Fantaintervista a Francesco Crispi

Crispi_1898

Intervistatore: Buonasera onorevole.

Francesco Crispi: Giovanotto, buonasera!

Preferisce il lei o il voi?

Mi dia del lei, col voi non ci so andare avanti!

Bene Dunque. Inizierei da una domanda non legata alla sua attività politica, ma alla sua resurrezione: come si sta di là?

Guardi, le dirò: in realtà si svolazza senza meta alcuna, permane un rimasuglio di passione che ti trascina di loco in loco. Per intenderci, di vede il mondo come quel film di fantascienza divenuto culto… Predator, ecco! Vediamo il mondo così dall’altra parte, e se state fermi o siete morti, allora siete con noi!

Interessante. Esiste una divinità?

Se esiste, non ha nemmeno avuto la decenza di salutare la classe 1901 spirata al mondo dei morti.

Capisco. Racconti della sua giovinezza.

Se vuole! Le dirò che Ribera non è come oggi. A dire il vero oggi non so come sia, dato che mi trovo da tutt’altra parte in ogni momento. Ma le posso dire che era molto agricola, i compagnucci di giuoco andavano e venivano a seconda del mestiere che andavano a fare: Nicola, mio amico pastore, sparì intere settimane col suo gregge, prima di ritrovarlo a fare altre partite alla lippa, ai cocci balzanti o altro ancora!

E poi, io ero un po’ diverso. La mia origine araba si notava a malapena, ma diciamo che ero spesso riconosciuto per questo. Perciò, ad alcuni non andava proprio giù, o mi trovavano solo strano.

Che studi ha fatto?

Ho svolto gli studi semplici a Ribera e nella stessa città ho frequentato il seminario Italo-Albanese. Esperienza costruttiva, ma insoddisfacente a mio avviso. Miravo ad altro: volevo guidare le persone verso un mondo migliore, e non lasciarmi guidare dai semplici insegnamenti. Decisi d’intraprendere la via forenze. Ci misi un po’, perché nel frattempo mi sposai. Come direste voi oggi, avevamo una mentalità “antica”.

Mi perdoni giovanotto, ma se il corpo è ormai immune al tempo, non lo è la mia anziana mente, devo staccare per un po’!

Lei mi ponga altri quesiti, o attenda  il mio ritorno. La telegraferò immanente!

A dopo onorevole.

Dunque, la prossima domanda è: come e quando ha cominciato ad interessarsi all’attività politica? Quale fu il primo movimento politico da lei sposato?

Beh, direi che l’interesse per la politica si è sviluppato verso i cosiddetti “moti del 48”. Una decina di anni prima, durante i miei studi universitari, fondai l’Oreteo, un giornale che non  comportava grandi guadagni, ma la passione dei collaboratori per  il mestiere era forte. Scrissi pagine di fuoco, ah che tempi! Istruzione per i poveri, Chiesa corrotta e fin troppo ricca, uguaglianza davanti alla legge per tutti, dal non più pargolo a l sesso femmineo! Fui così furente ed euforico che io e Salvatore Castiglia, grande uomo (e un po’ bruttino, ma dettagli), organizzammo persino una sommossa antiborbonica! Se lo ricordi sempre, giovanotto: ogni uomo, prima di creare un pensiero politico, deve distruggere le idee che ha intorno, per cominciare a costruire il proprio castello, scegliendo i mattoni che più gli piacciono. Comunque, a Palermo si instaurò un parlamento autonomo siculo e io ne fui deputato per un bel po’, prima di finire in esilio. Girai per l’Europa per undici anni, facendo quasi sempre il giornalista, ed ebbi modo di conoscere come funziona la macchina del potere. Conobbi anche Mazzini a Londra, ed ero a Parigi durante l’attentato di Felice Orsini contro Napoleone III. Capii che la distruzione soltanto non poteva costruire niente, ma rimasi fedele ai miei ideali di Sinistra, legati al popolo e al benessere di tutti sotto il Regno italico!

