Chi erano i pirati dei Caraibi?

Nell’immagine collettiva i pirati sono legati sopratutto alle innumerevoli rappresentazioni cinematografiche e letterarie; dal famosissimo film Pirati dei Caraibi, sino all’Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

Ma chi erano veramente questi uomini? Perché decisero di dedicare la propria vita alla pirateria? Facciamo per un secondo un passo indietro

Una storia lunga millenni

La pirateria è un fenomeno conosciuto sin dall’invenzione della scrittura. Gli egizi furono attaccati dai “popoli del mare“, la cui provenienza è ancora oggi misteriosa, e la cui attività determinò il crollo di molte civiltà nel Mediterraneo; di fatto i primi pirati di cui abbiamo notizia nella storia.

popoli del mare

Sono i romani però a darci una prima definizione di pirateria, così come la descrive lo storico romano Polibio – : “pirati sono coloro che attaccano senza autorità legale non solo imbarcazioni, ma anche città ed insediamenti”. Lo stesso futuro dittatore Cesare fu catturato dai pirati – riuscendo a vendicarsi una volta libero – mentre la storia repubblicana di Roma è costellata dei tentativi di reprimere questo tipo di attività illecita. Con la fine dell’impero romano e l’inizio del Medioevo, la pirateria conobbe una nuova espansione

Durante questo periodo le attività di pirateria furono operate soprattutto dagli arabi, in contesa con gli europei per il possesso del Mediterraneo anche se tuttavia si contano numerosi pirati anche tra i cristiani. Nel contempo la pirateria conobbe la sua età dell’oro nei mari del nord, grazie alle invasioni vichinghe, cominciate “ufficialmente” nel 793 d.C. con il saccheggio dell’isola di Lindisfarne (Inghilterra).

Anche in estremo oriente i pirati erano conosciuti; Dal XIII secolo, con il decadere del potere imperiale cinese, numerosi signori feudali giapponesi decisero di dedicarsi alla lucrosa attività della pirateria, attaccando le coste continentali.

La nascita della pirateria nelle Americhe

rotta di Colombo

La rotta di Colombo

Mentre nel Mediterraneo continuavano le scorribande dei saraceni – sino alla creazione dei cosiddetti stati barbareschi – e nei mari del nord il fenomeno dei vichinghi svaniva con la cristianizzazione della Scandinavia, la scoperta delle Americhe nel 1492 aprì nuovi scenari per la pirateria.

Generalmente quando si parla di pirati si fa confusione tra coloro che erano corsari, bucanieri o pirati. Mentre i primi erano autorizzati dai diversi stati europei a compiere atti di saccheggio, attraverso la concessione di una patente di corsa, i secondi e i terzi devono essere considerati in un certo senso pirati in senso più stretto. Più avanti vedremo la vera distinzione tra questi tipi.

pirata_barbarossa.jpg

Il pirata barbarossa, Kharyr al-Din Barbarossa, corsaro ed ammiraglio della flotta ottomana dal 1533, fece razzie in tutto il Mediterraneo, colpendo in particolare le coste italiane

La “guerra fredda” sui mari – I corsari

La spedizione di Colombo era stata finanziata dai reali di Spagna; per questo motivo furono proprio gli spagnoli a giungere per primi in America e a colonizzare il nuovo mondo, conquistando ben presto una posizione di preminenza sulle altre nazioni europee nel continente e che durò sino agli inizi del 1600.

trattato di tordesillas

La “divisione del mondo coloniale” tra spagnoli e portoghesi secondo il trattato di Tordesillas

Le altre potenze non rimasero però con le mani in mano e cercarono di organizzare spedizioni in cerca di terre non ancora scoperte. Mentre Spagna e Portogallo si accordavano sulla spartizione delle terre appena scoperte (Trattato di Tordesillas – 1494) l’Inghilterra cercò da subito di mettere i bastoni tra le ruote alla casa reale spagnola, finanziando segretamente attività di pirateria ai danni delle navi mercantili iberiche, seppure le due nazioni non fossero affatto in guerra.

Un nome passando alla leggenda è quello di Sir Francis Drake, il quale ricevette la patente di corsa dalla ancor più famosa regina Elisabetta. In senso stretto in tal caso non è corretto parlare di pirateria; gli storici parlano infatti di “guerra di corsa” per distinguerla dalla pirateria comune, mentre i marinai in questo caso assumono la famosa denominazione di corsari.

