Quando fu l’ultima volta che Roma tentò di conquistare la Germania?

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La sconfitta di Teutoburgo

Sono molti a credere che l’esperienza romana in Germania si sia conclusa con la battaglia di Teutoburgo. Dopo la perdita delle tre legioni guidate dal generale romano Varo, massacrate in un’imboscata nella selva tedesca nel 9 d.C.; Roma avrebbe infatti definitivamente messo la parola fine al desiderio di espandere i confini in quella che veniva definita “Germania Magna“. Augusto cercò infatti di cancellare per sempre dalla memoria dei romani una siffatta umiliazione, ed ordinò nel suo testamento di non espandere ulteriormente i confini già raggiunti. Una massima che come sappiamo fu pressoché rispettata, se non si fa eccezione per l’occupazione della Britannia da parte di Claudio e la “breve” conquista della Dacia da parte di Traiano.

Germanico, nipote di Tiberio (successore di Augusto), aveva provato pochi anni dopo la disastrosa sconfitta a scendere in armi nella regione. Dopo aver ottenuto l’assenso dell’imperatore, condusse 12.000 uomini nelle foreste germaniche, deciso a riconquistare il terreno perduto fino all’Elba. Mentre muoveva le proprie truppe di terra, una poderosa flotta romana aggirava la linea costiera a nord, pronta a ricongiungersi sull’Elba con le forze del generale romano. Recuperate le insegne delle legioni perdute, seppelliti in fretta e furia i morti e punito Arminio, re dei Cheruschi (principali responsabili della disfatta a Teutoburgo), Germanico riuscì nonostante mille difficoltà ad avere ragione dei germani dopo una guerra durata tre anni e durante la quale, in un campo militare, nacque il futuro imperatore Caligola (chiamato così in virtù dei caligae, i calzari militari usati dai legionari).

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Germania Magna

L’eccessivo successo del generale allarmò però Tiberio, timoroso di un’eccessiva popolarità di Germanico, il quale venne dunque presto richiamato a Roma per celebrare il suo trionfo sui barbari. La vittoria non era completa e Roma non aveva concluso la campagna di annessione della regione; seppure uscito vincitore l’impero non potè reclamare la zona come nuova provincia. Ai giusti sospetti di gelosia di Tiberio vanno comunque in realtà aggiunti diversi elementi come la preferenza per Tiberio di agire attraverso il motto “dividi et impera” ed utilizzando le legioni solo in casi eccezionali. L’erario era una questione delicata per molti imperatori, e inutili e costose guerre potevano spezzare il già precario equilibrio economico. Dopo l’esperienza di Germanico, l’unica espansione che Roma conobbe nella regione fu la conquista della piccola provincia degli Agri Decumates durante la dinastia Flavia (69-96), abbandonata però già nel III secolo in seguito alle guerre civili ed alla pressione barbarica sui confini.

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Statua equestre di Marco Aurelio

L’ultima campagna officiale di conquista nella regione fu lanciata da Marco Aurelio, ironia della sorte uno degli imperatori più desiderosi di pace della storia imperiale. La guerra iniziava, come avvenne più volte nella storia di Roma, come un conflitto difensivo. Molti popoli ( Marcomanni, Quadi e Naristi, Vandali, Cotini, Iazigi, Buri) cercarono di penetrare all’interno dei confini imperiali e diedero vita così alle “guerre marcomanniche“. La risposta dell’imperatore fu rapidissima e nell’arco di pochi anni l’intero fronte tornava alla normalità; alle province romane venivano aggiunte la “Marcomannia” e la “Quadia“. Per questo motivo a Marco Aurelio venne concesso il trionfo e furono dedicate a lui diverse opere monumentali, come il famoso monumento equestre. La campagna a nord del Danubio non venne tuttavia proseguita dal figlio e successore Commodo; questi decise ben presto di giungere a patti col nemico, preferendo ritirarsi dalle regioni vicine e mantenendo a nord del fiume una cintura di stati alleati, posti a protezione dei confini imperiali. Le regioni da poco occupate erano piene di foreste ed acquitrini, difficili da conquistare totalmente e bonificare. Il loro mantenimento sarebbe probabilmente costato più dei benefici ed avrebbe causato maggiore instabilità nell’impero. Era il 182 d.C.