E così si arriva al fatidico (e fatale per i Borbone) 1860.

I grandi giorni di maggio… Se avessi degli occhi, ora sarebbero commossi.

Che ruolo ebbe nell’impresa dei Mille?

Non ero un grande combattente, sebbene fossi molto svelto e agile. Ma per il futuro che poi ho avuto, forse lo ero più di lingua e di pennino! E con questa mia dote, convinsi Garibaldi che in Sicilia il tempo era maturo per un’azione di forza, dedita alla liberazione dalla tirannide borbonica! Ai tempi, m’importava solo di quello: aspiravo al benessere della mia isola, non avevo ancora realizzato che avremmo fatto la storia di un intero paese. Eravamo poco più di mille, e mia moglie fu l’unica donna a salire a bordo di una delle navi della spedizione. Durante le battaglie, io e mia moglie eravamo medici da campo: soccorso ai feriti, trasporto di bende e materiali di prima necessità, agivamo come potevamo. Ci rendevamo utili, ma non ferivamo alcun colpo, eravamo piccoli sui campi di battaglia: tant’è che io e lei salimmo sul “Piemonte”, la più piccola delle due navi partite da Quarto!

Dopo la proclamazione del Regno D‘Italia, a che si dedicò?

Direi che ho seguito il mio istinto e optai per la politica, confermando sempre la mia idea che la monarchia fosse decisamente meglio della Repubblica! Quasi un secolo dopo avete cambiato idea, ma i tempi mutano, e questo Hitler di cui spesso parlate mi pare certamente un tiranno degenere: anche io, di fronte a simili cose, avrei optato per una decentralizzazione dei principali poteri che governano un paese. Comunque, mi candidai a Palermo, ma senza sapere che un mio amico mi aveva altrettanto candidato a Castelvetrano: raggiunsi i voti per entrare nel parlamento di Torino, seggio numero 58, posizionato all’estrema sinistra. Sotto e sopra di me, c’erano circa cento deputati democratici dell’opposizione. Lei capirà: ho partecipato con Garibaldi alla spedizione, si è fatta l’Italia e ora siedo dalla parte politica che ho sempre professato, col compito di governare l’Italia. Cosa potevo volere di più? Ebbi anche il potere necessario per intercedere a favore di Garibaldi, anche se seguirlo a Roma e dichiararmi contro la Francia di Napoleone III (ero vissuto in Francia, sapevo quali pessime scelte politiche stesse attuando) voleva dire rompere con Mazzini. E così feci. E grazie a me, Garibaldi finì a Caprera invece che in carcere. Naturalmente, le ho omesso le tre guerre italiche di quegli anni e i rapporti con la Francia, altrimenti faremmo notte e non  le assicuro la mia presenza così a lungo!

Dunque passiamo a come finì al governo.

Vuol sapere come salì al comando del Regno?

Esatto. E ovviamente cosa fece.

