La difesa contro il nemico turco; la prima crociata

Di fronte all’avanzata dei Turchi e allo sfaldamento dei confini nella cristianità orientale, il papato risposte con la proposta di una difesa armata.

Già nel 1074, mentre arrivavano le sconcertanti notizie della sconfitta subita dai bizantini a Mazincerta (1071), papa Gregorio VII fece un’eccezionale dichiarazione. Avrebbe assunto personalmente la guida di almeno cinquantamila volontari per difendere i fratelli cristiani d’oriente. In realtà i rapporti con i bizantini, eredi della tradizione romana ma eretici da un punto di vista religioso, erano da tempo molto difficili e il Papa, ai ferri corti con l’impero d’occidente nella lotta per le investiture, dovette rinunciare ai propri propositi.

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i romani d’oriente vengono sconfitti a Mazincerta dai Turchi (1071); seppure la battaglia non fosse stata risolutiva (non furono inflitte gravi perdite all’esercito imperiale) un tentativo di usurpazione del trono portò l’esercito a ritirarsi, lasciando così una aperta breccia in Anatolia, una delle regioni più importanti dal punto di vista strategico per l’impero. In pochi decenni l’Impero Romano d’Oriente passò dall’esser una superpotenza ad un regno in balia sia dei Turchi che dei Latini.

Solamente 20 anni prima – 1054 – si erano concluso il Grande Scisma. Dopo secoli di lotta tra Roma e Costantinopoli per la supremazia spirituale sui fedeli, Papa Leone IX aveva scomunicato il patriarca d’oriente Michele I Cerulario, sancendo la definitiva divisione tra la Chiesa Latina (cattolica) e la Chiesa d’Oriente (ortodossa)

Di fronte al pericolo dell’invasione turca, capace di mettere in ginocchio anche i domini degli arabi, la cristianità sembrò però trovare nuovamente un’unità, almeno negli intenti. Fu in realtà però il vero successore Urbano II (papa Vittore III fu eletto Papa prima di lui ma il suo papato durò molto poco) a preparare quella risposta dell’occidente, che in altri fronti – come ad esempio quello spagnolo – tanto successo andava riscuotendo. Le frontiere della cristianità si andavano allargando un po’ ovunque in Europa; grazie anche alla spinta demografica, la nuova dinamicità del continente europeo finì col manifestarsi con tutta forza attraverso le crociate (non saranno definite così in realtà sino al XIII secolo)

Papa Urbano II

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Papa Urbano II proclama la crociata a Clermont (1095), nell’immagine il quadro dipinto da Francesco Hayez nel XIX secolo

Di provenienza francese, era nato nel 1035 in una famiglia nobile della Francia settentrionale, dove acquisì gli insegnamenti del suo maestro spirituale San Brunone, fondatore dell’Ordine dei Certosini e ne fu influenzato nella ricerca di una vita religiosa austera e riformatrice. Era giunto a Roma nel 1080, mentre l’impero e il papato erano coinvolti nella famosa lotta per le investiture. Ebbe parte nella lotta tra le maggior istituzioni dell’Europa medievale, cercando di arginare il venir meno dell’appoggio tedesco a Papa Gregorio VII. Eletto Papa nel 1088, dopo un breve soggiorno a Piacenza, iniziò a viaggiare prima in Italia settentrionale e poi in Francia dove pronunciò il suo famoso sermone a Clermont

L’appello della prima crociata

Non esistono molti resoconti diretti ed attendibili di ciò che venne detto durante il Concilio di Clermont, iniziato il 18 novembre 1095 e conclusosi il 27 con la proclamazione della prima crociata di fronte alla folla riunitasi alle porte della città. La maggior parte dei documenti disponibili e che riguardano il famoso discorso furono scritti dopo diverso tempo, nel clima generale di euforia che accompagnò la conquista di Gerusalemme, anche se esistono diverse lettere con cui è stato possibile ricostruire in parte il famoso discorso di Papa Urbano II. Secondo alcuni resoconti la folla che ascoltava il Papa si mise a gridare “Dieu li volt!” (Dio lo vuole) dopo aver ascoltato il suo discorso.

