10 date che ogni italiano dovrebbe ricordare

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Articolo di Lorenzo Naturale

Il processo di unificazione di una nazione moderna è il frutto di lunghi, molteplici e complessi percorsi che si intrecciano tra di loro. Questi percorsi, una volta uniti in punti particolari nel tempo e nello spazio danno luogo ad eventi o fenomeni singolari che sono in grado di influenzare il futuro. E i posteri, guardando a quegli stessi eventi, possono capire come loro stessi ed il contesto in cui vivono non sono altro concretizzazione degli effetti derivanti da quelle azioni. Oggi, guardando alla lunga storia d’Italia, possiamo individuare alcuni avvenimenti che hanno giocato un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità di questa nazione, tali da essere ricordati a distanza di millenni per il loro peso. Quali sono?

1) 21 aprile 753: Fondazione di Roma

Non ci è dato sapere quando venne esattamente fondata la “città eterna”, ma la storiografia accetta il 21 aprile 753 a.C. come la data ufficiale della fondazione. E se giorno, mese ed anno così come li conosciamo sono frutto di leggende, comunque altre numerose fonti archeologiche testimoniano che è proprio nella metà dell’VIII sec. a.C. che la città cominciò a svilupparsi. L’eredità lascita da Roma alla Penisola italiana e al mondo è tale che per millenni è stata considerata modello di perfezione, la concretizzazione massima delle migliori virtù dell’uomo. E il peso di questa grandissima eredità, di cui noi italiani siamo i primi e diretti discendenti, dovrebbe motivarci nelle nostre azioni quotidiane. Del resto, considerando la sola architettura, se il Colosseo, gli acquedotti ed il Pantheon sono ancora lì dopo tutto questo tempo, non ci dovrebbero essere scuse di alcun genere quando sentiamo di città che sono senza acqua corrente o di un complesso residenziale costruito da poco che deve essere abbattuto perché fuori da ogni norma e costruito con materiali scadenti…

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Scorcio del Foro di Roma ai giorni nostri.

2) 4 settembre 476: la caduta dell’Impero Romano d’Occidente

Per secoli la Penisola era stata unificata sotto il controllo di Roma. La storiografia riporta il 4 settembre 476 come la fine dell’età classica e l’inizio del Medioevo in Italia, proprio a causa dell’enorme importanza attribuita alla deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre. Tuttavia, le periodizzazioni – vale la pena ricordarlo – sono prevalentemente astratte ed i cambiamenti non sono mai immediati, ma si svolgono sul lungo periodo. Infatti, Roma si era già indebolita secoli indietro: la Crisi del III secolo e la conseguente anarchia militare; la Tetrarchia e le guerre civili; la divisione dell’Impero in Oriente e Occidente; le invasioni barbariche; epidemie e finanze poco brillanti… di fatto, la deposizione può essere considerata come un “colpo di grazia”, giacché non molto restava dell’antico splendore della Roma dei secoli precedenti. Con la fine dell’Impero, l’Italia venne smembrata tra vari regni romano-barbarici e le zone controllate dall’Impero bizantino. Ma la vera svolta si ebbe poco meno di cent’anni dopo e più precisamente con la discesa in Italia dei Longobardi di Alboino, tra il 568 ed il 569: è in questo periodo che la Penisola, pur mantenendo la grandissima eredità classica, verrà massicciamente invasa da popolazioni straniere che si stanzieranno all’interno del suo territorio. Il crollo dell’Impero e l’Invasione longobarda apriranno un lunghissimo periodo di divisione geopolitica della penisola che si concluderà solo con il Risorgimento.

