Il gioco d’azzardo nell’Antica Roma

A dispetto di quanto si possa pensare, alcuni dei moderni vizi, come il dilagante gioco d’azzardo, hanno origini antiche; a Pompei, infatti, nonostante una lex tabularia di età repubblicana cercasse di limitarlo, era davvero molto diffuso. Conferma giunge da preziose testimonianze di carattere archeologico quali una serie di affreschi, tra cui quello riprodotto nel locale VI,10, 1 in Via di Mercurio, che illustra una partita giocata tra salsicce, cipolle ed altri cibi, ed un altro proveniente dalla caupona VI, 14, 36 (osteria), ora al Museo Nazionale di Napoli, raffigurante quattro successivi e significativi momenti di una partita animata, accompagnati da iscrizioni che riportano frasi scurrili e minacciose che i due protagonisti si scambiano, essendo in disaccordo sui risultati; l’oste, allora, vedendo la situazione precipitare, decide di intervenire ammonendoli dal litigare nel suo locale e cacciandoli via.
gioco dei dadi romano

Inoltre è anche risaputo che Augusto abbia perso ventimila sesterzi, una cifra notevole, durante una sola partita, che Nerone sia stato un assiduo giocatore ed, infine, che Claudio abbia addirittura fatto trasformare il suo carro in una sala da gioco, disponendo di un meccanismo avanzato grazie al quale i dadi non si spostavano anche in caso di vie dissestate; quest’ultimo ha anche redatto un vero proprio trattato, purtroppo non giunto sino a noi.
Locande ed osterie rappresentano i principali luoghi in cui i cittadini possono dedicarsi a tale controproducente passione mentre bevono vino e consumano i pasti; ciò induce all’apertura delle cosiddette tabernae lusoriae ossia di vere e proprie case da gioco.

Tra i giochi d’azzardo più apprezzati vi sono gli astragali o aliossi ed i dadi; i primi, consistenti negli ossi presenti nell’articolazione delle zampe posteriori degli animali e prevalentemente recuperati da pecore e montoni, vengono apprezzati in eguale misura da uomini, donne e bambini, ma con una netta distinzione nel loro uso, infatti basti pensare che per i più piccoli equivalgono a gettoni o pedine e possono essere facilmente sostituiti da oggetti di piccole dimensioni (noci, ghiande) da lanciare in aria. Essi, inoltre, sono stati adoperati per predire il futuro, perciò sono spesso inseriti nei corredi funerari o donati alle divinità come offerte votive.
Ciascun astragalo presenta quattro facce, con diversa conformazione, cui sono attribuiti dei valori convenzionali; nel gioco si usano quattro o cinque esemplari che devono essere lanciati in aria e recuperati sul dorso della mano e, qualora il giocatore non vi riesca, egli deve raccogliere quelli caduti senza però perdere gli altri. A questo punto legge il risultato, ottenendo così punteggi più o meno buoni, tra i quali il migliore viene definito “colpo di Venere” ed il peggiore “colpo di cane”. Tale gioco ha goduto di notevole successo tanto che gli astragali sono stati, in seguito, riprodotti nei differenti materiali: terracotta, piombo, marmo, avorio, argento e persino oro.
I dadi , invece, sono realizzati prevalentemente in osso, ma anche in avorio, legno, metallo e riportano sulle facce una numerazione progressiva da 1 a 6; si gioca facendone cadere due o tre da un bussoletto semiconico (fritillus), che mira ad evitare trucchi e bari, e vince chi ottiene il punteggio più alto o chi ha puntato sul risultato pari o dispari dei numeri usciti (par et impar).

Altri giochi, come il ludus latruncolorum ed il ludus duodecim scriptorum,il filetto e le fossette, richiedono, inoltre, l’ausilio della tabula lusoria corrispondente all’ odierna scacchiera, costruita in legno comune o più pregiato (ebano, terebinto), marmo, bronzo. Il primo, definito più brevemente latrunculi, dovrebbe equivalere agli scacchi e deriva dal termine soldato e non necessariamente da ladro, brigante; esso costituisce un gioco di strategia militare, nel quale si fronteggiano due eserciti , schierati sulla scacchiera e guidati da un comandante “bellator”, che cercano di conquistare gli avversari. La rivista “La Grecia e Roma”, nel 1934, ha ricostruito la strategia: “il principio molto importante del gioco era la manovra delle figure atta in modo che esse formassero un gruppo molto legato. La pedina isolata dal resto e circondata dall’avversario metteva in pericolo se stessa e tutte le altre figure dello stesso colore. Questa teoria veniva confermata dalla pratica. Si è scoperto infatti che la migliore tattica era la formazione di solidi gruppi di pedine. L’avversario, però, con un gioco intelligente ed anche sacrificando qualcuna delle proprie pedine, poteva sfondare questa composizione, guadagnando così la libertà di movimento sul retrofronte dell’avversario, ottenendo in questo modo la possibilità di una graduale conquista della fortezza».

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ludus duodecim scriptorum trovato a Kibyra, Turchia, nel novembre del 2014

Il secondo, che letteralmente significa “gioco delle dodici linee”,anche se spesso tali linee vengono sostituite da lettere che formano svariate frasi, consiste nel sorpassare le pedine dell’avversario; ciascuno di questi possiede quindici pedine. Due o più pedine possono occupare la stessa casella, prendendo il nome di “ordinari” e non possono essere prese, mentre quelle singole si chiamavano “vaghi”.
I giochi del filetto e delle fossette sembrano aver avuto le stesse regole. Nel filetto si usa una tabula sulla quale vengono tracciati tre quadrati concentrici, i cui lati vengono divisi in due da linee perpendicolari, fatta eccezione per il quadrato centrale; si usano, inoltre 18 pedine, tra cui nove bianche e nove nere, mentre scopo dei giocatori è quello di disporne tre in fila. Il gioco delle fossette, invece, impiega scacchiere con otto buchette, collocate su due file di cui una ne ha cinque e l’altra tre, ma vi sono casi in cui esse raggiungono un numero pari a dodici; tuttavia non è ancora ben chiaro come funzionasse.
è sorprendente notare che alcuni tra i giochi descritti siano sopravvissuti sino a noi con identiche o diverse denominazioni e regole e come, a partire da essi, ne siano stati ideati altri tramite il ricorso alle moderne tecnologie. Il passato, pertanto, si configura ancora una volta come un fonte inesauribile di spunti pratici e teorici, capaci di influenzare positivamente e negativamente presente e futuro.

Articolo di Alessandra Fiorino Tucci

Bibliografia: E. Cantarella, L. Jacobelli, Un giorno a Pompei. Vita quotidiana, cultura, società, Electa Napoli, 2003;

S. De’ Siena, il gioco e i giocattoli nel mondo classico. Aspetti ludici della sfera privata, Mucchi, 2009

ritrovamento a Kibyra del gioco da tavolo (2014): https://amantidellastoria.wordpress.com/2014/11/22/trovati-giochi-da-tavolo-in-unantica-citta-dellimpero-romano-kibyra/

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