Una delle più credibili testimonianze è senz’altro quella arrivata sino a noi grazie agli scritti di Fulcherio di Chartres, il quale partecipò alla crociata ed inserì il famoso discorso in un’opera: “Historia Hierosolymitana“; queste le parole del Papa:

vi induco – anzi non sono io a farlo ma è Dio che lo vuole – a persuadervi con incitamenti come banditori di Cristo, tutti di qualsiasi ordine, cavalieri e fanti, ricchi e poveri, affinché accorriate a sovvenire i cristiani  per cacciare dalle nostre terre quella razza maligna”

La Chiesa era in quel tempo, in un momento di notevole rinnovamento spirituale; i riformisti volevano liberare la istituzioni religiose dai loro peccati e dai corrotti che ne minavano la coerenza ideologica, riportando la Chiesa ad un modello simile a quello dei primi secoli d.C. I teologici sognavano un clero celibe e libero dai desideri terreni. Non soltanto però il clero avrebbe dovuto redimersi; anche la popolazione stessa, i laici, avrebbero dovuto contribuire all’istituzione di una società ideale di stampo monastico; Urbano II incarnava pienamente questi sentimenti.

Quando lanciò la crociata, il Papa intendeva lanciare una guerra su due fronti: il primo era la liberazione delle chiese orientali dalla tirannia musulmana, il secondo la conquista di Gerusalemme. Quest’ultimo elemento è stato più volte messo in dubbio; davvero i cristiani sognavano e speravano di conquistare la Città Santa? Secondo lo storico Jonathan Riley-Smith:

“esistono abbondanti prove, costituite sopratutto dai documenti dei crociati in partenza che stanno a dimostrare come fosse Gerusalemme sin da subito la meta originaria”

La crociata si presentava sotto un aspetto duplice; sia pellegrinaggio che spedizione armata (i crociati ottennero gli stessi privilegi del pellegrini come la protezione della Chiesa e la tutela dei beni). Scrisse Urbano II in una sua lettera, esortando i monaci a restarsene a casa, mentre invocava la partecipazione dei giovani in armi :

“Noi abbiamo inteso stimolare gli animi dei cavalieri affinché partissero per questa spedizione..Non desideriamo che quanti hanno abbandonato il mondo, votandosi alla battaglia spirituale, portino le armi o intraprendano questo viaggio; anzi arriviamo al punto di vietar loro di farlo”

il Papa non si limitò a lanciare l’appello da Clermont, inviò infatti lettere ed ambascerie un po’ ovunque in Europa: Genova, Bologna, nelle Fiandre impegnandosi personalmente nella risposta alle richieste dell’imperatore bizantino Alessio Comneno, in cerca di aiuto militare, e da cui l’appello trasse il proprio fondamento.

La risposta all’appello

La situazione economica dell’Europa era allora, nonostante la crescita demografica, non delle migliori. Diverse carestie avevano colpito il continente e solamente nel 1096, quando i crociati erano già partiti, si registrò un’ottima annata nei raccolti. Eppure molti decisero di partire per la Terra Santa ugualmente.

Uno stereotipo vuole che i crociati partirono esclusivamente spinti da desiderio di potere e ricchezze; si tratta in realtà di un’enorme generalizzazione. Qualsiasi conclusione in ambito storico deve tenersi lontana dall’assoluta generalizzazione, nella prima crociata vi furono sia idealisti che persone in cerca di fortuna.

La maggior parte dei crociati, dopo la fine della prima crociata, tornò infatti a casa. Considerando che a quel tempo l’armamento era ad appannaggio dei cavalieri (non esistevano gli eserciti di professione, salariati dallo stato e tipici dell’era moderna e di quella antica), imbarcarsi in un’avventura simile presentava molti più rischi che benefici; i signori locali dovevano infatti provvedere al sostentamento del proprio seguito e all’acquisto di armature, cavalli e rifornimenti.