E dopo? Possibile che Roma rinunciò per sempre a campagne di conquista?

In un certo senso si; le casse dell’erario languivano sotto il peso delle ormai numerose legioni necessarie per far fronte sia alle sempre più frequenti incursioni barbariche, sia per la presenza ad oriente di un nuovo nemico: i potenti sassanidi. L’imperatore Aureliano consigliò ad esempio alle città di dotarsi di cinte murarie, conscio del fatto che le forze imperiali non fossero più sufficienti per far fronte a così tanti popoli invasori e tanti pretendenti che reclamavano per sé la porpora imperiale. In un clima simile nessuno poteva sognarsi ovviamente di estendere ulteriormente i confini di Roma quando la priorità era la sopravvivenza stessa di Roma.

In realtà Roma ottenne anche negli ultimi secoli di vita delle conquiste, ma ad Oriente, dove la presa di una provincia assicurava introiti sicuri e non significava al contrario anni di investimenti economici funestati da continue ribellioni. Ciò che sarebbe successo con la conquista della Germania Magna pare chiaro prendendo ad esempio la Britannia, dove a fronte dell’esigua popolazione erano necessarie ben 3 legioni per mantenere la pace. Eppure, nonostante tutto, qualcuno tentò di conquistare ugualmente la Germania. Un nome ai più sconosciuto, quello di Massimino il Trace. Salito al potere dopo la morte di Alessandro Severo, non governò che per pochi anni (235 d.C. – 238 d.C.), e rappresentò uno dei tanti imperatori che si susseguirono durante il cosiddetto “periodo dell’anarchia militare“.

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Busto di Massimino il Trace

Seppur non formalmente con una guerra di conquista, Massimino decise di utilizzare il conflitto (da buon ex soldato) come collante per l’intero impero invadendo la Germania, intenzionato a riprendere l’opera iniziata dal suo predecessore. Utilizzando il ponte di barche da questi costruito sul Reno si spinse in profondità in terra germanica riuscendo a sottomettere momentaneamente la regione. In inverno si acquartierò in Pannonia, da dove aveva intenzione di riprendere nell’anno successivo la conquista della Germania. I fondi erano però insufficienti e decise un ulteriore aumento delle tasse, confiscando ricche proprietà terriere all’aristocrazia. Se il popolo gioiva di fronte alle disgrazie delle classi più alte, dall’altra il Senato cominciò a tramare contro di lui. Infine fu assassinato e della Germania Magna non si seppe più nulla, se non delle incursioni che da li provenivano e mettevano a soqquadro le ricche provincie della Gallia e dell’Illiria. Da qui in avanti l’impero non avrà più la forza, ne la volontà, di intraprendere una guerra ritenuta inutile, costosa ed alto rischio. Non che i romani ai rischi non fossero avvezzi, ma come si vuol dire il gioco deve valere la carta ed a quel tempo la sottomissione della zona comportava più rischi che benefici (al contrario Roma preferì ben presto ritirarsi sulla sponda sinistra del Reno).

Fu così che Roma perse definitivamente la Germania, mentre la Germania perdeva definitivamente Roma. La romanizzazione di questi popoli fu comunque solo rimandata; quando l’impero alcuni secoli dopo crollò, seppure i vincitori dilagarono nelle provincie di quelle che un tempo era stato un loro potente nemico, vennero “sottomesse” alla civiltà romana, non certo con le armi, ma con i costumi e le tradizioni che per tanto tempo avevano avversato.

Stefano B.

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