Bene! Le dico innanzitutto che nel 1871 il Parlamento si trasferì a Roma, mentre la situazione familiare era disastrosa. Non è come oggi, che basta entrare in Parlamento e assumere un bel ruolo per avere uno stipendio fisso: si faceva politica per passione, non per professione! Per questo incentrai i miei sempre più rari interventi alla camera sulle poche riforme attuate e sulla mancanza di progetti politici. La verità è che non sapevo che dire: mia moglie mi esasperava, io provavo qualcosa per Filomena, una bella e giovane donna vedova, e Luisa…. Oh, Luisa…. Aveva un fuoco che…. Beh, ero un grande amatore, ma non dilunghiamoci. Il succo è che ero troppo distratto e spaventato dalla mia povertà. E come me, lo erano tutti gli italiani, al punto che vincemmo a spada tratta le elezioni del 1876 e io, rispettato in quanto garibaldino, divenni presidente della Camera. Da lì, fu tutto in ascesa. Come le dicevo, so favellare bene. Ed è in  questo modo che riuscì a stipulare diversi accordi, come l’accordo con Bismarck per un’alleanza antifrancese: ma ahimè, il governo che mi aveva eletto mi ignorò. Inoltre, non tutti sanno che Umberto IV di Savoia divenne I grazie a me, perché si doveva dare il segnale che il Regno italico cominciasse una nuova vita, tutto da capo! Ebbi anche una parentesi come ministro dell’Interno, ma a causa delle mie relazioni fui accusato da colleghi e serpi invidiose di bigamia. Da quando la vita privata c’entra con quella politica? E soprattutto, come può una notizia falsa influire ancora di più? Ma in fondo,  su questo non siete cambiati granché, basta guardare Berlusconi o Clinton: hanno fatto più scalpore le loro presunte scorribande amorose di tutti gli errori commessi al governo messi insieme! Seguirono comunque anni di isolamento, in cui ebbi modo di conoscere Benedetto Cairoli e lo Zanardelli, coi quali formai una Pentarchia, un’utopica strategia elettorale e di governo, ben lontana da quella Sinistra che aveva preferito sedersi senza più fare niente! Non ebbe molto successo, ma ci provammo. Comunque, non passammo certo inosservati: Umberto mi chiese di diventare ministro degli Esteri nel 1887. Io accettai, e sa cosa fece invece di confermare il tutto? Mi promosse a Presidente del Consiglio!

L’apice della sua carriera politica. Da uomo di Sinistra, suppongo che le sue prime mosse politiche siano state delle riforme a favore delle classi più povere. Giusto?

Assolutamente no! Come le ho già detto, io ero stato scelto per  il ruolo di ministro degli Esteri, e sono un uomo di parola: prima questo, poi tutto il resto. Naturalmente mi sbrigai a instaurare rapporti con Germania e Francia, riuscendo anche ad evitare una guerra con la Francia che avrebbe stroncato l’Europa ben prima della futura Guerra Mondiale, glielo assicuro!  Perciò, rientrato in Italia mi impegnai ad aumentare le spesi militari. Non mi fraintenda, non che il tempo di pace serva a rifocillare l’economia di guerra. E’ che stavo già iniziando a lavorare alle riforme sociali, offendo impieghi ai disoccupati, a chi non riusciva a tirare avanti a fine mesi, offrendo loro pasti, addestramenti e paghe settimanali. Inoltre, con lo Zanardelli, ci accordammo di rendere valido il codice da lui scritto e da me approvato: niente più pena di morte, tutti possono scioperare nei limiti che la legge consente.

E arriviamo agli anni ’90, con l’impresa coloniale. O salto qualcosa?

Ma di fianco a un paese come la Germania, le forze militari dovevano aumentare, cos’ come il loro mantenimento. Non potevamo certo essere il loro zerbino! Cosa che purtroppo, al giorno d’oggi, sembra invece che sia… Comunque, all’aumento di quelle spese che il governo approvò dovevo dare un senso, decisi di avere delle colonie da sfruttare, per consentire all’Italia di non essere più succube dell’energia e dell’industria straniera (il Paese era molto arretrato, era difficile lavorare in quelle condizioni). No, non sta saltando nulla, le stavo appunto descrivendo! Eccetto le riforme che chiunque avrebbe fatto al mio posto e qualche attentatuccio qua e là, ma niente che mi abbia impedito di continuare il mio dovere! Inutile dirglielo comunque: la guerra agli italiani piaceva, e se era lontana ed esotica tanto meglio! Nel 1890 riuscimmo ad ottenere la prima colonia italiana in Eritrea. Tuttavia la distanza ci giocò un brutto scherzo, perché l’Imperatore d’Etiopia, altro possibile grande traguardo italiano, rinunciò al nostro protettorato. L’Italia mi vide come un debole…. Io! Crispi il garibaldino! E dopo quelle riforme! Ma pensi un po’….

E quindi si decise per l’invasione?