3) 29 maggio 1176: la Battaglia di Legnano

Il Concordato di Worms era stato firmato nel 1122, ma le rivalità tra Impero e Papato andarono avanti ancora per secoli. In questo contesto spicca la figura di Federico I Hohenstaufen, noto come “il Barbarossa”, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Germania. L’Italia era un obiettivo primario nella sua concezione di impero universale e soprattutto nell’Italia Settentrionale (considerata territorio dell’Impero) la situazione stava sfuggendo di mano, visto che i precedenti imperatori erano troppo impegnati nella “Lotta per le Investiture”. Per ben cinque volte l’Hohenstaufen scese in Italia, tentando di piegare ogni resistenza e di avvalersi delle sue prerogative imperiali e ristabilire l’ordine tra i suoi feudatari, visto che molti Comuni (in particolare Milano) si stavano emancipando dal controllo imperiale (attraverso le cosiddette “regalìe” imperiali, una serie di diritti amministrativi e giudiziari) per rendersi indipendenti ed espandersi, naturalmente a discapito dell’autonomia di altri Comuni, anch’essi feudatari dell’Imperatore.
Il  29 maggio 1176 a Legnano, il Barbarossa venne sconfitto dalla Lega Lombarda (alla quale aderì anche papa Alessandro III): di fronte a ciò, con la Pace di Costanza del 1176, l’Imperatore dovette concedere ai Comuni quei poteri che prima sarebbero stati di sola prerogativa regia; in cambio, i Comuni riconobbero l’autorità imperiale. O per lo meno, lo fecero sul piano formale…
Lungi dal considerare questo evento come un primo esempio di patriottismo italiano, non si può però negare che l’intento, pur nascendo da motivazioni strettamente politico-economiche ed individualiste, non abbia in fondo anche una presa di autocoscienza della propria identità come popolo italiano in un contesto di originalità – quello comunale – senza eguali.

4) 9 aprile 1492: morte di Lorenzo de’ Medici e nuove dominazioni straniere

I principali Stati nazionali europei si erano già in parte affermati, seppur in forme decisamente ben distanti da quelle dello Stato-Nazione che conosciamo oggi. Non si può dire così per l’Italia: caratterizzata da continue rivalità interne a causa di numerose micro-realtà politiche e soggetta a diverse influenze e spartizioni tra grandi potenze dal crollo dell’Impero romano, in Italia non si riuscì ad avviare un processo di unificazione territoriale e politica. Tuttavia, essa visse un periodo di relativa pace e stabilità grazie alla Pace di Lodi, firmata il 9 aprile 1454: essa sancì la fine della guerra tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e garantì (assieme alla Lega italica) un periodo di pace di circa quarant’anni; un clima di stabilità che permise lo sviluppo di movimenti di rinascita economica e culturale senza precedenti: l’Umanesimo ed il Rinascimento. Garanti di questo equilibrio saranno prima Cosimo de’ Medici e successivamente, in maniera maggiore, il figlio Lorenzo il Magnifico. Egli s’impegnò nell’essere “l’ago della bilancia” tra gli Stati italiani, attuando una politica di equilibrio capace di evitare ulteriori conflittualità tra le varie entità politiche che caratterizzavano il territorio della Penisola e contemporaneamente tenendo a freno le mire espansionistiche delle altre monarchie. E, tuttavia, la situazione fu tutt’altro che tranquilla: citando un solo esempio, potremmo ricordare la Congiura dei Pazzi, le successive scaramucce con papa Sisto IV e la guerra con il Regno di Napoli. La Pace di Lodi avrebbe potuto essere la base di una futura unificazione dei vari Stati in un’unica entità? Purtroppo, non lo sapremo mai: Lorenzo venne a mancare prematuramente il 9 aprile 1942 e gli Stati italiani sembra che non compresero l’importanza di stare uniti (o quantomeno di non attaccarsi a vicenda) di fronte alle emergenti monarchie nazionali; del resto, i piccoli Stati italiani, nonostante la pace, ben si guardavano dall’interagire tra di loro in maniera costruttiva. Appena due anni la morte di Lorenzo, con la calata in Italia del re Carlo VIII di Francia, si aprirà una nuova serie di invasioni e di dominazioni straniere dal 1494 al 1559, da parte di Francia, Spagna e dell’Impero, che graveranno a lungo sul futuro della Penisola: le Guerre d’Italia.

