Quando morì John Lennon: 8 dicembre 1980

Quando la macchina si fermò davanti al Dakota, erano le 22 e 50. Uscì prima Yoko, seguita da John, che portava con sé un registratore e delle cassette. Quando Yoko passò, egli le disse: “Ciao”. Quando John gli passò accanto, diede a Chapman un’occhiata dura. Come Chapman disse in seguito: “Mi ha fotografato”.

Un libro bellissimo descriveva con queste parole gli ultimi istanti della vita di John Lennon.
Lennon morì per mano di Mark David Chapman la sera dell’8 dicembre 1980, nel momento in cui stava tornando alla ribalta: a metà novembre, infatti, aveva pubblicato Double Fantasy, un disco molto interessante che conteneva canzoni bellissime, come (Just Like) Starting Over, Watching the wheels e Woman.
L’album precedente (Rock ‘n’ Roll) risaliva al 1975 e dopo quella data John Lennon si era eclissato, si era chiuso in se stesso rifugiandosi nel mondo della droga.

Eppure era tornato alla grande. Dopo gli anni d’oro con i Beatles (1962 – 1970) aveva pubblicati altri sei album, tra cui gli indimenticabili Imagine e Walls and bridges.
Poche ore prima di morire aveva avuto modo di conoscere il suo assassino, l’ossessionato Chapman il quale si era fatto trovare davanti all’Hotel Dakota di New York, dove alloggiava l’ex-beatle, per farsi autografare Double Fantasy.
Casualmente, Paul Goresh fece una foto di quel momento che da lì a poco avrebbe cambiato la storia della musica.

lennon

I primi due colpi raggiunsero Lennon alla schiena e lo fecero girare su se stesso. Due dei tre successivi lo colpirono a una spalla. Uno mancò il bersaglio.

La morte di John Lennon ha lasciato un segno indelebile: tuttora in ogni parte del mondo è facile trovare una statua, un murales, una targhetta che lo ricorda. La sua influenza sui ragazzi degli anni ’60-’70 e su quelli delle generazioni future è incredibile.

daily mirror

La prima pagina del Daily Mirror del 9 dicembre 1980

L’eredità artistica che ci ha lasciato il 40enne di Liverpool è immensa: dalla collaborazione con McCartney, Harrison e Starr sono nati capolavori come Lucy in the sky with diamonds, Help!, Happiness is a warm gun e I’m the walrus.
Come cantate solista ha scritto canzoni memorabili come Jealous Guy, Working class hero e Mind Games.

Concludo questa breve commemorazione di uno dei personaggi musicali più importanti del ‘900 con una delle sue frasi più belle, tratta da quel capolavoro che è Strawberry fields forever (pubblicata nel 1967, sull’album Magical Mstery Tour):

Living is easy with eyes closed,
misunderstanding all you see.
It’s getting hard to be someone but it all works out,
it doesn’t matter much to me.

Guglielmo Motta

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