La morte di Stilicone e la fine dell’impero romano d’occidente

il 22 agosto del 408 d.C veniva assassinato Stilicone, il magister utriusque militiae – capo supremo delle forze armate – d’occidente.
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La ripartizione tra impero romano d’oriente ed occidente dopo la morte di Teodosio (395) – wikipedia

L’impero romano, dopo la morte dell’imperatore Teodosio, avvenuta nel 395 d.C. , era stato diviso tra i suoi due figli.

Da una parte la corte di Arcadio, insediata a Costantinopoli, (odierna Istanbul) governava sulle province orientali, dall’altra la corte di Ravenna guidata da Onorio regnava sulle regioni occidentali dell’impero. Roma, esclusa in più occasioni dal ruolo di capitale, fu tralasciata poiché considerata difficilmente difendibile, ma rimase comunque la città simbolo dell’impero.
Teodosio, prima di morire, fece affiancare ai figli due validi generali. Stilicone ad Onorio e all’occidente, mentre Rufino per Arcadio e l’Oriente.
Il mondo romano era da tempo minacciato dai barbari che premevano alle sue frontiere; l’arrivo degli Unni dall’Asia e il conseguente spostamento di enormi masse di popolazioni verso i confini romani (causati da un raffreddamento generale del clima e dalla necessità di trovare terre più fertili) obbligò l’impero a scendere più volte in armi per arginare le incursioni.
Rispetto alle invasioni registrate già sotto Marco Aurelio (ultimi decenni del II secolo d.C.) si trattava di spostamenti mai visti prima. Di fronte alle difficoltà di armare i propri concittadini (moltissimi preferivano farsi tagliare un arto piuttosto che servire, nonostante le pene severe inflitte ai disertori) e vista la terribile subita sconfitta ad Adrianopoli, in cui lo stesso imperatore Valente trovò la morte, si fece sempre più uso di mercenari germanici.
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legionario romano di tarda età imperiale; l’equipaggiamento e la disciplina dell’esercito romano cambiarono moltissimo nel corso del tempo. I barbari che premevano alle porte dell’impero nel IV-V secolo erano molto più forti ed organizzati rispetto ai primi secoli d.C.

Non era una novità l’uso di contingenti barbari; Roma aveva fatto sempre affidamento sugli ausiliari reclutati sia tra le popolazioni locali alleate che tra bande armate straniere. Il corpo dei frumentarii (simili ai nostri servizi segreti) erano composti più da militi di origine barbarica che romani. In questi tempi però, le legioni romane si trasformarono e l’elemento predominante divenne quello dei barbari.