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Situazione degli Stati italiani dopo la firma della Pace di Lodi

 

 

5) 17 marzo 1861: nascita del Regno d’Italia

Il Risorgimento è il più eclatante episodio della storia d’Italia. E, dopo il Fascismo, anche il più controverso. E’ innegabile notare come il fermento patriottico si manifestò attivamente tra le genti d’Italia nel periodo compreso tra i Moti Rivoluzionari fino alla Spedizione dei Mille di Garibaldi. La volontà era unica: l’abbattimento delle vecchie ed arretrate monarchie autoritarie e la formazione di uno Stato unitario moderno. Il Regno di Sardegna, sotto la guida dei Savoia e di Cavour, riuscì a cogliere l’opportunità di diventare la guida in questo processo di riunificazione, entrando nella politica internazionale e cominciando, seppur lentamente e debolmente, a modernizzarsi. L’ottica era quella di distaccarsi dal quadro italiano, dove i piccoli ed arretrati Stati esistevano e governavano con una mentalità la quale, se non si può dire feudale, era certo molto arretrata per l’epoca.
Cavour fu molto attivo in politica estera: fece entrare il Regno nella Guerra di Crimea a fianco della Gran Bretagna e della Francia e prese poi degli accordi con quest’ultima in funzione anti-asburgica (Accordi di Plombiers, 21 luglio 1858), rettificati poi dall’alleanza franco-sarda del 1859 (quest’ultima però comprendeva solo una parte discussa dagli Accordi, tra i quali una ridefinizione della geopolitica italiana). Infatti, proprio durante la II Guerra d’Indipendenza (dal 27 aprile al 12 luglio del 1859) il progetto di unificazione dell’Italia sul modello della Confederazione germanica fu lasciato da parte: sebbene Napoleone III ambisse a ciò, le rivolte scoppiate in Toscana e nella Romagna pontificia, evidenziarono da un lato l’impossibilità di questo progetto e dall’altro la volontà degli Stati di riunificarsi e di spezzare la situazione geopolitica italiana stabilita dopo il Congresso di Vienna. I risultati dei plebisciti dell’11-12 marzo 1860 ci danno informazioni interessanti a proposito: alla domanda “Volete l’unione alla monarchia costituzionale di Re Vittorio Emanuele II?” nei territori delle ex-Legazioni pontificie su un totale di 526.218/526.528 iscritti ci furono 427.512 votanti (81.1%), dei quali 426.006 votarono per il “sì”, 756 votarono per un “Regno separato” e si registrarono 750 voti nulli; analogamente, per la Toscana, su un totale di 534.000 iscritti, i 386.445 votanti (73.3%) si espressero in gran parte  a favore dell’annessione (366.571 voti), mentre 14.925 volevano un regno separato e 4949 furono i voti nulli. Nell’aprile del 1860, Nizza e la Savoia furono cedute tramite due plebisciti alla Francia (non senza poche polemiche) ed è interessante notare come qui la stragrande maggioranza votò a favore dell’annessione alla Francia.
Garibaldi partì con i suoi Mille da Quarto il 5 maggio 1860 per raggiungere il Regno delle Due Sicilie (sbarcando a Marsala, in Sicilia) e successivamente conquistarlo. Cavour e Vittorio Emanuele II notarono che Garibaldi stava avendo un notevole successo e godeva di molta ammirazione da parte dell’opinione pubblica: di fronte a ciò, avrebbe potuto Garibaldi non consegnare le terre conquistate al Regno di Sardegna? Avrebbe attaccato Roma, provocando una reazione da parte della Francia di Napoleone III, garante dell’indipendenza dei domini del Papa? Avrebbe potuto ribellarsi all’egemonia sabauda e avviare un’azione di unificazione alternativa?
Sono ipotesi che i due sicuramente considerarono ed il 26 ottobre 1860, dopo che l’esercito sabaudo aveva conquistato le Marche e l’Umbria e che Garibaldi aveva respinto la controffensiva borbonica sul Volturno, Garibaldi ed il Re si incontrarono nei pressi di Teano, dove il condottiero cedette le terre conquistate ai Savoia. Appena qualche giorno prima (21 ottobre) in Sicilia e nel Regno di Napoli (qui inteso come il Meridione continentale per comodità) si tennero dei plebisciti. Alla domanda: “Il popolo vuole l’Italia Una e Indivisibile con Vittorio Emanuele II Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti?”, in Sicilia si riportarono i seguenti dati: su 575.000 iscritti, votarono 432.720/432.762 persone (75.2%), quasi tutte a favore dell’annessione, con 432.053 favorevoli e 667 contrari. Nel Regno di Napoli, su 1.650.000 iscritti, votarono in 1.312.366 (79.5%), dei quali 1.302.064/1.302.054 furono favorevoli, mentre 10.301/10.302 erano contrari.
Con i plebisciti del 4 novembre 1860, alla domanda: “Volete far parte della monarchia costituzionale di Re Vittorio Emanuele II?” le Marche contarono 212.000 iscritti e 134.977 votanti (63.7%), dei quali 133.765 erano favorevoli e 1.212 contrari; in Umbria su 123.000/123.011 iscritti votarono in 97.708 (79.4%), dei quali 97.040 erano a favore dell’annessione e 308 contrari; si registrò in entrambi i casi un gran numero di astenuti.