Basta poi riportare le parole del Papa per rendersi conto dello spirito (passatemi la parola) genuino.

e quante accuse Dio vi farà se non aiuterete chi non è come voi è posto nel numero dei cristiani” o ancora: “mi rivolgo a padri, figli, fratelli e nipoti. Se un estraneo dovesse colpire uno dei vostri parenti, non vendichereste il vostro consanguineo? Quanto più dunque dovreste vendicare il vostro Dio, il vostro padre, il vostro fratello che vedete vilipeso, bandito dai suoi possedimenti” (Baldrico di Bourgeuil, Historia Jerosolimitana)

La maggior parte delle persone non rispose affatto all’appello del papa; in tutto si mossero “solamente” circa 130.000 persone, di cui solo il 10% era composto da cavalieri. Va tenuto poi il conto il fatto che non tutti quelli che risposero all’appello finirono per partire ed inoltre ai soldati combattenti si unirono anche i semplici pellegrini che volevano giungere sino alla Terra santa per visitare il Santo Sepolcro, luogo nella quale seconda la tradizione cristiana Gesù sarebbe risorto.

Lo storico Riley-Smith afferma che:

un cavaliere chiamato a servire l’imperatore in Italia aveva bisogno di accantonare per una simile impresa il doppio del suo reddito annuo.

ciò può dare maggiormente  un’idea delle problematiche a cui si andava incontro decidendo di partecipare alle crociate.

La “crociata dei pezzenti”, la prima ondata

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Pietro l’Eremita, predicatore, guida un gruppo di crociati verso la Terrasanta

Nella primavera del 1096 la crociata partì, seppure non ne avesse ancora il carattere formale. Va ricordato che in realtà la prima crociata non si sviluppò in un’unica grande ondata, ma di diversi gruppi in marcia che raggiunsero di volta in volta il Medio-oriente in maniera disomogenea ma costante.

Il modo più sicuro per arrivare in Terra Santa era attraverso i Balcani, il viaggio via mare era molto rischioso, qui tuttavia sorsero i primi scontri. I pellegrini non avevano ancora raggiunto gli infedeli che già si trovarono a combattere contro i bizantini (ironia della sorte la crociata era partita proprio in loro difesa). Se è vero che entrambe le parti erano cristiane, le lingue parlate dalle persone in marcia erano diverse tra loro. La maggior parte della popolazione mondiale era povera e dedita all’agricoltura; non sorprende dunque che molto spesso seppur con la buona fede, i viandanti e la popolazione locale giungessero allo scontro.

L’imperatore Alessio Comneno aveva chiesto soldati ed aiuti; l’Europa occidentale aveva risposto con una massa di diseredati e pellegrini, incapaci di provvedere alle proprie necessità. Servivano cibo, un riparo per la notte, vestiti; diverse città però si rifiutarono di dare aiuto, vuoi per mancanza di risorse, vuoi per la diffidenza nei confronti di questi stranieri barbari. Indisciplinati e male organizzati, i seguaci di un predicatore, Pietro l’Eremita, si abbandonarono a saccheggi e devastazioni

Scrive lo storico Ludovico Gatto:

l’inizio delle crociate si rivelò una vera e propria catastrofe (…)  il passaggio delle legioni di sbandati come quelle di Pietro l’Eremita e Gualtieri Senza Averi finì spesso in tragedia“.

La città di Belgrado fu saccheggiata e data alle fiamme (era stata in precedenza abbandonata proprio per paura dei crociati), così come la città ungherese di Zemun.

Spesso i crociati, non conoscendo la lingua del posto, fecero confusione tra musulmani e cristiani ortodossi rendendosi colpevoli di numerose stragi di innocenti. Costretti a rubare e saccheggiare, i viandanti ottennero per tutta risposta la dura reazione dei regni locali, come quello ungherese, il quale costrinse un gruppo di crociati ad un vero e proprio dietro-front (se ne ritornarono in Germania). Un primo gruppo di cristiani, guidato da Gualtieri Senza Averi (Gautier Sans-Avoir), nonostante gli avvertimenti dell’imperatore bizantino di aspettare i rinforzi, superò il Bosforo ma una a volta attirato in un’imboscata fu letteralmente annientato. Coloro che abiurarono la fede cristiana furono rispediti indietro, coloro che si rifiutarono vennero giustiziati.

