Nazario Sauro. Storia di coraggio ed irredentismo

Il 1916 è stato forse l’anno più duro della guerra. Le più cruente battaglie si consumarono quell’anno in tutta Europa. E l’Italia, oltre a piangere i suoi fanti che a migliaia caddero valorosamente combattendo sull’Altopiano dei Sette Comuni bloccando la Strafexpedition e prendendo Gorizia, pianse anche numerosi personaggi che nella guerra contro l’Austria-Ungheria vedevano la possibilità di unire le loro terre natie, sotto dominio asburgico, all’Italia. Stiamo parlando di personaggi quali Damiano Chiesa, Cesare Battisti e Fabio Filzi, i più famosi tra gli irredentisti. Ma non gli unici: centinaia di irredentisti seguirono il loro esempio e, tra questi, in particolare spicca un nome: Nazario Sauro. Si parla di uomini che sentivano l’Italia la loro patria e non  l’Austria-Ungheria; uomini che hanno avuto il coraggio di lasciare tutto, fuggire e vestire la divisa italiana, ben sapendo che in caso di cattura il prezzo era la morte. Uomini coraggiosi prima di tutto, militari italiani ed irredentisti poi, che hanno perseguito il proprio ideale di amor patrio e di senso del dovere verso l’Italia anche al prezzo della vita. E, come a pochi mesi di distanza pagarono con la vita Chiesa, Battisti e Filzi, così anche Nazario Sauro quell’anno pagò con la vita per la fede nei suoi ideali e venne consacrato a martire della causa irredentista.

La vita prima della guerra. Tra passioni, ribellioni e ideali politici

Sauro18anni

Nazario Sauro all’età di 18 anni.

Nazario Sauro nacque a Capodistria il 20 settembre 1880 da genitori di origini romane, Giacomo Sauro e Anna Depengher. La madre lo educò all’amor patrio mentre il padre, un marittimo, lo introdusse a quella che poi sarebbe stata una vera e grande passione di Nazario: il mare. Una passione così profonda che si rivelerà poi scelta di vita; una scelta di vita così decisa e sentita tale da addirittura influire negativamente sul suo percorso di studi. Infatti, se la frequentazione delle scuole elementari fu proficua, diversa fu la condotta di Nazario al ginnasio: iscritto agli studi superiori per volere del padre, a causa del poco interesse e del carattere ribelle la carriera scolastica risulterà infruttuosa. Di fronte al rifiuto del figlio, il padre accettò la situazione e quindi decise di portare il figlio nei suoi viaggi in barca, insegnandogli quanto più sapeva sul mare, sulle imbarcazioni e sulla navigazione.

Anna_Sauro,_madre_di_Nazario_Sauro

Anna Sauro Depengher, madre di Nazario Sauro.

La sua famiglia era di origini e tradizioni popolari. Probabilmente perché era d’animo buono e sincero, egli nella sua prima gioventù si avvicinò al socialismo, interessandosi alla questione operaia e provando pietà verso le dure condizioni delle classi meno agiate. Tuttavia, quando i tempi maturarono e l’idea di un conflitto globale si concretizzò, dovette far fronte agli ideali pacifisti promossi dal movimento socialista internazionale, che erano contrari alla guerra poiché avrebbe messo gli uni contro gli altri lavoratori di altre nazioni. Ma l’amore per l’Italia e l’astio verso l’Impero lo portarono a staccarsi dal socialismo pacifista e lo avvicinarono ad una democrazia sociale e repubblicana che si avvicinava agli ideali mazziniani. Un’eventuale conflitto avrebbe potuto portare le terre irredente sotto il controllo italiano, ma non solo: Sauro era convinto che alla fine della guerra le nazioni sarebbero state libere ed indipendenti.

Mentre maturava questi ideali, Nazario cresceva sia come uomo che come marinaio. A vent’anni gli fu affidato il comando di un mercantile; all’età di 24 anni, invece, si iscrisse alla scuola Nautica di Trieste dove si diplomò. Lavorò per diverse compagnie commerciali e di navigazione, muovendosi spesso tra varie città costiere del mar Adriatico e comandando diversi piroscafi passeggeri e da carico. Si sposò con Caterina Steffé il 17 novembre 1901 ed ebbe da lei cinque figli, tre ragazzi e due ragazze: Nino, Libero, Anita, Italo e Albania.