Se di fatto l’atto compiuto era lo stesso, non lo era di certo il fine. Mentre in genere la pirateria colpiva infatti tutte le nazioni, i corsari agivano per conto di una determinata nazione. Ben presto anche gli altri paesi (Francia e Olanda in primis) si dotarono di questo strumento: sia per arrecare danno alle nazioni avversarie, sia per proteggersi dagli attacchi nemici.

Francis_Drake

Francis Drake

La guerra di corsa potrebbe essere paragonata in un certo senso ad una guerra fredda sui mari; le attività dei corsari erano infatti costanti, anche in tempo di pace.

I bucanieri e l’età dell’oro dei pirati

bucaniereErroneamente oggi sono conosciuti come sinonimo di pirati; nella realtà dei fatti erano qualcosa di leggermente diverso. Il termine deriva da un termine di una lingua indios –  l’Arawak – “Buccan” che descriveva una graticola di legno sulla quale veniva fatta affumicare la carne dai cacciatori di frodo francesi sull’isola di Hispaniola (un processo necessario per conservare la carne, in assenza di sale ed ovviamente di frigoriferi)

Cacciati dall’isola si rifugiarono a Tortuga, chiamata così perchè a forma di tartaruga; gli spagnoli tentarono nuovamente di cacciarli anche da qui nel 1630, ma a questi si aggiunsero volontari ed avventurieri provenienti da diversi paesi (Inghilterra, Francia e Paesi Bassi) e gli spagnoli furono sconfitti. Fu a questo punto che si diffuse la nomea dei bucanieri, associati ben presto più generalmente ai pirati dei Caraibi.

In funzione della loro attività anti-spagnola, ricevettero  il riconoscimento legale da parte dell’Inghilterra che concesse a più riprese le famose “patenti di corsa”, seppure famosi capitani come Henry Morgan rifiutassero di esser definiti corsari. Ricevettero anche la città di Port Royal (Jamaica) dove stabilirono una propria base e si dedicarono sopratutto al saccheggio dei galeoni spagnoli che veleggiano verso l’Europa, ricchi di argento ed oro.

oro spagnolo.jpg

è la caccia all’oro spagnolo ad aver dato vita alle numerose leggende di tesori sepolti

In base alla propria nazionalità i bucanieri si divisero anche in bucanieri (francesi) e filibustieri (inglesi) – da Freebooters – poi in francese flibustier ed infine “inglesizzato” ancora una volta: Filibuster

Rispetto ai normali pirati, i bucanieri erano molto più organizzati, capaci anche di attaccare importanti insediamenti. Lo stesso Henry Morgan riuscì ad organizzare una poderosa flotta ed ad assaltare – conquistandola – Panama.

Quando agli inizi del 1700 – XVIII secolo – Inghilterra, Francia e Spagna siglarono una pace duratura nei Caraibi, i vari governi si rifiutarono di continuare a concedere l’autorità legale ai diversi bucanieri, determinandone così il tramonto.

Le idee di libertà, ma anche di profitto, sopravvissero però più a lungo e molti continuarono a proseguire le attività di saccheggio, divenendo però così ufficialmente pirati. All’inizio del 1700, quando questi uomini furono licenzianti dalla principali potenze europee, continueranno a praticare la pirateria sui mari (cosa che in effetti avveniva anche in precedenza) con l’importante differenza che ora agivano per interesse esclusivamente personale.

Equipaggiamento

black sailsI Bucanieri indossavano abiti distintivi, che consistevano solitamente in una camicia grossolana che pendeva sopra i pantaloni. I pantaloni erano allentati ed arrivavano sotto il ginocchio. Portavano il loro fucile, dei sacchetti di polvere,  e un cappello per proteggersi dal sole, protezione necessaria per chi resta a lungo in mare.

Uno stile di vita più moderno

Nonostante la rivoluzione francese sarebbe scoppiata solo un secolo dopo – 1789 – già durante il 1600 le parole d’ordine tra questi “pirati” erano libertà, fratellanza ed eguaglianza.

I capitani potevano essere sfiduciati sulla base di un voto a maggioranza dato dalla ciurma; al suo posto un nuovo comandante, anche di umili origini. Rispetto agli eserciti e alla marina europea, i cui ufficiali erano ancora legati ai ranghi dell’aristocrazia, un grande passo in avanti ed un principio meritocratico che nel vecchio continente sarebbe arrivato solo con la rivoluzione francese.

