Riflessioni culturali: perché si studia la Storia?

Che cosa la Storia? Qual è la sua funzione sociale? Svolge un determinato ruolo nell’ambito politico e pedagogico oppure è una semplice scienza fine a sé stessa?

Non è facile rispondere a queste domande, principalmente per il semplice fatto che ognuno ha una concezione diversa della Storia.
Sulla Treccani è definita come “il complesso delle azioni umane nel corso del tempo, nel senso sia degli eventi politici sia dei costumi e delle istituzioni in cui esse si sono organizzate“. Eppure, questa definizione sembra priva del suo contenuto principale.
Senza dover scomodare uno dei personaggi più illustri della cultura giuridica occidentale come Cicerone, la Storia è una magistra vitae, è maestra di vita.
Il sapere storico ha in sé una particolare connotazione che è rappresentata dalla possibilità di comprendere il proprio passato, l’eredità culturale del proprio Paese, le cause di una politica o i motivi per cui l’individuo si comporta in un determinato modo. Ogni ramo della conoscenza ha la sua storia, ce ne se ne rende contro ogni qualvolta si affronta un nuovo argomento di studio: filosofia, botanica, medicina, fisica nucleare, entomologia..
E’ solamente apprendendo come quella determinata scienza si è evoluta e da che punto è partita per essere come la conosciamo che si può comprendere realmente la scienza stessa.

cicerone

Marco Tullio Cicerone – I secolo a.C.

Dicevamo, magistra vitae. La Storia insegna.
Ma cosa insegna?
Insegna a non provocare più guerre e conflitti? Non sembrerebbe alla luce della politica attuale. Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale nel 1945 era presente nell’opinione comune la consapevolezza che sarebbe stato necessario un periodo di assoluta pacificazione per poter riprendersi da un conflitto tanto disastroso com’era stato quello 1939-45. E invece i fronti di guerra non sono certo mancati da allora: Indocina, Corea, Vietnam, Medio Oriente, Balcani, centro-America..
Insegna a procedere verso il cosiddetto “progresso”? Non sembrerebbe neppure questo, tant’è che le esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki sono frutto del progresso scientifico, ma sono senza dubbio una dimostrazione di quanto l’uomo possa danneggiare sé stesso. Inoltre, la questione nucleare è stata approfondita e discussa nel corso degli anni e l’accordo tra Iran, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina è stato firmato solamente nell’estate 2015.
Insegna all’uomo a comprende l’uomo.
Come diceva March Bloch la storia è “storia degli uomini“. Sono i singoli individui che compiono la Storia.
Qualsiasi fenomeno ha senza dubbio cause di lungo periodo che interagiscono con determinazioni sociali, ambientali, politiche, ma senza un Lenin non ci sarebbe stata la Rivoluzione russa, senza un Mussolini non ci sarebbe stato il fascismo e senza un Fidel Castro non ci sarebbe stata la Rivoluzione cubana del 1959 (per rimanere circoscritti solo ad eventi del XX secolo).
Porre l’attenzione sull’uomo non conduce ad una deriva antropocentrica, o meglio, porta a quello che si può definire un antropocentrismo culturale, all’interno del quale il soggetto ha un ruolo centrale, ma solamente se concepito in un sistema che coinvolga cultura, politica, filosofia, sociologia e psicologia.

In conclusione, è possibile affermare che studiare la Storia è necessario per una molteplicità di motivi:
non ripetere più gli stessi errori, secondo il noto proverbio “sbagliando s’impara“, che in fin dei conti era quello che sostenevano coloro che parteciparono alla Conferenza di Parigi del 1919, che pose fine alla Grande Guerra. Tuttavia fu proprio nella capitale francese che nacquero i germi della seconda guerra mondiale, che sarebbe scoppiata solamente 20 anni dopo.
conoscere da dove arriviamo. Prendiamo il caso dell’unificazione nazionale italiana: è solamente venendo a conoscenza della figura politica di personaggi come Cavour, Mazzini, D’Azeglio e, più avanti, Depretis, Giolitti, Mussolini e via dicendo, che si possono comprendere le dinamiche della politica attuale.
ricordare. Come sostiene Eric Hobsbawm nelle prime pagine de “Il secolo breve“, quando il 28 giugno 1992, in pieno conflitto balcanico, il presidente francese Mitterrand andò in visita a Sarajevo, nessuno si rese conto che il suo era un tentativo di riconciliazione in una città che 78 anni prima era stata teatro dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, evento scatenante della prima guerra mondiale.
diventare “cittadino del mondo”. Ipoteticamente, in un villaggio globale (M. McLuhan) come è diventato il mondo dopo l’avvento di Internet, sembrerebbe facilissimo reperire il massimo numero di informazioni e di nozioni: giornali, siti web, blog, forum di discussioni. Eppure la conoscenza di ciò che ci sta intorno è sempre più limitata e refrattaria..

Il terrorismo islamico, l’emergere delle potenze asiatiche, la crisi della democrazia rappresentativa, il populismo arrogante, l’immigrazione, la crisi economica: sono queste le sfide che il nostro tempo ci ha posto davanti e che siamo direttamente chiamati a risolvere.
E’ ognuno di noi a fare la Storia: nel suo piccolo, è sempre il singolo soggetto ad avere una scelta.

Guglielmo Motta

3 pensieri su “Riflessioni culturali: perché si studia la Storia?

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