Il fallimento della prima ondata è imputabile principalmente al fatto che molti crociati partirono troppo presto, in maniera disorganizzata e male armati. In realtà, anche se moltissimi erano i nullatenenti nella crociata, bisogna ricordare che i cavalieri ci furono anche in questo caso, come ad esempio gli stessi Fulcherio di Chartres, poi divenuto signore della contea di Edessa e Guatier Sans Avoir, cavaliere.

L’eccidio degli ebrei

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Da questo momento i pogrom contro gli ebrei saranno ricorrenti ad ogni principale crisi. In questa immagine il pogrom di Strasburgo, durante la Peste Nera, la cui causa fu attribuita agli ebrei

La notizia dell’assalto turco ed i diversi proclami avevano generato un clima di odio e di intolleranza generale nella popolazione. Dalla Francia, dove era avvenuto il proclama di Clermont, si andarono diffondendo ovunque massacri e conversioni forzate a danni dagli ebrei. Il 3 maggio del 1096 a Spira, dove si era radunato un esercito crociato sotto la guida di Emich di Leiningen, la comunità ebraica fu spazzata via. Nel maggio di quell’anno si scatenò in tutta la Germania una vera e propria caccia all’ebreo; le comunità di Treviri, Metz e Colonia furono le più duramente colpite.

Se è vero che le fonti contemporanee ci esortano a ricordare che i pogrom furono in realtà merito della cupidigia e non della fede in Dio, quelle ebraiche ci parlano del ruolo dei vescovi locali, desiderosi di impossessarsi del denaro di queste comunità. Il sospetto che più che da motivi religiosi, molti fossero spinti da motivazioni più materiali, è sostenuto dalla necessità per i crociati di reperire il denaro necessario per unirsi alla crociata. Ciò non toglie che molti altri provassero desiderio di vendetta e rivalsa nei confronti degli ebrei, ritenuti responsabili per la crocefissione di Gesù Cristo.

La potenza dell’idea di vendetta ebbe una chiara dimostrazione nell’atto inaugurale della crociata, il primo olocausto degli ebrei in Europa” – Jonathan Riley-Smith

La seconda ondata

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In verde il tragitto di Goffredo di Buglione, in blu quella di Boemondo di Taranto, viola Ugo di Vermandois, giallo Raimondo di Tolosa (o saint-gilles), in azzurro Roberto di Fiandra e Roberto di Normandia. Infine, riuniti a Nicea, il percorso comune in rosso sino a Gerusalemme. Due le deviazioni: una ad Edessa (Baldovino) e l’altra a Tarso.

Il Papa aveva fissato, ignorato da molti, l’inizio della crociata ad agosto. Fu proprio in questo momento che “finalmente” le truppe cristiane risultarono più organizzate che in precedenza. Molte delle nuove truppe partirono dall’importante porto di Brindisi, come quelle di Stefano II, conte di Blois e del cognato Roberto II, duca di Normandia e detto “il cosciacorta” per la bassa statura. Dopo le difficoltà iniziali, dovute ancora una volta ai rapporti ambigui tra occidente ed oriente cristiano, molti crociati furono traghettati proprio dalla flotta imperiale aldilà del Bosforo, non prima di aver giurato all’imperatore che i possedimenti conquistati sarebbero ritornati sotto il dominio della corona dell’impero romano d’oriente.

Tra i più importanti capi della crociata vi erano Ugo di Vermandois – figlio del re di Francia Enrico I – Goffredo di Buglione (conte belga a cui verrà offerta anche la corona del regno di Gerusalemme) oltre a Raimondo di Saint-Gilles (o Raimondo di Tolosa), Stefano di Blois e Boemondo di Taranto. Una crociata condotta come si può notare non da re, ma principalmente da conti e duchi. La seconda ondata può essere definita a questo punto, in contrasto con quella precedente, “crociata dei nobili” o dei “baroni”

ad aprile 1097 l’esercito crociato era radunato davanti alla città di Nicea, la prima importante città dell’Asia Minore nelle mani turche. La situazione appariva incerta, mancavano i rifornimenti (solo l’oro donato dall’imperatore permise l’acquisto di derrate alimentari nei mercati del regno) e poco chiara era l’effettiva partecipazione dell’esercito imperiale (Alessio Comneno si rifiutò di porsi a capo della crociata), il che finì per aumentare ulteriormente il clima di diffidenza nei confronti dei bizantini.