Ufficialmente, il Regno d’Italia nacque il 17 marzo 1861: mancavano però ancora il Veneto (assieme a Mantova) ed il Lazio, che vennero annessi rispettivamente nel 1866 e nel 1870 e aderirono al Regno tramite dei plebisciti, i quali riportano una schiacciante vittoria dei favorevoli: in Veneto ci furono solamente 69 contrari ed in Lazio solo 1.507, sebbene in quest’ultimo caso l’affluenza alle urne fu relativamente minore.
Ma questi sono solo numeri. I numeri ci dicono quante persone votarono su carta la loro preferenza e ci permettono di fare analisi e statistiche. Senza dubbio di grande valore per comprendere il fenomeno dell’unificazione, non sono però l’unico metodo e l’unica fonte per trarre delle conclusioni valide: tra le statistiche e la realtà le differenze risultano spesso essere abissali. Questi numeri non possono sondare i dubbi, le critiche ed altre opinioni; possono solo evidenziare delle tendenze. Non possono nemmeno dirci quanto veramente fossero coscienti della grandissima trasformazione che stava avvenendo e di tutti gli altri cambiamenti che ne sarebbero derivati, né tantomeno tengono conto dei singoli episodi (a favore o meno dell’annessione) ferificatesi durante il processo di unificazione. I plebisciti, tipici del panorama politico dell’Ottocento, erano inoltre rivolti alla sola popolazione maschile godente di diritti civili a partire dai 21 anni d’età. In termini odierni questa votazione non è esattamente democratica, poiché manca all’appello gran parte della popolazione: in Veneto, su una popolazione di circa 2.603.009 abitanti, poteva votare il 24.9% degli abitanti; in Sicilia su 2.603.009 abitanti circa il 25.8% e nel Regno di Napoli su circa 6.500.000 abitanti, solo il 25,4%. Praticamente, circa un quarto della popolazione di queste “regioni” ebbe la possibilità di votare e nemmeno tutti lo fecero. Cosa ne pensavano tutti quelli non interpellati? Era forse troppo presto per l’introduzione di un suffragio universale o, quantomeno, un suffragio un po’ più ampio? In più, queste erano votazioni che approvavano formule di unione incondizionata al Regno di Sardegna e non ammettevano né patti di alcun genere né la sopravvivenza nei territori annessi delle leggi particolari dei vecchi Stati. I plebisciti del 1860, a differenza di quelli del 1848, non facevano menzione a nessun nuovo Stato ma erano indirizzati all’annessione da parte del già esistente Regno di Sardegna. Questo è evidente in quelli marzo 1860, dove la formula del “regno separato” era tanto vaga quanto difficilmente realizzabile sul piano pratico. I plebisciti di ottobre e novembre, invece, presentavano già la possibilità di essere annessi al Regno d’Italia sebbene quest’ultimo dovesse ufficialmente ancora nascere e ciononostante non legittimavano direttamente ad alcuna iniziativa se non quella alla formazione di un’Assemblea costituente che s’impregnasse, visti i voti favorevoli del popolo, a mettere in pratica la volontà d’annessione. Ma nel Mezzogiorno come altrove, i mazziniani e democratici videro che questo non era realizzabile date le difficoltà e pertanto votarono a favore della sostanziale annessione senza condizioni.
La domanda risulta lecita, visto anche che poi il Regno d’Italia ereditò leggi ed amministrazioni in gran parte dal Regno di Sardegna: si trattò di un’unificazione o di un’annessione? Poteva forse un’Assemblea costituente basata su modello repubblicano creare, in tempi brevi e in maniera concorde, uno Stato più legittimato, efficace e presente nel territorio, capace di mediare ed amministrare con più cura le varie questioni e le difficili realtà post-unitarie? Oppure le iniziative del Regno di Sardegna e di Garibaldi erano l’unica possibilità per unificare l’Italia in maniera decisiva? Secondo quali ideali, modalità e tempi era necessario intervenire nelle varie realtà e singoli fenomeni senza creare risentimenti o generare proteste? Questi e mille altri interrogativi sono tutt’oggi oggetto di dibattito in merito all’argomento.
Ma L’Italia nacque. E lo fece tra mille difficoltà: popolazioni con grandi differenze seppur con elementi in comune; realtà sociali, politiche ed economiche diverse ed articolate; trasformazioni geopolitiche rapide e complesse; cittadini e classe dirigente ancora da unire e formare. Tutto questo aggiunto ad un difficile panorama di politica estera. Se dal Risorgimento il processo di unificazione ha fatto enormi passi avanti, alcune questioni restano sospese e altre rischiano di regredire. Forse la nostra unità non è ancora completata ed è compito di noi italiani contemporanei concludere questo processo?

