“Tragica alba a Dongo”: il film sulle ultime ore di Mussolini

Dopo ben 65 anni dalla sua realizzazione il film sulle ultime ore di Benito Mussolini nell’aprile 1945 verrà finalmente presentato al pubblico.
Sì, perché questo film-documentario di 37 minuti era considerato “invisibile” da tutti i critici cinematografici: non solo perché si riteneva che la pellicola fosse andata perduta, ma anche a causa dell’allora sottosegretario del governo De Gasperi con delega allo spettacolo, Giulio Andreotti, il quale non concesse il visto di censura al film.

Il film

Così dopo 65 anni “Tragica alba a Dongo” verrà finalmente proiettato al Torino Film Festival, grazie al restauro effettuato dal Museo Nazionale del Cinema dopo il ritrovamento in una cantina austriaca.
La produzione di questo film-documentario, la cui realizzazione durò quattro mesi, fu affidata a due partigiani, Ugo Zanolla ed Emilio Maschera, i quali furono affiancato dallo sceneggiatore Ettore Camesasca e dal giornalista Vittorio Crucillà.

L’impostazione tecnico-registica di “Tragica alba a Dongo” è quella che si può azzardatamente definire “neo-realista”: attori dilettanti, ricerca del vero, ripresa da esterni..
Il cast è talmente misero che solamente Duilio Chiaradia, direttore alla fotografia, poteva vantare un curriculum: per quanto riguarda il resto degli attori, gli interpreti sono gli stessi partigiani che avevano partecipato alla cattura di Mussolini; lo stesso Mussolini è impersonato da un attore che si vede solo di spalle (così come la Petacci); la coppia che ospita i due fuggitivi sono gli autentici coniugi De Maria..

Questioni di prospettiva

Tuttavia è un film che può diventare un’importantissima fonte di studio per appassionati e ricercatori. Quando Andreotti negò la pubblicazione del film nel gennaio 1951, spiegò il motivo della sua decisione con queste parole: “in quanto si ritiene che possa ingenerare all’estero errati e dannosi apprezzamenti sul nostro Paesi“.
Con queste parole invece si è espresso il direttore del Museo del Cinema di Torino, Alberto Barbera: “un documento storico, straordinario ed emozionante, che abbiamo restaurato per il suo grande valore di testimonianza“.

Fonti: Corriere della Sera, La Stampa, Ansa

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