L’Economia del Regno di Sardegna

Ita-sardinia

Il regno dei Savoia prima di procedere all’unificazione italiana era composto da due territori: uno nel continente, che comprendeva le attuali regioni di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria (più Nizza e Savoia), e un altro, l’isola della Sardegna.

 

La zona piemontese

 

La zona che si trovava sulla penisola italiana era senza dubbio la più sviluppata. Nella Liguria il principale prodotto era l’olio d’oliva, la cui annua raccolta dava valore di quattro o cinque milioni di lire piemontesi. Nel Monferrato primeggiava il vino e i cereali, mentre la vendita di riso e seta della pianura circumpadana (novarese) dava un prodotto, in media, superiore ai quaranta milioni di lire.[1] Per quanto riguarda le industrie invece,  L’industria estrattiva contava diverse miniere metallurgiche e minerali sparse in tutte le provincie del regno.[1] Nel 1835 i lavori delle industrie estrattive contavano circa ventimila addetti.[1] Nel solo Piemonte esistevano 40 fabbriche di carta, a cui si aggiungevano 4 in Savoia e 50 in Liguria.[1] Esistevano poi la raffineria di zucchero di Carignano, le manifatturiere di specchi e cristalli di Domodossola e quelle in Savoia, le filature di cotone a macchina e di seta in Piemonte, Liguria e Savoia; la “fabbrica d’armi” a Torino e un centinaio di lanifici.[1]Nel periodo della Repubblica Ligure napoleonica si sviluppò il cantiere navale di Foce, e le prime navi varate furono la fregata “L’Incorruptible” e il brick “Le Cyclope” (1804), a cui seguì la fregata “La Pomone”, varata nel marzo 1805[2]. Dopo l’annessione della Liguria al regno sabaudo ebbe inizio una nuova fase di sviluppo. Il cantiere, ampliato su parte dell’area del soppresso lazzaretto, si estendeva su circa 70.000 m² sulla sponda sinistra alla foce del Bisagno; di proprietà municipale, fu dato in gestione prima ai fratelli Westermann, poi ai fratelli Orlando, siciliani trapiantati a Genova. Durante la loro gestione, nel 1862, fu impostato l’avviso a elica “Vedetta”, primo piroscafo militare con scafo in ferro costruito in Italia, varato nel 1866. Nel 1853 poi venne inaugurata a Genova l’Ansaldo, in sostituzione della Taylor & Prandi, fondata nel 1842 e fallita per difficoltà finanziarie.

I meriti di questo sviluppo economico vanno principalmente al conte di Cavour e al re Carlo Alberto. Carlo Alberto accompagnò queste misure con una politica economica di liberalizzazione del commercio. Nel 1834 venne ridotto il dazio sul grano e l’anno successivo fu approvata l’esportazione della seta grezza. Successivamente vennero ridotti i dazi doganali di importazione sulle materie prime (carbone, metalli, tessuti) e favorito l’acquisto di macchinari industriali all’estero. Nonostante ciò comportasse minori entrate per lo Stato, il bilancio del Regno fu, dal 1835, in attivo e si poterono affrontare spese per il miglioramento dell’agricoltura, delle strade, delle ferrovie e dei porti[3].

 

L’opera del Conte di Cavour

 