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Nuova bandiera e gonfalone del Regno d’Italia.

6) 24 ottobre 1917: la rotta di Caporetto

L’Italia combatteva la Grande Guerra esattamente da 2 anni e 5 mesi. Si potrebbe discorrere a lungo dei pregi e dei difetti, degli insuccessi e delle vittore delle nostre forze armate e degli uomini che combatterono quello strano conflitto che aprì il Novecento in maniera così drammatica e surreale. Ma che lo si voglia o no, quella guerra che giocò un ruolo fondamentale per la storia d’Italia. Perché è proprio tra le pietraie del Carso, sul monte Grappa e sul Piave, tra i morti, le sofferenze e le fatiche che si venne a consolidare in maniera più rapida che mai quella coscienza collettiva di popolazione e cittadinanza italiana; perché se è vero che l’unione fa la forza e se è vero che sono i momenti di crisi che spingono il singolo e la collettività a tirare fuori il meglio, allora non vi fu momento migliore di Caporetto. Dopo 2 anni e 5 mesi di offensive sanguinosissime, per la prima volta venimmo gravemente sconfitti e l’esercito collassò in maniera così drammatica che a quasi cent’anni di distanza, la parola “Caporetto” non indica soltanto un preciso luogo geografico o un evento storico, ma il peso fu tale che divenne un’espressione metaforica popolare per simboleggiare… una tragedia. Perché una tragedia fu: l’abile offensiva austro-tedesca (che impiegò nuove tattiche d’infiltrazione) travolse con precisione e furia tale le linee italiane attorno a Caporetto che, per negligenza del Comando, non erano preparate né a difendersi né ad attaccare (specialmente quelle della II Armata), venendo prese di sorpresa o costrette a ritirarsi per non venire accerchiate e tagliate fuori. La gravità della situazione è evidente: dopo 2 anni e 5 mesi di offensive le Forze Armate italiane sono costrette alla ritirata; il Governo Boselli cade e venne sostituito con il Governo Orlando; Armando Diaz divenne il nuovo Comandante Supremo delle Forze Armata al posto di Cadorna, il quale fu messo sotto processo assieme ad altri comandanti per quanto avvenuto. Circa 265.000 uomini furono fatti prigionieri e si contarono tra i 10.000 ed i 13.000 morti e circa 300.000 feriti; a questi si aggiungono circa 300.000 sbandati e 50.000 disertori, alcuni dei quali riuscirono a raggiungere le nuove linee italiane, prima sul Tagliamento e poi sul Piave. Tonnellate su tonnellate d’equipaggiamenti vennero lasciate in mano ai nemici: si parla di circa 5.000 cannoni, 3.000 mitragliatrici, 300.000 cannoni (assieme a migliaia di proiettili d’artiglieria) e centinaia di camion, cavalli ed aeroplani. Senza parlare di tutti i civili che dovettero abbandonare la casa e fuggire in fretta e furia, portandosi dietro poco o niente. Il fronte si spostò di poco più d’un centinaio di chilometri all’interno del territorio italiano: lunghe colonne di profughi e di soldati con il morale a terra, non del tutto consapevoli della gravità della situazione, marciavano nel fango e sotto la pioggia verso l’interno del Veneto per assestarsi sul nuovo fronte. Una disfatta senza dubbio, ma anche un episodio di ripresa: dopo un periodo di crisi e disorientamento, la riorganizzazione dell’Esercito guidata da Diaz e il progressivo indebolimento delle truppe avversarie con l’avvicinarsi della fine della guerra, assieme all’innegabile spinta morale che si ebbe a causa del peso della gravità della situazione, spinse l’Italia a resistere e ad affrontare con coraggio, determinazione e soprattutto una mentalità nuova l’ultimo anno di guerra. Ed il 24 ottobre 1918, ad esattamente un anno di distanza da Caporetto, partì l’offensiva di Vittorio Veneto che da lì a qualche giorno concluse la guerra sul fronte italiano.