Hanno inizio gli scontri

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L’itinerario della prima crociata

 

Nicea, seppure abitata in maggioranza dai cristiani, era stata eretta a sede del sultano selgiudiche di Rum (la parola Rum – ovvero dei romei, romani – ne ricordava la continuità con il precedente governo bizantino). La città, nonostante fosse stata fortificata in passato dai greci, fu presa nel giro di un mese, vista anche l’assenza dell’esercito turco. Issati i vessilli imperiali sulla città il 19 giugno, i crociati si addentrarono in Asia Minore, attraverso due colonne. La prima guidata da Boemondo di Taranto e composta da normanni di Francia ed Italia, oltre ad un piccolo contingente greco, mentre la seconda era guidata da Raimondo di Saint-Gilles e composta principalmente da francesi, lorenesi e dai contingenti di Ugo di Vermandois.

I crociati di Boemondo furono ora raggiunti dall’esercito turco ma grazie ad una coraggiosa difesa e all’arrivo dei rinforzi di Raimondo riuscirono a mettere in fuga gli assalitori. La devastazione delle campagne si presentò innanzi agli occhi dei crociati mentre continuarono a proseguire verso la città di Iconio (il territorio era stato devastato sia dall’invasione turca che dalla tattica della terra bruciata da parte dei selgiuchidi).

In Cilicia, a causa del caos seguito all’invasione turca, diverse città si erano costituite in un regno indipendente ma ben accolsero una colonna di crociati, separatasi dall’esercito principale in marcia. Furono occupate così Tarso, Adana, Iskenderun, Ravanda, Misis, Tilbesar ed Edessa. Nessuna di queste città venne restituita però all’imperatore, troppo lontano per rispondere al mancato rispetto dei patti.

Antiochia

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Roberto II di Normandia durante l’assedio di Antiochia

il 21 ottobre 1097 giunsero innanzi alla città di Antiochia; seppure i rifornimenti non mancassero (grazie anche al contributo materiale inviato dalla repubblica Genova) l’esercito soffriva per la penuria di cavalli, morti in gran numero durante la traversata dell’attuale Turchia. Il giorno in cui l’esercito cristiano si presentò davanti alle porte di Antiochia non ne erano rimasti che poco più di mille, cosicché quattro cavalieri su cinque rimasero appiedati. Un numero destinato ad aumentare, visto che dopo pochi mesi rimasero appena un centinaio di cavalli. I cavalieri, oltre a perdere lo status, dovevano ora anche trasportare le proprie pesantissime armature (vennero a mancare anche le bestie da soma).

Con la cattura di Edessa (senza combattere) da parte di Baldovino, fratello di Goffredo di Buglione, i crociati ebbero a disposizione dall’inizio del 1098 un costante rifornimento di cavalli e denaro, importantissimi come avrete capito per il proseguimento della crociata. Ciononostante, persino alcuni capi crociati come Goffredo di Buglione e Roberto di Fiandra dovettero elemosinare un cavallo durante l’assedio della città di Antiochia.

L’esercito, forte di circa 40.000 uomini e donne, si trovò così ad assediare la città sino al giugno del 1098. Ironia della sorte la maggior parte dei crociati era intenta a cercare viveri più che a combattere; la situazione economica dei principì col passare dei mesi si faceva nel frattempo sempre più grave. Molti soldati erano “salariati” e dipendevano dai loro signori, ma diversi di questi persero tutti i propri averi e furono costretti a loro volta a rimettersi nelle mani di signori più ricchi. Già in gennaio Boemondo minacciò di ritirarsi. Tuttavia grazie alla promessa che l’insediamento sarebbe stato suo, decise di rimanere. Il 2 giugno, le porte della città furono spalancate da un traditore armeno, e l’esercito crociato poté entrare in città.

