Il canto gregoriano. Parte II – Il basso Medioevo

Fino al XII secolo, la musica sacra proseguì il suo cammino in Europa con rivoluzioni su più campi. Tuttavia, l’impianto di base del canto gregoriano non era ancora mutato: la monofonia padroneggiava, e i canti erano spesso molto simili fra loro poiché i monaci cantavano tutti ugualmente, come detto nella prima parte (https://amantidellastoria.com/2016/09/04/il-canto-gregoriano-parte-i-lalto-medioevo/).

La rivoluzione avvenne con i maestri musicali (nonché, ovviamente, uomini di Chiesa) Léonin e Pérotin, ai cui nomi non per nulla venne presto affiancato l’appellativo magnus, entrambi attivi nella Schola Musicalis di Notre-Dame, a Parigi.

I due maestri furono i primi grandi applicatori del concetto di polifonia, in realtà già noto da tempo ma poco utilizzato, il quale consiste nell’affiancamento di due o più voci “a intreccio”: ogni cantore del coro esegue una propria melodia diversa da quella degli altri monaci, ma ogni melodia è in armonia con le altre. L’evoluzione è quindi compiuta: alla vecchia monofonia gregoriana e altomedievale, caratterizzata da un unico canto dei monaci, va a sostituirsi la deliziosa e ancor più suggestiva atmosfera polifonica.

Perché è così importante la polifonia?

Il motivo è molto chiaro: essa costituisce la base della musica europea dal basso Medioevo fino all’epoca contemporanea; basti pensare che un comunissimo pezzo di musica rinascimentale, barocca, romantica ma anche più moderna e che non preveda l’esecuzione musicale di una sola persona, necessita di uno o più strumenti che eseguano una melodia mentre altri strumenti (o il canto stesso) ne eseguono un’altra, anche solamente di accompagnamento. Data l’origine gregoriana della polifonia, non è chiaramente un caso che le varie melodie di un brano vengano ancora oggi chiamate “voci“.

Ecco dunque alcuni brevissimi esempi di canto gregoriano in polifonia: il primo video, in particolare, permette di udire chiaramente un canto dominante e uno di tono molto grave e basso: è il bordone, che in tempi brevissimi, sempre nel XII secolo, venne sostituito in ambito popolare dal suono della ghironda.

Nel secondo video, invece, oltre al bordone ben udibile al secondo 7, verso il primo minuto circa dall’inizio del brano si possono distinguere anche tre melodie diverse, di cui due principali e una con funzione di bordone.

Consiglio molto vivamente di ascoltare i seguenti brani dopo quello presentato nella prima parte (link presente a inizio articolo) per notare la differenza tra monofonia e polifonia.

Buon ascolto!

Articolo di Daniele B.

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