Sauro_Famiglia

Nazario Sauro con la famiglia.

E col passare del tempo le sue doti nautiche, i suoi ideali e la sua persona non furono le uniche a crescere: infatti, crebbero anche le tensioni all’interno dell’Impero, suscitando repressioni da parte di quest’ultimo che Nazario non tollerava affatto. I poliziotti già lo conoscevano bene, perché in altre occasioni Nazario aveva espressamente manifestato il suo disprezzo verso l’Austria-Ungheria. Ma con l’inasprimento dei rapporti internazionali e dell’instabilità politica delle minoranze all’interno dell’Impero, le cose peggiorarono.

Sauro Nazario con la moglie744052/17 ©Archivio Publifoto/Olycom

Nazario Sauro con la moglie Nina.

Nel 1913, infatti, le autorità di Trieste tramite un decreto stabilirono che gli italiani non sudditi dell’Impero potessero essere licenziati dalle società e dagli enti pubblici. Sauro trovava la cosa oltraggiosa, in quanto a lui sembrava un programma per cancellare l’italianità dal Venezia-Giulia e dunque si impegnò nell’assumere solo marittimi italiani, entrando spesso in conflitto con le autorità della città e ricevendo parecchie multe.

La sua condotta irritò le autorità austriache, tant’è che nel maggio 1914 Nazario venne ufficialmente licenziato dalla compagnia di navigazione presso la quale lavorava. A circa un mese di distanza dal licenziamento si consumò il famosissimo attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando e nel giro di un altro mese, dopo anni di relativa pace tra le grandi potenze europee, la Grande Guerra infuriò sul continente. Colta l’opportunità, Sauro nel settembre del 1914 si recò da Capodistria a Venezia come esule, dove rimarrà continuando a navigare e a promuovere l’intervento militare contro l’Austria-Ungheria.

Cospiratore e “agente segreto”?

Sauro_SanGiusto

Sauro sulla plancia di un battello da lui comandato quando lavorava per la compagnia di navigazione.

Dopo una vita passata a manifestare ostilità contro l’Impero e a dimostrare apertamente il suo amore verso l’Italia, Nazario si attivò immediatamente per servire la causa in cui credeva. Ed ecco che da Venezia, dal periodo del suo arrivo fino allo scoppio delle ostilità, egli agì in qualità di cospiratore e informatore – si potrebbe dire quasi un agente segreto, sebbene mai gli venne mai ufficialmente affidato un tale compito. E allora cosa fece in quei mesi? Perché si potrebbe quasi dipingerlo come una specie di agente segreto, seppur non lo fosse neanche lontanamente?

In relazione agli ideali repubblicani, democratici e mazziniani in cui egli credeva, dal 1908 al 1913, Sauro fece gli interessi degli insorti d’Albania, agendo in conformità con il principio mazziniano dell’indipendenza dei popoli. Per diversi anni, infatti, Sauro contrabbandò un enorme quantitativo d’armi e munizioni agli indipendentisti albanesi, che volevano liberarsi sia dal giogo austroungarico che da quello ottomano. La sua attività di contrabbando fu molto efficace, tant’è che numerosi indipendentisti albanesi lo vedevano come un eroe e avevano una stima altissima di lui.

Sauro_nave

Uno dei vascelli usati da Sauro per contrabbandare materiale in Albania.