A questo punto per coloro che avevano origine barbarica era possibile farsi strada tra le migliori e più ambite cariche militari. Non è un caso dunque che lo stesso Stilicone, nominato alla più alta carica militare del mondo romano, fosse di origine vandala.
Ironia della sorte Stilicone fu uno dei più validi, e forse l’ultimo (se non si conta Ezio) difensore della romanità. Si fece notare infatti proprio nelle campagne contro i visigoti (391-392 d.C.); nominato tutore del piccolo e futuro imperatore Onorio di fatto resse il potere in occidente.
Cercò di assimilare progressivamente la componente barbarica; il che gli valse sia l’opposizione della corte d’oriente, nettamente contraria all’infiltrazione dei barbari nelle strutture imperiali, che l’accusa di essere amico e connivente degli invasori.
In realtà fu lo stesso tutore di Arcadio, Rufino (in seguito fatto uccidere da Stilicone), ad aizzare i Visigoti contro l’impero d’occidente. Così come fu proprio la corte di Costantinopoli a rifiutarsi di aiutare la controparte nella difesa dei confini.
Stilicone aveva anche un desiderio; riunire le due parti del mondo romano. Ci provò prima con le armi, arrivando sino in Grecia (poi costretto a ritirarsi) ed infine con la diplomazia, facendo sposare ad Onorio la sua secondogenita Termanzia e cercando di diventare tutore di Teodosio II, figlio di Arcadio.  Il suo sogno non poté mai avverarsi. Le continue falle che si aprivano sulle frontiere le costrinsero a scendere sul campo di battaglia contro i barbari; a guastare il suo lavoro anche gli intrighi del consigliere greco di Onorio, Olimpio, che iniziò a lavorare ai danni di Stilicone.
Questi riuscì a sconfiggere nuovamente i visigoti di Alarico a Pollenzo (402) e gli ostrogoti di Radagaiso a Fiesole (406). Le forze a sua disposizione non erano però abbastanza numerose. Nel 407 d.C. un fiume umano di barbari approfittò del fatto che un altro fiume, quello naturale del Reno, fosse ghiacciato e di fronte alle frontiere pressoché sguarnite poté fare liberamente ingresso nei territori romani. La Britannia era stata nel contempo abbandonata a se stessa e il contingente romano qui presente ritirato.
I demeriti valsero a fargli perdere la fiducia sia dei circoli romani che dell’imperatore Onorio. Accusato sia da cristiani che dai pagani di empietà, Stilicone venne ucciso al termine di una ribellione anti-barbarica.
Questi non cercò nemmeno di reagire e difendersi, facendo marciare le proprie fedeli truppe; forse aveva capito di essere perduto, forse invece non volle venir meno alla propria fedeltà verso l’imperatore.
La sua morte, a cui seguì l’esecuzione di sua moglie Serena e il figlio Eucherio, accelerò il processo di disgregazione dell’impero d’occidente e la sua fine. Dopo la sua dipartita, l’occidente romano non riuscirà più a trovare la sua unità; Roma venne saccheggiata solamente a due anni dalla scomparsa. Sotto le insegne di Alarico, a suo tempo anche alleato dell’occidente, si unisco infatti moltissimi soldati che sono costretti a scappare a causa della repressione anti-barbarica. Proprio nel momento in cui l’impero avrà più bisogno di uomini, sarà commesso un errore pagato a caro prezzo. Seppure la città si riprenderà e tornerà alla normalità (il primo saccheggio fu lieve rispetto a quelli successivi) il mito di Roma Eterna vacillò e come ebbe a scrivere San Girolamo: “Con una sola città tutto il mondo è perito”. A Costantinopoli vennero proclamati tre giorni di lutto, ma a questo per il momento si limitò la solidarietà della parte orientale.
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Il sacco di Roma del 410 d.C. ad opera dei Visigoti guidati da Alarico

La data del 410 d.C. può essere ritenuta non a torto come simbolo della fine dell’Antichità; Il mondo mediterraneo è destinato a cambiare per sempre volto nel giro di pochi secoli. L’unità imperiale in occidente si sgretola; alla corte di Ravenna rimangono solamente l’Italia e il nord Africa a cui si aggiungono domini spesso isolati.
A questo punto la sorte dell’impero sembra segnata; nonostante tutto però grandi figure come quelle di Galla Placidia e Maggioriano cercano di salvare ciò che rimane delle vestigia romane nei decenni successivi, ma i loro sforzi sono resi vani nel primo caso dall’arrivo degli Unni e nel secondo dal fallimento delle spedizioni militari, che de facto decretano la fine dell’impero d’occidente. Ben presto anche l’Africa, granaio di Roma, viene perduta – conquistata dai vandali – e l’occidente imperiale si limiterà solo alla penisola italiana.
Con la sconfitta della flotta congiunta dei “due imperi” a Capo Bon nel 468 (odierna Tunisia) inflitta dai Vandali, ogni velleità di riconquista imperiale venne perduta e il destino dell’occidente fu scritto.
Quando nel 476 d.C. l’ultimo imperatore d’occidente viene deposto, Romolo Augustolo, la carica imperiale, così come lo stesso impero, sono simulacri vuoti e privati di ogni contenuto. Il vero potere appartiene ai barbari, che se per alcuni anni (più precisamente sotto Recimero) giocano a disfare e nominare imperatori senza alcun potere, alla fine decidono che di un imperatore in occidente non c’è più bisogno.

Articolo di Stefano Borroni

Un pensiero su “La morte di Stilicone e la fine dell’impero romano d’occidente

  1. Quante imprecisioni !. Elencarle tutte richiederebbe troppo tempo.
    Basta evidenziarne una: Alarico sarà anche stato il capo della sua tribù di barbari ma ci si dimentica sempre di dire che lui si chiamava “Flavius Alaricum” ed è stato per lungo tempo magister militum nei balcani, comandava l’esercito romano nei balcani. Solo che era al contempo sia generale romano pagato dall’imperatore che il capo dei suoi barbari che non sapendo più come pagare i suoi uomini va a Roma e la saccheggia.

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