I crociati non fecero però in tempo a festeggiare che si ritrovarono a loro volta assediati.  Il 28 giugno, dopo il ritrovamento di alcune misteriose reliquie e visioni mistiche di alcuni religiosi, i crociati tentarono una sortita sotto il comando di Boemondo, riuscendo nell’impresa di scacciare l’esercito nemico guidato da Kerbogha, emiro di Mossul. Nonostante i crociati ancora non lo percepissero, la crociata era arrivata ad un punto di svolta.

Verso Gerusalemme

Prima di procedere verso la conquista della Città Santa, i crociati dovettero risolvere alcune diatribe interne. La prima riguardava il fatto che alcuni chiedevano, forse per opportunismo, la restituzione dei territori conquistati all’impero; se il normanno Boemondo di Taranto chiedeva per sé la città di Antiochia, trovò qui la forte opposizione del conte di Tolosa, Raimondo. Secondo punto, di fronte al rifiuto dell’imperatore bizantino di condurre la crociata era emersa con tutta chiarezza la mancanza di un capo che potesse dominare gli altri; la crociata si presentava così come priva di una guida unica. In realtà l’imperatore, raggiunto da un’ambasceria, questa volta aveva accettato le richieste dei crociati, ma la sua risposta arrivò quando ormai tutto era compiuto (non vanno mai dimenticate le distanze e i tempi che all’epoca occorrevano per andare da una regione all’altra). Solamente nei primi mesi del 1099 i crociati riuscirono a mettersi d’accordo e dare l’avvio delle operazioni contro la città.

La descrizione dell’assedio e della presa di Gerusalemme richiederebbe un articolo a parte, come molti altri aspetti della prima crociata e mi perdonerà il lettore se ne descriverò brevemente lo svolgimento

L’assedio di Gerusalemme

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I possedimenti musulmani in Siria non riuscirono a fornire un’adeguata resistenza di fronte all’avanzata cristiana, in quei decenni il mondo musulmano si presentava estremamente frammentato e debole (un fattore che permise il successo della crociata). Molti sovrani arabi erano più ostili ai turchi che ai cristiani. Va aggiunto poi che la crociata fu un fulmine a ciel sereno per i musulmani e colse il mondo medio-orientale alla sprovvista.

Prima di arrivare in vista della città i cristiani continuarono le conquiste, ottenendo il controllo sia su Damasco che Aleppo, grazie sopratutto alla guida di Raimondo di Tolosa e Goffredo di Buglione. Boemondo di Taranto era nel frattempo rimasto ad Antiochia, essendone riuscito alla fine a diventarne il signore.

Il 7 giugno del 1099 l’esercito cristiano giunse così alle porte di Gerusalemme. Esattamente come Antiochia, la città di Gerusalemme era troppo grande per essere circondata e così l’offensiva si concentrò sulle mura occidentali. La città fu conquistata questa volta il mese successivo, grazie anche all’apporto dei genovesi e di Guglielmo Embriaco, grazie alla quale ai crociati giunse materiale bellico per l’assedio dell’insediamento. La città fu presa il 15 luglio e la sua popolazione indiscriminatamente massacrata. I corpi dei nemici furono straziati e smembrati; si riteneva che molti avessero ingerito oggetti preziosi per metterli in salvo dai crociati. Il 12 agosto, dopo essere giunto dall’Egitto, un esercito arabo fu sconfitto dai crociati ad Ascalona, così da determinare la vittoria completa della crociata.

Fulcherio di Chartres descrisse la caduta di Gerusalemme con un vero e proprio massacro; raccontò inoltre che i cadaveri lasciati all’aperto sparsero per tutta la città un odore nauseabondo.”Bellum quia non bellum” con un gioco di parole riuscì a descrivere perfettamente il suo stato d’animo. Sebbene il massacro di Gerusalemme sia quello più famoso avvenuto durante crociate, non vanno dimenticati in realtà anche i massacri di cui si macchiò la popolazione nei confronti degli ebrei già subito dopo la proclamazione della crociata, oppure all’episodio avvenuto nella città di Al-Bara dove il conte di Tolosa fece uccidere tutti gli arabi, donne e bambini compresi. Le violenze poi non si limitarono solo alla Terrasanta e si verificarono in tutti i luoghi in cui i crociati giungessero. Né vanno dimenticati gli eccessi ovviamente subiti dai cristiani in altri teatri ed occasioni come ad esempio a Famagosta(1571) od Otranto (1480).