Contemporaneamente alle spedizioni di contrabbando, Sauro navigava l’Adriatico in servizio per le compagnie di navigazione, prestando particolare attenzione ad ogni dettaglio che un giorno, se mai fosse scoppiato un conflitto tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, avrebbe potuto consegnare quelle informazioni alla Regia Marina italiana. Ed ecco che per anni, specialmente entrando nelle insenature delle coste dalmate ed istriane, Sauro annotò minuziosamente ogni tipo di particolare che in azioni belliche fosse stato utile: posizione e morfologia delle insenature e delle isole, profondità dei fondali, presenza di fortificazioni o basi navali costruite dall’Austria-Ungheria…

Dal settembre del 1914 al maggio del 1915, inoltre, Sauro viaggiò clandestinamente presso le coste giuliano-dalmate, da solo o in compagnia del figlio Nino (appena dodicenne, chiamato così in onore di Nino Bixio), per raccogliere informazioni sensibili sull’esercito avversario o per portare passaporti falsi. Si trattava di un’attività estremamente rischiosa poiché giuridicamente Sauro era suddito dell’Impero austro-ungarico, pertanto fornire sensibili informazioni militari ad una potenza estranea era un biglietto di sola andata per la forca in caso di cattura.

In servizio nella Regia Marina italiana.

Allo scoppio delle ostilità tra l’Italia e l’Austria-Ungheria (23-24 maggio 1915), Sauro non esitò un istante ad arruolarsi nella Regia Marina, forza armata nella quale sarebbe stato più utile, vista la grande conoscenza delle coste giuliano-dalmate e la grande esperienza di navigazione.

In 14 mesi di servizio egli partecipò ad oltre 60 missioni. Per i primi tempi venne impiegato come pilota in siluranti e cacciatorpediniere che compivano azioni e missioni a lungo le coste istriane e dalmate ed i canali che le navi austroungariche utilizzavano per raggiungere il mare aperto, posizionando mine in punti strategici. Al termine del primo anno di guerra, comunque, le strategie cambiarono. Infatti, il comando delle operazioni sull’Adriatico fu affidato al “Duca del Mare”, il viceammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel: quest’ultimo insisteva nel maggior utilizzo di navi e sommergibili da impiegare direttamente contro i porti austroungarici.

Nazario-Sauro-secondo-da-sx-AIRSML

Sauro (il secondo da sinistra) e alcuni commilitoni fotografati a Venezia, 1915-1916.

Il suo impegno militare, tuttavia, non si concretizzò solo eseguendo gli ordini dei superiori. Per mesi Sauro continuò a studiare e proporre azioni militari che sotto moltissimi aspetti anticipavano le moderne operazioni d’assalto anfibio che si conducono oggi; tuttavia, la strategia militare proposta dai comandi militari dell’epoca non era ancora pronta per un’impostazione simile, preferendo quindi azioni di temporeggiamento e logoramento. Tuttavia, questo non fermò la sua mente nel progettare altre ipotetiche azioni di guerra. I comandi militari italiani spesso utilizzarono Sauro per interrogare i prigionieri di guerra nemici.

Particolarmente interessante risulta essere invece una sua creazione tecnico-militare: egli disegnò e progettò una particolare boa multifunzione di forma ovoidale, che fungeva sia da vedetta che da sommergibile. Si trattava a tutti gli effetti di un minuscolo sottomarino, dotato di sistemi di immersione ed emersione, periscopio ed àncora per bloccarsi sul posto ed essere facilmente recuperato dalle navi italiane qualora la missione d’osservazione fosse conclusa. Poteva contenere un gran numero di viveri e ospitare fino a due persone; lo stesso Sauro compì delle missioni di osservazione davanti al porto di Pola in questa speciale boa-vedetta-sommergibile.

L’ultima azione e la cattura.

Sauro_Cattura

Nazario Sauro qualche ora dopo la cattura.

Il 30 luglio 1916 Nazario compì la sua ultima azione. Partendo da Venezia egli s’imbarco sul sommergibile Giacinto Pullino (comandato dal tenente di vascello Ubaldo Degli Uberti) con destinazione Fiume: l’obiettivo era compiere una piccola incursione. Purtroppo, la sorte fu avversa: a causa di una corrente improvvisa, il sommergibile s’incaglio su delle rocce all’imboccatura del Golfo del Quarnero. L’equipaggio tentò di disincagliare il sommergibile, ma fu tutto vano. Fu allora che distrussero i cifrari, i macchinari e disposero il mezzo per l’auto-affondamento. Nazario si allontanò volontariamente da solo su una piccola imbarcazione, ma venne intercettato, catturato e imprigionato a Pola, dove venne processato e giustiziato nel giro di pochi giorni. Sapeva bene quale sarebbe stata la condanna.