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Prigionieri italiani catturati dopo Caporetto mentre vengono scortati da truppe tedesche, 1917

7) 28 ottobre 1922: la marcia su Roma

Se Caporetto è servita ad unirci, dopo Vittorio Veneto l’Italia prese strade separate. D’Annunzio la definì “vittoria mutilata” e nonostante ciò il Vate, imbottito di patriottismo bellicista e di retorica, che combatté la guerra più a parole che a fatti, riuscì meglio di chiunque altro nel coniare un termine così adatto ed efficace per descrivere quella ch’era l’Italia una volta finito il conflitto. Umiliata e poco considerata alle trattative di Versailles, economicamente distrutta, socialmente tesa ed incerta, vide comparire nuove insidie all’orizzonte: l’epidemia di spagnola, la denutrizione della popolazione e l’altissima inflazione; le leghe bianche e rosse ed i conflitti con gli agrari e i proprietari delle fabbriche; l’esercito ancora mobilitato che gravava ulteriormente sulla già devastata economia; l’inasprimento delle trattative internazionali per l’occupazione di Fiume; la difficile reintegrazione dei soldati nella società e… il Fascismo. Con un panorama politico caratterizzato dalla crisi del sistema liberale, l’avvento dei partiti di massa e le conflittualità interne al Psi, Il Movimento dei Fasci di Combattimento, fondato da B. Mussolini a Milano il 19 marzo 1919, abbandonate le idee socialiste originarie, si farà presto strada a suon di manganellate e aggressioni all’interno di quell’assente Stato in preda al caos più totale. E quando il futuro “Duce” si rese conto della debolezza delle istituzioni e del prestigio guadagnato, mentre lui aspettava a Milano pronto a fuggire nel caso avesse osato troppo, su suo comando gerarchi e migliaia di fanatici fascisti si riversarono su Roma con un ulteriore atto di forza. Vittorio Emanuele III avrebbe potuto evitare il periodo più tragico della storia d’Italia. Ma non lo fece. Ed il 30 ottobre 1922, incaricò Mussolini di creare un nuovo Governo: fu l’inizio della dittatura fascista.