Il conte di Cavour, divenuto Ministro dell’Agricoltura e del Commercio nel 1850, e l’anno dopo Ministro delle Finanze, era un sostenitore del liberismo, e continuò l’opera di transizione del Regno di Sardegna dal protezionismo al liberoscambismo. In due anni avvennero riduzioni sui dazi per l’importazione e l’esportazione delle merci, attuati attraverso trattati commerciali con Francia, Belgio, Gran Bretagna, Grecia, Svizzera, Paesi Bassi, Unione Doganale Tedesca e Austria. Contemporaneamente il regno necessitava di prestiti per pagare le indennità imposte dagli austriaci dopo la prima guerra di indipendenza e Cavour, per la sua abilità e i suoi contatti sembrava l’uomo giusto per gestire la delicata situazione. Il Regno di Sardegna era già fortemente indebitato con i Rothschild dalla cui dipendenza il conte voleva sottrarre il Paese e, dopo alcuni tentativi falliti con la Bank of Baring, Cavour ottenne un importante prestito dalla più piccola Bank of Hambro[4]. Assieme a questo del prestito (3,6 milioni di sterline), Camillo Benso ottenne vari altri risultati. Riuscì a chiarire e sintetizzare la situazione effettiva del bilancio statale che, per quanto precaria, apparve migliore rispetto a quanto si pensasse; fece approvare su tutti gli enti morali laici ed ecclesiastici un’unica imposta del 4% del reddito annuo; ottenne l’imposta delle successioni; dispose per l’aumento di capitale della Banca Nazionale degli Stati Sardi aumentandone l’obbligo delle anticipazioni allo Stato e avviò la collaborazione tra finanza pubblica e iniziativa privata[5]. A tale riguardo accolse, nell’agosto 1851, le proposte di aziende britanniche per la realizzazione delle linee ferroviarie Torino-Susa e Torino-Novara, i cui progetti divennero legge il 14 giugno e l’11 luglio 1852 rispettivamente. Concesse all’armatore Raffaele Rubattino. Nel 1852 divenne primo ministro. Obiettivo principale del primo governo Cavour fu la restaurazione finanziaria del Paese. Per raggiungere il pareggio il conte prese varie iniziative: innanzi tutto fu costretto a ricorrere ai banchieri Rothschild poi, richiamandosi al sistema francese, sostituì alla dichiarazione dei redditi l’accertamento giudiziario, fece massicci interventi nel settore delle concessioni demaniali e dei servizi pubblici, e riprese la politica dello sviluppo degli istituti di credito[5]. D’altro canto il governo effettuò grandi investimenti nel settore delle ferrovie, proprio quando, grazie alla riforma doganale, le esportazioni stavano avendo un aumento considerevole. Ci furono tuttavia notevoli resistenze ad introdurre nuove imposte fondiarie e, in generale, nuove tasse che colpissero il ceto di cui era composto il parlamento[5]. A partire dal 1855 si registrò un miglioramento delle condizioni economiche del Piemonte, grazie al buon raccolto cerealicolo e alla riduzione del deficit della bilancia commerciale. Incoraggiato da questi risultati, Cavour rilanciò la politica ferroviaria dando il via, tra l’altro, nel 1857, ai lavori del traforo del Fréjus[5].

 

La zona sarda

 

Al molto sviluppato Piemonte si contrapponeva la sottosviluppata Sardegna. Nell’isola il feudalesimo fu abolito solamente nel 1838 (nel 1847 avvenne l’unificazione legislativa con il resto del regno), e agli ex-feudatari fu dato un indennizzo che gravò sulle spalle delle comunità locali. L’isola si trovava in condizioni di estrema povertà, la piaga del banditismo era stata risolta parzialmente nel XVIII secolo con una dura repressione militare, e l’analfabetismo era il più alto d’Italia[6]. L’isola era tradizionalmente dedicata alla pastorizia, mentre l’unica attività del settore secondario era l’estrazione mineraria, che attrasse molti imprenditori liguri e piemontesi[7].

 

[1] Matteo Bianchi, Geografia politica dell’Italia, Le Monnier, 1845.

[2] http://www.napoleon-series.org/military/organization/Italy/ItalyStudy/c_ItalyStudy9.html

[3] http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-alberto-re-di-sardegna_(Dizionario-Biografico)/

[4] Harry Hearder, Cavour. Un europeo piemontese, Laterza, Bari, 2000

[5] Rosario Romeo, Cavour e il suo tempo (3 voll. in 4 tomi: Cavour e il suo tempo 1810-1842, ISBN 978-88-420-9876-8; Cavour e il suo tempo 1842-1854, ISBN 978-88-420-9877-5; Cavour e il suo tempo 1842-1861, ISBN 978-88-420-9878-2) Laterza, Bari, 1969-1984. Ristampa 2012.

[6] Vera Zamagni, Dalla periferia al centro

[7] http://www.lamiasardegna.it/files/storia-savoia.htm

 

Articolo di Mattia Tuccelli

 

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2 pensieri su “L’Economia del Regno di Sardegna

  1. Buongiorno, ho letto con entusiasmo il vostro articolo. Mi fa piacere, da sardo e da scrittore di articoli come questo, vedere che avete trattato un tema di nicchia. A mio avviso avrei aggiunto un annotazione riguardante il fratello di Camillo Benso, vale a dire Gustavo Benso, che tra l’altro ha parecchio a che fare con la storia del regno sardo piemontese del periodo da voi trattato. Se vi fa piacere vi rimando a un mio articolo http://www.scuolafilosofica.com/2018/gustavo-benso-marchese-di-cavour

    P.S. : bel blog! Mi piacerebbe poter accedere a una pagina in cui raccontate chi siete voi come curatori e come è nato il blog.

    Cordiali saluti

    Francesco Wolfgang Pili

    Mi piace

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