Il processo e la morte.

Come per gli altri irredentisti, cioè sudditi dell’Impero che avevano disertato la chiamata alle armi per fuggire in Italia e combattere per essa, in caso di cattura e riconoscimento la pena era certa: dopo un processo con l’accusa di alto tradimento, la sentenza era morte per impiccagione. E fu proprio così che morì Nazario Sauro. L’Austria-Ungheria agiva nella totale legalità, poiché quelle erano le sue prerogative giuridiche: Nazario Sauro era, a tutti gli effetti, un suddito di Francesco Giuseppe che aveva disertato la chiamata alle armi combattendo invece per un altro Paese. Il processo, naturalmente, fu pura formalità.

100815nazariosauro

La didascalia riporta: “Nazario Sauro. Fotografia eseguita in carcere il giorno prima di essere giustiziato.”

Sauro usò un nome falso. “Mi chiamo Nicolò Sambo” sostenne durante la prigionia ed il processo. Ma alcuni suoi concittadini lo riconobbero: Giovanni Riccobon, Giovanni Schiavon e addirittura il cognato Luigi Steffé, maresciallo della Guardia di Finanza austroungarica. Inutili i tentativi della madre e della sorella di disconoscerlo. Le autorità non avevano dubbi: quello era Nazario Sauro, suddito dell’Impero austro-ungarico e, visto che indossava la divisa italiana, un traditore. E come un traditore lo trattarono. «Colpevole di alto tradimento per essere entrato, come suddito austriaco, nella marina da guerra italiana» riporta il verdetto. Impossibile ogni ricorso: egli fu condannato e la sentenza per impiccagione venne eseguita il 10 agosto 1916 alle ore 19:45. Fino all’ultimo istante gridò ingiurie ai soldati del paese tanto odiato, insultò l’imperatore Francesco Giuseppe e rifiutò il prete per l’ultima preghiera in quanto tedesco.

Il suo corpo venne gettato in una fossa comune, la cui locazione rimase segreta fino a guerra conclusa. Soltanto nel tardo gennaio del 1919 il corpo venne recuperato e inumato nuovamente a seguito di una solenne cerimonia.

Nazario Sauro oggi. Tra memoria e considerazioni

Della sua morte per impiccagione si venne a sapere solo diversi giorni dopo. Come per le morti di Chiesa, Battisti e Filzi, anche quella di Sauro scatenò un vero e proprio caso mediatico, con un’opinione pubblica disgustata che criticava duramente la severissima condotta dell’Austria Ungheria nel giudicare e processare questi uomini, seppur agendo nel totale rispetto delle sue prerogative. L’Impero era conosciuto per i duri trattamenti riservati ai soldati e ai suoi stessi sudditi, in particolare verso quelli di etnia non germanica. Anche in questo caso verrebbe da chiedersi: non sarebbe stato meglio predisporre punizioni minori ed usare clemenza verso questi uomini e soldati che, indipendentemente dalla causa servita, hanno dimostrato coraggio nelle loro azioni? Forse, qualora fosse stata concessa la grazia, il giudizio dell’opinione pubblica nei confronti dell’Austria-Ungheria sarebbe decisamente migliorato. E se proprio fosse risultato impossibile concedere grazie e clemenza, almeno sbeffeggiare i cadaveri o buttarli in una fossa comune senza degna sepoltura poteva essere evitato? Considerazioni difficili che meriterebbero pagine e pagine di riflessioni critiche ed approfondite.

nazario-sauro-la-vedova-di-nazario-sauro-fotografata-alla-fine-della-guerra-con-i-figli-libero-albania-italo-e-anita

La moglie Nina, ormai vedova, con i figli della coppia, c. 1919

Qualche giorno prima (il 20 maggio 1915, per essere precisi) dell’entrata in guerra con l’Austria-Ungheria, Nazario Sauro scrisse delle brevi e commoventi lettere alla moglie e al figlio maggiore Nino ed indicò di consegnarle a loro qualora egli avesse perso la vita in combattimento.