8) 8 settembre 1943: l’Armistizio

Specialmente per gli italiani, parlare di Fascismo in maniera imparziale, intellettualmente onesta e critica è una cosa che solo pochi riescono a fare. Ma è anche vero che è un argomento estremamente complesso, articolato e delicato. I crimini del regime sono innegabili. Ma guardando il panorama globale, quanto avevano in comune l’Italia fascista e decine di altre nazioni? Non dimentichiamoci che tra la fine della Grande Guerra e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, specialmente negli anni Trenta, ci fu un proliferare di dittature che si ispiravano al Fascismo. L’antisemitismo era cosa comune all’Europa e negli Stati Uniti le leggi razziali furono una realtà anche per diversi anni a seguire. In qualche modo, il Fascismo all’Europa piaceva, almeno all’inizio.
Ma il Fascismo fu un’espressione sincera e accettata di quella riflessione sull’Italia e sull’italianità maturata durante ed in seguito al primo conflitto mondiale, oppure fu una distorsione ed una forzatura manovrata da poche abili personalità verso altro, ideologizzando quei temi cari alla popolazione? Questo e numerosi altri quesiti sono ancora discussi ed approfonditi dalla storiografia odierna, ma anche a causa della gravità e della vicinanza storica degli eventi, parlarne risulta complesso. La crisi delle ideologie ed un rifiuto eccessivamente ideologizzato, emotivo ed isterico del passato fascista non aiutano certo le analisi. Ma se ci fu mai un consenso vero e sincero al Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale lo mise in crisi rapidamente e vani furono il valore e gli atti di eroismo che distinsero le nostre truppe nel conflitto. E se lo stesso Gran Consiglio del Fascismo nel luglio del 1943 mise in discussione il dittatore Mussolini, forse la questione risulta ancora più complessa. L’8 settembre 1943 l’Italia fascista si arrese agli Alleati, venendo spaccata in due e dilaniata per altri due anni da violentissimi combattimenti ed efferate violenze, mentre nello stesso tempo i Savoia tentarono un riscatto all’onore della casata. E non solo i sovrani, ma anche gli italiani stessi: il 9 settembre 1943 nacque il Comitato di Liberazione Nazionale e con esso l’esperienza partigiana. Sebbene le affiliazioni politiche fossero diverse, i membri in contrasto tra di loro e alcuni si macchiarono di delitti, la volontà era una sola: sconfiggere i nazisti e abbattere ciò che rimaneva del Fascismo per ricostruire un’Italia unita libera dalla dittatura.

9) 2 giugno 1946: il Referendum

Repubblica o Monarchia? Quel giorno, italiani e italiane decisero il futuro assetto istituzionale del Paese. La Gazzetta Ufficiale del 20 giugno 1946 presenta i seguenti dati: 12.717.923 voti furono per la Repubblica e 10.719.234 voti per la Monarchia; 1.498.136 furono i voti nulli. Vinse la Repubblica, ma di poco. Tralasciando le teorie sui presunti brogli elettorali e su una non accertata azione diplomatica di Togliatti per ritardare il rientro dei prigionieri di guerra, ci sono comunque delle considerazioni da fare sulla questione monarchica: avrebbe potuto vincere la monarchia? Molti italiani erano ancora prigionieri di guerra e non poterono votare; alcune zone d’Italia erano sotto controllo militare internazionale e quindi, non facenti parte della sovranità italiana, furono impossibilitate a partecipare al referendum; la monarchia era inizialmente in vantaggio e nel disordine generale del dopoguerra, controlli e modalità di voto potrebbero essere stati approssimativi e i documenti contraffatti. Sono questioni sollevate dai monarchici e che poi sono state respinte dalla Corte di Cassazione il 18 giugno dello stesso anno. Vittorio Emanuele III regnò per quasi 46 anni: dal 29 luglio 1900, il giorno dopo l’assassinio di suo padre Umberto I a Monza, al 9 maggio 1946, giorno della sua abdicazione a favore del figlio Umberto II. Un arco temporale molto esteso: l’età giolittiana, la Prima Guerra Mondiale ed il primo dopoguerra, il Ventennio, la Seconda Guerra Mondiale e l’immediato secondo dopoguerra. Probabilmente, se nel 1922 avesse firmato il proclama dello stato d’assedio di Roma proclamato da Facta, il Ventennio si sarebbe potuto evitare. O avrebbe fatto sprofondare il paese di una durissima guerra civile? La negligenza e l’incapacità di far valere la sua autorità e le sue prerogative di monarca quando era il momento gravano pesantemente sulla casata dei Savoia. Avrebbe potuto Umberto II risollevare l’onore della dinastia? Forse. Ma non lo sapremo mai, poiché quel giorno vinse la Repubblica.

