Gli Unni dopo Attila

Dopo appena 8 anni di regno, Attila morì misteriosamente durante la prima notte di nozze. Quale fu il destino del suo popolo?

L’eredità di Attila

Il dominio degli Unni si era basato quasi unicamente sul personale carisma e la figura del grande condottiero; come scrisse lo storico Jordanes riferendosi a molti re ed altri popoli soggiogati: “pendevano dalle labbra di Attila come schiavi”.

La morte precoce di Attila non ci permette di sapere cosa avesse in serbo per il futuro del suo popolo; a differenza di quello che avvenne con altri capi barbari come il re visigoto Alarico, in cerca di una terra dove stabilirsi, gli Unni si erano già stanziati da diverso tempo in Pannonia, attuale Ungheria. Durante il regno di Attila non furono compiute spedizioni di conquista territoriale, né vennero fatte richieste di integrazione all’interno dell’impero.

Le grandi vittorie ottenute in occidente ed oriente si conclusero con il versamento di enormi tributi in oro ed argento, necessari probabilmente per il mantenimento dell’economia stessa degli Unni, ma non costituirono le fondamenta per la creazione di un nuovo impero, stabile e duraturo.

impero_unno.jpg

impero degli Unni alla morte di Attila

I figli di Attila

Il regno di Attila fu un’eccezione nella storia unna; mai prima il popolo era stato governato da un solo uomo al potere. Dopo la sua morte il trono venne ereditato dal maggiore dei suoi figli: Ellak. Dalla sua parte questi aveva l’appoggio di Onegesio, colui che aveva aiutato il re unno ad assicurare il controllo sulle popolazioni alleate. Il potere era conteso però da altri due fratelli, Dengizick ed Ernack la cui idea era quella della condivisione del trono, così come era stato fino a Bleda (fratello di Attila)

La profezia

Prisco, storico bizantino, ci narra che durante una sua ambasciata presso la corte unna, Attila si mostrò sempre severo. Sorrise però quando gli venne incontro il figlioletto Ernack. Su di questi una profezia affermava che dopo la morte di Attila il regno si sarebbe diviso, ma suo figlio avrebbe ripristinato l’ordine.

La divisione

Appena un anno dopo la morte di Attila scoppiarono sanguinosi scontri tra le diverse fazioni che sostenevano l’uno o l’altro fratello. Fu Ellak, il fratello maggiore, ad avere la meglio. Gli altri due furono costretti a fuggire dal territorio unno, compreso Ernack. Non erano ancora finiti i festeggiamenti per la fine della guerra civile che il vincitore dovette affrontare una nuova minaccia. I popoli soggiogati dagli Unni si sollevarono sotto il comando di Ardarico, re dei Gepidi. Battuti presso il fiume Medao nel 454 d.C. da una coalizione di popoli germanici, gli unni persero anche il loro sovrano, ucciso in battaglia.

attila_campi_catalaunici

Di nuovo in cammino

Se neanche i Gepidi riuscirono a garantirsi un regno stabile, sconfitti a loro volta dagli Ostrogoti, gli Unni sopravvissuti migrarono verso il corso inferiore nel Danubio in due gruppi; uno guidato da Dengizick e l’altro dal figlio prediletto di Attila, Ernack.

Nel 466 d.C. inviarono entrambi un’ambasciata all’imperatore d’oriente Leone I, succeduto a Marciano (la cui “lunga mano” era responsabile diplomaticamente della disfatta unna). Gli Unni, dopo aver presentato le proprie scuse per le distruzioni arrecate in passato, chiesero l’instaurazione di un punto di scambio sul Danubio tra il loro popolo e i cittadini romani.

Poco interessati alla proposta unna, i romani d’oriente rifiutarono. Dengizick decise di rispondere innanzi al rifiuto con le armi, ma venne sconfitto nel 469 dal generale Anageste e il suo cranio esposto in pubblico per vendetta a Costantinopoli.

Al contrario Ernack chiese più cautamente di essere ospitato nei territori dell’impero come foederato, ricevendo da Leone I una risposta positiva, decidendo infine di stabilirsi nell’attuale Romania orientale.

Mercenari

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Da questo momento in poi degli Unni non si sente più parlare in termini di ambasciate o particolari minacce all’impero d’oriente, bensì come forza armata al soldo di diversi sovrani.

Se è vero che la terza cinta muraria di Costantinopoli fu fatta erigere proprio per proteggere la capitale bizantina da possibili assalti unni, non abbiamo molte notizie di incursioni in territorio imperiale.

Al contrario gli Unni vennero impiegati in gran numero dal generale Belisario durante sia le campagne in occidente, nella riconquista del Nord-Africa e dell’Italia, che ad oriente contro i persiani. La cavalleria bizantina venne modellata in parte in base a quella Unna; ai cavalieri venne insegnato come tendere l’arco e lanciare frecce mentre i cavalli erano al galoppo. Ai suoi ufficiali Belisario consigliava di essere abili quanto lo erano gli Unni con cavallo, arco, lancia e spada.

Molti degli Unni che Belisario portò con sé non erano i diretti discendenti servitori di Attila, bensì si trattava dei famosi Unni Bianchi, i quali vivevano ancora come nomadi nella Russia meridionale. A riprova di ciò lo stupore che molti membri dell’esercito dell’impero romano d’oriente provavano di fronte alla passione di questi per il Kumis, latte fermentato di cavalla.

Reperti archeologici unni sono stati trovati un po’ ovunque in Europa; Francia, Portogallo e Spagna, ma anche in Nord-Africa. Parte di loro servì infatti anche l’esercito vandalo finché il regno non fu “sradicato” dalla riconquista giustiniana.

Il popolo unno non sopravvisse a lungo come cultura autonoma; le tribù unne che si erano stanziate sul Danubio vennero presto inglobate dall’avanzata bulgara che fondendosi con la popolazione autoctona creò uno dei regni più potenti dei Balcani del Medioevo, costante minaccia per la vicina Costantinopoli.

Le regioni che erano appartenute al regno di Attila videro un rapido e continuo susseguirsi di nuovi conquistatori: Gepidi, Ostrogoti, Avari ed infine verso la fine del primo millennio d.C. l’ultima delle grandi invasioni in Europa ovvero quella Magiara (odierni ungheresi).

Ancora oggi una parte della popolazione della Transilvania, circa mezzo milione di persone – una minoranza conosciuta con il nome di Székely – si considera diretta discendente degli Unni. E’ infatti Attila che venerano come eroe popolare della loro nazione.

Articolo di Stefano Borroni

 

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