« Caro Nino,

tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d’italiano. Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l’ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa patria, giura o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani! I miei baci e la mia benedizione. Papà. Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre. »

(Nazario Sauro, Venezia, 20 maggio 1915 – Lettera testamento ai figli)

Questa la lettera al figlio. Questa, invece, quella alla moglie:

« Cara Nina,

non posso che chiederti perdono per averti lasciato con i nostri cinque bimbi ancora col latte sulle labbra; e so quanto dovrai lottare e patire per portarli e lasciarli sulla buona strada, che li farà proseguire su quella di suo padre: ma non mi resta a dir altro, che io muoio contento di aver fatto soltanto il mio dovere d’italiano. Siate pur felici, che la mia felicità è soltanto quella che gli italiani hanno saputo e voluto fare il loro dovere. Cara consorte, insegna ai nostri figli che il loro padre fu prima italiano, poi padre e poi uomo. Nazario. »

(Nazario Sauro, Venezia, 20 maggio 1915 – Lettera testamento alla moglie Nina)

Queste lettere, oggi custodite nel Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano a Roma, furono consegnate a Silvio Stringari, redattore de “Il Gazzettino”, amico di Nazario e come lui d’orientamento repubblicano, democratico e mazziniano. Egli incaricò il giornalista di custodire le lettere e recapitarle alla moglie e ai figli in caso di morte, cosa che Stringari fece. E’ interessante notare la scrittura limpida e sicura, come se Sauro fosse stato certo del destino che lo attendeva. Destino che a quanto pare accettò con serenità e coraggio, mantenendo un atteggiamento sereno, sprezzante e fiero anche dinnanzi alla forca.

Trieste,_monumento_a_Nazario_Sauro_inaugurato_il_10_agosto_1966.jpg

Monumento del 1966 dedicato a Nazario Sauro, Trieste.

Cosa rimane della figura di Nazario Sauro oggi? Uno dei temi ricorrenti nella propaganda del Ventennio fu la glorificazione dei caduti della Grande Guerra e l’esaltazione delle figure dei martiri irredentisti; tra questi, ovviamente, centrali furono i riferimenti a Nazario Sauro. A 101 anni (102 se si prende in considerazione il panorama europeo) dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e a 100 anni dalla morte dei più celebri tra gli irredentisti, cosa rimane delle loro figure e delle loro azioni? Cosa è rimasto delle gesta di Sauro? Cosa ne è rimasto di tutti quei soldati che combatterono sulle più alte vette alpine, lungo il Piave o nelle acque dell’Adriatico? Il triste e complesso capitolo del Ventennio, che si è chiuso con la sconfitta sostanziale del Fascismo, ha reso difficile l’attualizzazione e il ricordo di figure come queste. I crimini commessi dal regime, l’esasperazione nazionalistica di sentimenti giusti e onorevoli quali la Memoria dei caduti e del patriottismo, assieme alla dura spaccatura dell’Italia nel periodo della Seconda Guerra Mondiale rendono difficile l’accostamento di queste figure al largo pubblico italiano odierno, nonostante le numerose strade, scuole e documenti che sono dedicati alla sua memoria. In più, di certo non aiutano né il clima di disinteresse generale e disinformazione, né le critiche sragionate di stampo esasperatamente pacifista e anti-italianista che da diversi anni affliggono il panorama cultura di questo Paese. Ma al di là della connotazione patriottica che la vicenda di Sauro ebbe, chiunque a prescindere dall’orientamento politico e dalle idee può trarre alcuni insegnamenti da questa storia (ma anche da quelle di tanti altri che combatterono quella guerra, indifferentemente dalla divisa). Questi insegnamenti sono appunto il coraggio, l’adempimento dei doveri dettati dai propri ideali e la fede nelle idee in cui si crede. Sauro in questi vedeva l’amore per l’Italia e l’annessione delle terre irredente ed ha vissuto la sua vita fino all’ultimo istante agendo in nome di ciò in cui credeva. Una determinazione simile è da encomio; uno spirito simile storia d’altri tempi. Chi scrive pensa però che una ripresa della figura di Sauro consista anche nel trarre insegnamento dalla sua condotta e dal modo in cui visse la sua vita in nome delle idee in cui credeva, che nel suo caso corrispondevano soprattutto nella causa irredentista e nell’amore verso l’Italia. Coraggio, determinazione e fede si possono bene accostare a qualunque idea voglia essere portata avanti da qualcuno, ma chi scrive è sicuro che per dare veramente una memoria degna a Sauro e a tutti coloro che combatterono quella guerra bisogni, oltre a ricordarli, dedicarsi con la loro stessa determinazione e tenacia a questo Paese perché, come loro credevano, l’Italia era (ed è) una cosa per cui vale la pena lottare.