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Foto emblematica della vittoria della Repubblica al Referendum, 1946.

10) 17 febbraio 1992: la Seconda Repubblica?

La loggia P2, Mani Pulite, Tangentopoli. Tutto cominciò il 17 febbraio 1992, quando il pubblico ministero Antonio di Pietro ottenne dal GIP Italo Ghitti l’ordine di cattura per l’ingegnere Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una mazzetta da 7 milioni di lire dall’imprenditore Luca Magni. Ma Chiesa era anche un esponente di prim’ordine del PSI di Milano. Poco alla volta, passo per passo, le cose precipitarono ed il panorama politico italiano entrò in una gravissima crisi che ridisegnò i partiti e le posizioni nel Parlamento, portando ad una nuova fase politica della Repubblica italiana e aprendo un altro tristissimo capitolo sulla corruzione del Paese.

FONTI:

Tutti i link e le fonti sono stati consultati l’ultima volta il 14 febbraio 2016 alle ore 23.34:

http://www.romasegreta.it/rubriche/nascita-di-roma.html

http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/la-fondazione-di-roma-quando-il-mito-e-confermato-dallarcheologia-8769/

https://basileus88.wordpress.com/2011/08/28/sintesi-storica-di-roma-antica-%E2%80%93-limperivm/

http://www.welcometorome.net/it/su-roma/storia/roma-imperiale

http://www.homolaicus.com/storia/medioevo/fine-impero-romano.htm

http://www.cadutaimperoromano.it/cause-della-caduta.html#varie

http://www.longobardinitalia.it/index.php/i-longobardi-in-italia-568-d-c-774-d-c

http://www.arsbellica.it/pagine/medievale/Legnano/Legnano.html

http://www.studiarapido.it/29-maggio-1176-la-battaglia-di-legnano/#.VqueLLLhCHs

http://www.instoria.it/home/battaglia_legnano.htm

http://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/112/litalia-dopo-la-pace-di-lodi

http://cronologia.leonardo.it/storia/aa1469a.htm

http://www.treccani.it/enciclopedia/il-rinascimento-politica-e-cultura-tra-pace-e-guerra-le-forme-del-potere-venezia-e-la-politica-italiana-1454-1530_(Storia_di_Venezia)/

http://www.150anni.it/webi/index.php?s=18

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http://www.cassino2000.com/cdsc/studi/archivio/n23/n23p04.html

Gian Savino Pene Vidari, “Verso l’Unità italiana”, G.Giappichelli Editore, Torino, 2010

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http://www.itinerarigrandeguerra.it/La-Disfatta-Di-Caporetto-24-Ottobre-1917

http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/la-battaglia-di-caporetto/23182/default.aspx

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http://cronologia.leonardo.it/mondo29d.htm

http://www.avantionline.it/2013/10/28-ottobre-1922-e-marcia-su-roma/#.VqvIkbLhCHs

http://www.treccani.it/scuola/maturita/terza_prova/storia_contemporanea_in_immagini/2_20.html

http://www.istoreco.re.it/default.asp?page=485,ITA

http://www.unita.it/italia/8-settembre-1943-br-cosi-e-rinata-la-patria-1.520090

http://www.anpi.it/storia/104/date-cruciali-25-luglio-e-8-settembre-1943

http://www.treccani.it/scuola/maturita/terza_prova/storia_contemporanea_in_immagini/9_1946_cavadi_referendum.html

http://www.raistoria.rai.it/articoli/2-giugno-1946-nascita-della-repubblica/25029/default.aspx

Gazzetta Ufficiale n.134 – giovedì 20 giugno 1946

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/03/26/news/cosi-e-nata-l-inchiesta-mani-pulite-il-verbale-dimenticato-di-mario-chiesa-1.205973

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/tangentopoli/1108/default.aspx

http://www.treccani.it/enciclopedia/tangentopoli/

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