I PEGGIORI CRIMINI DI GUERRA GIAPPONESI

Tutti conosciamo la tragica fine della seconda guerra mondiale; le due bombe nucleari sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945 e la successiva resa dell’impero nipponico

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La bomba “Fat man”, sganciata su Hiroshima nel 1945

Una decisione che ha sempre diviso sia l’opinione pubblica che quella degli storici, divisi tra chi sostiene che un prolungamento della guerra sarebbe costato altri milioni di morti e chi invece sostiene che il Giappone fosse già prossimo alla resa e l’uso delle testate nucleari (Fat man e Little boy) sia stato solo una dimostrazione di forza degli Stati Uniti all’Unione Sovietica – entrati in un certo senso già nella Guerra Fredda – e dunque condannabile come crimini di guerra.

D’altro canto anche i giapponesi si macchiarono di numerosi crimini di guerra ed inutili stragi durante l’occupazione e l’espansione del loro impero nel Pacifico e in Asia. Vi presentiamo una lista dei peggiori casi:

IL MASSACRO DI NANCHINO

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Conosciuto anche come “stupro di Nanchino” fu perpetuato dai giapponesi ai danni dei cinesi ancora prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.

l’impero del sol Levante aveva infatti invaso la Cina da diversi anni, trovandosi a dover combattere contro le resistenze della popolazione locale. Nanchino, al tempo capitale della Cina, venne catturata dai giapponesi nel 1937. Seguirono stupri, saccheggi, omicidi a sangue freddo.

Le fonti storiche parlano di almeno 300.000 vittime, tra cui moltissimi bambini ed innocenti.

MARCIA DELLA MORTE DI BATAN

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Poco dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Giappone, le Filippine vennero conquistate dai giapponesi (1942). Possedute originariamente dagli Stati Uniti, furono teatro di una vera e propria marcia della morte.

Tra gli 80.000 e i 75.000 prigioneri statunitensi e filippini furono costretti ad una marcia forzata attraverso la giungla. Migliaia di loro morirono nel tragitto a causa della brutalità dei loro “carcerieri” e dalla malnutrizione.

MARCIA DELLA MORTE DI SANDAKAN

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Il teatro è ovviamente sempre il Pacifico, ma questa volta il paese colpito è un altro: l’Australia.

Anche questo paese, in guerra a fianco dei suoi alleati britannici, fu costretto a difendersi dall’espansione giapponese. Sul finire della guerra – maggio 1945 – i giapponesi decisero di trasferire alcune migliaia di prigionieri da Sandakan a Ranau (Indonesia). Solo sei uomini riuscirono, scappando, a sopravvivere. Si tratta del crimine di guerra più grave subito dagli australiani.

IL MASSACRO DELLE INFERMIERE

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lL 12 febbraio 1942, con la caduta di Singapore in mani giapponesi, sessantacinque infermiere  dell’esercito australiano, tra cui suor Vivian Bullwinkel,furono evacuate dalla città assediata sul piccolo piroscafo costiero Vyner Brooke. Oltre alle infermiere, la nave era stipata con oltre duecento sfollati civili e militari inglesi. Aerei giapponesi bombardarono   la nave sovraccarica che affondò rapidamente. I sopravvissuti, caricati sulle scialuppe, furono mitragliati dagli aerei giapponesi, ma alcuni riuscirono a raggiungere l’isola di Bangkaal, al largo della costa di Sumatra. Dodici infermiere australiane furono uccise durante l’attacco alla nave o annegarono in mare.

Indossando i loro bracciali della Croce Rossa, e avendo status protetto come non combattenti per la convenzione di Ginevra, le infermiere avrebbero dovuto essere tratte in salvo. Le loro aspettative si infransero però contro la durezza dei giapponesi. I sopravvissuti furono radunati e ammassati in un edificio. Chiamati a gruppi, vennero tutti fucilati, ad eccezione di un’infermiera che riuscì a sopravvivere e raccontare l’accaduto.

 

 

OMICIDI E CANNIBALISMO

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Sembra che in molti casi i giapponesi si macchiarono di episodi di cannibalismo, come sull’isola di Kokoda.

Come scrive lord Russel, nel suo libro “i cavalieri del Bushido” anche gli alti ufficiali dell’esercito giapponese parteciparono a feste macabre sulla quale grava spesso l’assenza di una giustificazione quale la mancanza di cibo.

Scrive il caporale Bill Hedges, descrivendo una scena orribile:

“I giapponesi avevano cannibalizzato i nostri feriti e i morti. li trovammo con le gambe spolpate, e la carne cotta a metà nei piatti giapponesi

SCHIAVITù SESSUALE

Ben 200.000 donne furono forzatamente arruolate nei paesi occupati dai giapponesi occupati tra il 1931 e il 1945 e costrette a servire come schiave nei bordelli dell’esercito giapponese. L’esercito imperiale descrive queste donne come”donne di conforto”. La maggior parte furono arruolate in Cina e Corea, anche se questa pratica  si è verificata in ogni paese occupato dall’esercito imperiale giapponese.

Una storia di questo genere proviene da una ragazza olandese, Jan Ruff, sopravvissuta alla sua prigionia. Catturata nel 1942, dopo l’occupazione di Java da parte giapponesi, fu costretta a prostituirsi nella sua tarda adolescenza.

Dopo due anni e mezzo in un campo di internamento, le condizioni di Jan Ruff presero una svolta drammatica quando gli ufficiali giapponesi entrarono nel campo dove era rinchiusa e ordinarono tutte le ragazze di età di diciassette anni di fila per l’ispezione. Gli ufficiali giapponesi esaminarono fisicamente ogni ragazza come se fosse un animale messo all’asta in una vendita di bestiame.

Articolo di Stefano Borroni

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