Già insito della Medaglia d’argento al valor militare, gli venne anche conferito il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia. E non è tutto: per il valore dimostrato e per il martirio subìto, egli fu insito alla memoria della Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Dichiarata la guerra all’Austria, venne subito ad arruolarsi volontario sotto la nostra bandiera per dare il contributo del suo entusiasmo, della sua audacia ed abilità alla conquista della terra sulla quale era nato e che anelava a ricongiungersi all’Italia. Incurante del rischio al quale si esponeva, prese parte a numerose, ardite e difficili missioni navali di guerra, alla cui riuscita contribuì efficacemente con la conoscenza pratica dei luoghi e dimostrando sempre coraggio, animo intrepido e disprezzo del pericolo. Fatto prigioniero, conscio della sorte che ormai l’attendeva, serbò, fino all’ultimo, contegno meravigliosamente sereno, e col grido forte e ripetuto più volte dinnanzi al carnefice di «Viva l’Italia!» esalò l’anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amor di Patria.»
— Alto Adriatico, 23 maggio 1915 – 10 agosto 1916

Questa gli venne conferita con il decreto del 20 gennaio 1919 proprio da Re Vittorio Emanuele III; la medaglia fu consegnata alla madre a Pola il 26 gennaio 1919 in occasione dell’esumazione della salma e al trasferimento di quest’ultima nel cimitero della marina.

Dal 9 marzo 1947 le sue spoglie riposano al Tempio votivo della Pace presso il Lido di Venezia.

tempio

Il tempio votivo della Pace al Lido di Venezia, dove riposano le spoglie di Nazario Sauro.

Articolo di Lorenzo Naturale

FONTI:

http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_07/nazario-sauro-libro-imprimatur-impiccateli-90a010ea-5cb2-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

http://www.itinerarigrandeguerra.it/code/28806/Nazario-Sauro

http://www.treccani.it/enciclopedia/nazario-sauro/

https://archivioirredentista.wordpress.com/2016/02/22/la-vedova-di-nazario-sauro-con-i-figli-libero-albania-italo-e-anita-alla-fine-della-grande-guerra/

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2013/12/11/fotogalleria/vita-e-morte-di-nazario-sauro-1.8280894#1

http://tempiovotivo.altervista.org/index.php?nav=Nazario%20Sauro.3

https://archivioirredentista.wordpress.com/2016/02/23/il-famoso-documento-n-73-degli-atti-del-processo-a-nazario-sauro-ritrovato-nel-1925-da-silvio-stringari/

http://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2016/08/10/news/nazario-sauro-a-cent-anni-dalla-morte-resta-tra-gli-eroi-piu-popolari-1.13943650

http://www.marina.difesa.it/Notiziario-online/Pagine/20160809_nazario_sauro.aspx

https://archivioirredentista.wordpress.com/?s=Sauro

http://archiviostorico.blogspot.it/2009/06/nazario-sauro.html

 

Annunci

2 pensieri su “Nazario Sauro. Storia di coraggio ed irredentismo

  1. Pingback: Nazario Sauro. Storia di coraggio ed irredentismo | MDSNetwork

  2. Articolo ben scritto, senza enfasi e retorica. Avrei gradito che tra le fonti fosse citato anche il libro “Nazario Sauro. Storia di un marinaio” di Romano Sauro con Francesco Sauro ed. la Musa Talìa Efutrice, Venezia, 2013. Grazie.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...