anche oggi in parte le migrazioni sono dovute ad un peggioramento del clima nel Nord-Africa. L’inaridimento e l’avanzare del deserto riduce la ricchezza di quei territori che nell’antichità erano considerati “granai di Roma” come ad esempio l’Egitto; un fenomeno che riguarda in buona parte alcune aree del nostro meridione.

4 – Basso tasso di natalità in occidente

Nell’impero romano, durante gli ultimi secoli, era in corso una crisi demografica ed economica.I barbari erano in genere ben accetti, in quanto andavano spesso a rinfoltire le schiere lasciate vuote dai romani. Numerose tribù furono accolte nell’impero per colonizzare terre incolte e per rinforzare gli eserciti. Il servizio militare era infatti sempre più spesso rifuggito dagli abitanti dell’impero e i diversi sovrani dovettero ricorrere a misure straordinarie per evitare di rimanere senza soldati. Si potrebbe parlare in questo senso di “fanno i lavori che noi non vogliamo più fare”.

5 – crisi identitaria e lotte religiose

Negli ultimi suoi secoli di vita l’impero fu sconvolto da forti tendenze centrifughe sia interne che esterne. Molte provincie premevano per restare autonome, dall’altra la religione cristiana appariva sempre più forte. Gli antichi culti pagani vennero messi al bando mentre molto spesso avvenivano massacri reciproci a sfondo religioso.

Tali elementi dovrebbero portarci a concludere che in effetti l’attuale migrazione è in buona misura paragonabile al tardo antico, se non fosse che ci sono numerosi elementi pronti a contraddire una simile concezione storica:

i barbari erano sempre stati conosciuti dai romani; le loro forze erano state usate per secoli come ausiliarie nell’esercito imperiale. Gli stessi popoli che facevano parte dell’impero erano poi in realtà una moltitudine a cui artificialmente era stata concessa la cittadinanza romana (dall’imperatore Caracalla). Queste popolazioni si erano completamente romanizzate ed integrate, ad eccezione di alcune regioni dove la cultura locale sopravvisse per molti secoli alla conquista romana. La fortuna per molti era semplicemente quella di essere nati al di quà dei confini imperiali, anche se sempre più scoperte archeologiche sembrano confermarci di un confine più permeabile di quello che si pensava in passato. L’influenza di Roma e la sua potenza si estero al di là del suo dominio: il modo di pensare e vivere dei romani si estese ben oltre le frontiere militari.

Le invasioni barbariche non furono poi del tutto mai uguali; a volte delle incursioni limitate, altre erano migrazioni di interi popoli in armi. In questo senso nulla può essere paragonato con il fenomeno odierno. A meno di non voler vedere per questioni ideologiche ogni immigrato come un possibile combattente della Jihad, non si può parlare di invasione. I romani accettavano l’immigrazione come fonte di possibili guadagni; il loro guaio fu quando non riuscirono a controllarla ed a organizzarla. Si trattò ad un certo punto allora di interi popoli in armi che reclamavano terre per sè e ricchi tributi, non di barconi carichi di profughi che sfuggivano dalla guerra.

I barbari che posero fine all’impero d’occidente erano poi più romanizzati di quel che pensiamo: negli ultimi decenni di vita dell’impero, le istituzioni romane furono difese da personaggi di discendenza germanica, stiamo parlando di Stilicone, Oreste, Recimero. Anche l’impero romano d’oriente fu alla mercè dei barbari per diversi decenni.

Una storia senza fine

La realtà è che si tratta di un capitolo nuovo della storia umana, non paragonabile a nessun altro. Se si vuol cadere nella retorica un altro esempio di “invasioni barbariche” potrebbe essere quello dello sbarco degli europei in America, nella colonizzazione europea dell’Africa e dell’Asia. L’uomo si sposta da sempre nel mondo in cerca di fortuna; ce lo dice il nostro recente passato, con i milioni di italiani emigrati all’estero. Lo dice l’archeologia e la paleoantropologia, con le grandi migrazioni che popolarono l’Europa a diverse riprese. In un modo o nell’altro siamo tutti figli d’immigrati.

Stefano B.

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