I marinai non ricevevano uno stipendio fisso, bensì veniva distribuito il bottino delle varie ed eventuali vittorie. Una prospettiva che presentava i suoi vantaggi e svantaggi. Un maggior guadagno, ma anche la possibilità che l’equipaggio si ammutinasse a causa degli scarsi risultati.

Fu ciò che successe ad uno dei capitani pirata più sfortunati della storia: il capitano Kidd fu costretto ad affrontare più ammutinamenti – non riusciva a trovare vascelli da saccheggiare – e morì dopo esser stato catturato ed infine impiccato.

Sembrerebbe che inoltre l’omosessualità fosse tollerata, almeno a bordo della nave. Esistevano anche regole di bordo che dovevano essere rispettato dall’equipaggio di una nave, descritte dal Capitano Charles Johnson – autore della “storia generale dei pirati” – come il divieto di portare donne e bambini a bordo o giocare ai dadi per soldi, spegnere le luci (le candele) alle 8 , e l’obbligo di lavare la propria biancheria.

Il rum

rumSe c’è una bevanda che identifica la figura dei pirati che veleggiarono sulle acque dei Caraibi è sicuramente il Rum. Si tratta di una bevanda ottenuta dalla distillazione della melassa della canna da zucchero, molto popolare tra le ciurme dei vari equipaggi che solcarono gli oceani in questi secoli.

Il suo uso era più pratico di quello che si crede: il primo scopo era quello di impedire che l’acqua caricata a bordo delle navi  andasse a male a causa di batteri ed alghe.

Grazie alle grandi quantità di zucchero disponibili nei Caraibi, dove veniva coltivato, divenne ben presto così la bevanda “ufficiale” di bucanieri e filibustieri. Per evitare che gli equipaggi si ubriacassero senza ritegno, veniva in genere annacquato. Ebbe così vita il famoso “Grog“, il cui nome pare derivare dal nomignolo del suo inventore, l’ammiraglio Edward “Old Grog” Vernon, chiamato così per il cappotto di grogram che indossava.

Gli stemmi

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Esistono moltissime varianti usate dai pirati; dal famoso jolly roger (teschio ed ossa incrociate) al Calico Jack (teschio e spade incrociate). Perchè i pirati avrebbero dovuto far sapere agli altri di essere pirati?

Si tratta in realtà di una forma di guerra psicologica. Sun tzu scriveva che la vittoria migliore è quella senza vittime. Quale via migliore per far arrendere gli avversari senza spargimenti di sangue e perdite tra la ciurma?

Nel caso in cui l’avversario non avesse dichiarato la resa, veniva issata una bandiera rossa, che avvertiva dell’arrembaggio. Col finire dell’epoca d’oro dei pirati passò a significare un atto di resistenza, tanto che nel corso dei lustri successivi fu usata per rivendicazioni sociali (sino ad arrivare ai giorni nostri).

Nell’immagine seguente una lista dei pirati più temuti dei Caraibi, frontespizio dell’opera di Charles Johnson, e tra cui troviamo sorprendentemente i nomi di due donne

pirata_barbanera

La fine della pirateria nei Caraibi

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Port Royal, a lungo “capitale” dei bucanieri, verso la fine del 1600 divenne, ironia della sorte, luogo principale di esecuzione dei pirati.

La pirateria toccò il proprio apice nella prima metà del 1700; Il re d’Inghilterra Giorgio I provò a concedere il perdono a tutti i pirati, sperando così di debellare la piaga senza l’uso della violenza. Ciò non produsse tuttavia gli effetti desiderati: in seguito venne così dichiarata una guerra totale alle scorrerie navali e il fenomeno fu in parte arginato, seppure non venne eradicato totalmente però finché non fecero la comparsa i piroscafi e la guerra navale non divenne appannaggio esclusivo delle grandi potenze.

La pirateria oggi

Seppure i pirati nel Mediterraneo e nei Caraibi siano scomparsi, ancora oggi alcune aree del pianeta sono soggette ad attività di pirateria. Il fallimento di alcuni stati e l’estrema povertà in queste regioni spingono molti a cercar fortuna assaltando le navi che percorrono qui vicino le proprie rotte. Le aree più minacciate del pianeta sono il Golfo di Aden, l’Indonesia e il corno d’Africa. Le autorità internazionali hanno avviato da tempo una dura lotta, a cui partecipa anche l’Italia.

Articolo di Stefano Borroni

bibliografia:

Charles Johnson, A General History of the Robberies and Murders of the most notorious Pyrates

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