Le parole di E.Gibbon possono forse consolare il lettore (rimangono valide per tutte le epoche e le civiltà):

nel descrivere la caduta e il saccheggio delle grandi città, lo storico è condannato a ripetere sempre le medesime avventure, le stesse passioni non possono che produrre gli stessi effetti e quando è possibile indulgere senza controllo a tale passioni, ben piccola ahimè è la differenza tra l’uomo civile e quello selvaggio

La prima crociata continua – la terza ondata

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Gli stati crociati dopo la fine della prima crociata (wikipedia)

 

In seguito alla presa di Gerusalemme, moltissimi crociati fecero ritorno alle proprie case. Fu infatti solo nell’inverno del 1099 che i crociati riuscirono a tornare in patria, narrando dell’epopea in Terra Santa, mentre Urbano II si era spento quella stessa estate.

In precedenza così i capi crociati avevano comunicato al Papa la vittoria:

I turchi, i quali inflissero grande disonore al Nostro Signore Gesù Cristo, sono stati presi ed uccisi, e noi gerosolimitani abbiamo vendicato l’offesa al supremo Dio Nostro

Vennero raccolti nuovi eserciti ed una rinnovata ondata partì per il Medio-oriente. Pasquale II, succeduto ad Urbano, invitò nuovamente i cristiani (pena ovviamente la scomunica) a partecipare al pellegrinaggio armato. Troppi, secondo il pensiero di allora, coloro che non avevano accettato la croce in precedenza.

Venne raccolta una nuova forza, di pari numero rispetto alla seconda ondata, i cui primi volontari provenivano proprio dall’Italia. il 13 settembre 1100 diverse centinaia di lombardi lasciarono Milano e raggiunsero Costantinopoli in attesa dei rinforzi tedeschi e francesi. La nuova ondata sarà destinata però ad andare incontro ad un’inaspettata sconfitta. Messe da parte le divergenze e superato lo shock iniziale, i turchi si coalizzeranno contro i crociati. Alcuni dei protagonisti della seconda ondata, come ad esempio Ugo di Vermandois, perderanno la vita (in questo caso a Tarso).

Nel frattempo a Gerusalemme Goffredo di Buglione rifiutò il titolo di Re di Gerusalemme, per assumere semplicemente il titolo di “difensore del santo sepolcro”, ed assumendo così l’autorità contro i nuovi pericoli che si profilavano all’orizzonte. Goffredo tuttavia morì poco tempo dopo aver ricevuto la carica, sostituito dal fratello Baldovino cui spettò il duro di compito di resistere alla risposta araba, nonostante la pesante carenza di uomini ed a cui fu affidata la corona di Re di Gerusalemme.

Temporalmente parlando, la prima crociata giunge alla conclusione. In realtà sappiamo che i rinforzi dall’occidente continuarono a giungere in maniera ininterrotta, seppure in maniera insufficiente rispetto alle reali esigenze. Grazie sopratutto al contributo delle repubbliche marinare italiane, ma anche di personaggi divenuti quasi leggenda come Federico II, le città cristiane in Terra Santa riusciranno a resistere per quasi due secoli. Le divisioni interne ai crociati e il crescente disinteresse nei secoli successivi a queste spedizioni (anche a causa di uso spropositato delle crociate), oltre ovviamente alla risposta militare dell’Islam, porteranno l’occidente a perdere sia Gerusalemme (caduta nelle mani di Saladino quasi cento anni dopo, nel 1187) che la maggior parte delle altre città. A niente varranno le altre numerose crociate, in tutto otto quelle in medio-oriente.  Alla fine l’occidente si disimpegnerà dalla regione.

Articolo di Stefano Borroni

bibliografia:

Jonathan Riley-Smith, Breve storia delle crociate, Oscar Storia Mondadori

Ludovico Gatto, Le crociate, Newton Compton Editori

 

 

 

 

 

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