Si decise per la difesa! Si ricordi che in Eritrea c’era una nostra colonia! Gli invasori, semmai, furono proprio gli Etiopi, che vollero approfittare del fattore distanza per accerchiare il territorio, in attesa di un momento propizio. Per scongiurare il tutto, decidemmo di attaccare. Da qui, la brillante operazione di Cassale che le ricordai codesto meridano!

Rimembro. Ma poi….

Dannato Baratieri. Troppo ambizioso, troppo ostile agli ordini. Dapprima gli intimai di fermarsi ad Adua, poi, sotto pressione da parte del governo che si aspettava una grande figura italiana (specie per scongiurare gli sconvolgimenti sociali derivati da un fallimento militare, nel caso le risorse economiche per l’esercito chieste al popolo fossero state così sprecate), inviai un altro telegramma a Baratieri, intimandogli che saremmo stati pronti a qualunque sacrificio, per salvaguardare l’onore della monarchia. Naturalmente, noi lo intendevamo in senso economico: un rientro in patria e partenza poco dopo con nuove forze. Invece, Baratieri attaccò e fu sconfitto in modo miserevole. E poiché le decisioni dei sottoposti ricadono sempre sui capi militari, a venire accusato fui io. “Politica coloniale personale”, “ignorato le offerte di pace”, “Baratieri al suicidio”. Ma del resto, l’opposizione faceva il suo mestiere e la maggioranza doveva sembrare cristallina e pulita di fronte a me, che ero già un rudere della politica…

Fatto sta che quella italiana fu una sconfitta di una potenza europea da parte di uno stato africano. Ci rimasero Eritrea e Somalia, cosa mi può dire di quelle colonie?

Uno stato africano che riceve armi, appoggio militare e strategie di ogni sorta da un paese europeo come la Francia è ancora uno stato africano? O credete davvero che l’ISIS sia una paura rivendicazione araba dedita all’Islam? Certi mostri vogliono spaventare, ma restano innocui se non gli si da alcun potere. Ma quando per profitto personale si interviene succede questo. Oggi Adua, domani New York. Per quanto riguarda l’Eritrea continuammo a mandare rinforzi fino a che il trattato di Uccialli non fu spazzato via durante la guerra di Abissinia, con il conseguente trattato di pace. La Somalia fu invece un ottimo investimento, soprattutto per il continuo scambio di forza lavoro e per il riempimento delle casse statali. A quanto pare, intervenne l’Inghilterra dopo il Secondo  Conflitto Mondiale, ma non ricordo granché, per quasi tutto il Novecento visitai le nature della Terra.

Mi parli dei suoi rapporti con i socialisti.

Beh, dire complicati è dire poco. Dovrei parlare a lungo, e credo di aver esaurito le forze odierne. Una cosa gliela posso dire, altrimenti non si spiegherà mai perché un uomo di sinistra possa volere la monarchia, a differenza dei socialisti di allora. Quando si è dentro uno stato monarchico, il governo che si assume si plasma in quasi assoluto potere: l’opposizione può fare moltissimo per farti cadere, ma non altrettanto se vuole fermare qualche tua iniziativa. La repubblica consente invece il voto di scambio, il muto soccorso, la degenerazione e lo sperpero del potere popolare che il Re e gli stessi elettori ci hanno conferito. Sotto la monarchia, in un contesto solido e con una base solida, si può avere una Sinistra solida. O mi vuole dire che quella di oggi, nella nuova Repubblica dopo lo scandalo del 1992, è una Sinistra unita e coesa, pronta al governo dall’oggi al domani? La lascio con questa riflessione, giacché le mie le feci a tempo debito! La saluto, giovanotto!

E’ stato molto disponibile onorevole, manca solo chiedere cosa farebbe se fosse al governo oggi.

Come le ho detto, prima di farsi un’idea è necessario distruggere le idee intorno a noi. Ci sto lavorando, ma nel caso non mancherò di risponderle! La saluto di nuovo!

Saluti onorevole.

Articolo di Mattia Tuccelli, in collaborazione con la pagina facebook dell’Agorà del Superuovo

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