Ezio, l’ultimo generale di Roma

Ezio era nato per la salvezza di Roma, almeno così disse lo storico Jordanes diverso tempo dopo la morte del valoroso generale.

Un’esagerazione? Molto probabilmente si, tuttavia raramente il giudizio degli storici antichi è così unanime nel definire le qualità di un uomo, salvo appunto rare eccezioni. Di Ezio un altro storico antico, Procopio di Cesarea, disse che insieme ad un altro generale, il comes Bonifacio:

giunsero ad un grado di magnanimità ed eccellenza sotto qualsiasi aspetto che se uno li definisse gli ultimi romani non si sbaglierebbe, tanto era vero che tutte le ottime qualità dei Romani erano incarnate in questi uomini [1]

Un impero sull’orlo del collasso

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La situazione politica dell’impero romano dopo la morte di Teodosio – wikimedia

Flavio Ezio, questo il suo nome completo, ebbe i suoi natali sul finire del IV secolo d.C. , più precisamente nel 390 d.C. in un’epoca di grande debolezza per l’impero romano. Le armi romane erano state battute ad Adrianopoli dagli invasori Goti solamente 12 anni prima; lo stesso imperatore Valente era morto sul campo di battaglia insieme ai suoi soldati, lasciando di fatto l’intero oriente privo di qualsiasi forza militare in grado di contrastare i barbari.

Il nuovo imperatore in oriente era diventato Teodosio che vista l’emergenza aveva preso la decisione di integrare i barbari, immettendone un gran numero nell’esercito – e nelle campagne – così da disporre di nuova manodopera (sempre più rara). Una politica di accordi che come scrive lo storico Alessandro Barbero non è nuova ma i cui effetti:

“risultarono più imprevedibili per i mutati rapporti di forza che per un’effettiva novità nelle misure adottate” [2]

Se da un lato gli accordi garantirono maggior afflusso di uomini, dall’altra la disciplina militare si disgregò completamente. Le legioni cambiarono per sempre volto.

Quando Ezio ha più di cinque anni si ritrova inconsapevolmente ad esser suddito di un altro bambino, Onorio, di pochi anni più grande di lui. Il padre ed imperatore Teodosio ha deciso che alla sua morte – avvenuta nel 395 d.C – il mondo romano tornerà ad esser governato da due uomini. L’occidente viene affidato ad Onorio, mentre il fratello Arcadio prende possesso dell’oriente. Vista la tenera età dei due bambini viene deciso che entrambi governeranno con l’aiuto dei due capi militari più importanti, i cosiddetti magister militum.

Ezio tra i barbari

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in questi anni i barbari adottarono l’usanza di richiedere ostaggi ai romani, così da aver più potere nei negoziati con Roma. Appena quindicenne Ezio venne inviato tra i Visigoti di Alarico. Dopo più di tre anni (dal 405 al 408 d.C.) Ezio fece ritorno in Italia per poi esser spedito nuovamente tra i barbari. Questa volta però per il giovane ormai diciottenne fu decisa una diversa destinazione, ovvero la corte gli Unni. Si tratta di un passo che lo segnerà per sempre e formerà i suoi sentimenti di amicizia e stima per questo popolo, il cui esercito lo seguirà in diverse campagne militari.

Ma per quale motivo Ezio viene spedito tra gli Unni?  Attila ha solo pochi anni quando il futuro generale romano raggiunge l’accampamento di Ruga, eppure queste tribù – ancora non sono un vero e proprio regno che si consoliderà con il “Flagello di Dio” – costituiscono già un pericolo per l’impero. Nel corso dei decenni precedenti sono stati responsabili dell’enorme ingresso di barbari nell’impero; ora sfruttano la situazione di debolezza dell’impero per compiere razzie.

Ruga è il primo re Unno di cui si abbiano notizie più precise, ma ciononostante dimostra una grandissima astuzia politica, chiedendo ostaggi ai romani per poter esercitare maggiore pressione nei negoziati. Ezio dopo aver appreso molto sull’arte della guerra durante l’esperienza tra i Visigoti, ora impara dagli Unni di cui diviene grande amico. Stringe infatti un grande rapporto personale con lo stesso Ruga ed oltre ad imparare la lingua locale riesce a comprendere la società unna.

Scrive lo storico franco San Gregorio da Tours (VI secolo):

(Ezio) era di statuta media, virile, ben fatto tanto che il corpo non era né troppo esile né troppo pesante; aveva gli arti vigorosi ed era un cavaliere abilissimo, bravo con l’arco e forte con la lancia [3]

oltre alle qualità che lo rendevano un ottimo guerriero il futuro generale romano era anche

Ottimo nell’arte della pace: libero dall’avarizia e dalla cupidigia, dotato di virtù intellettuali; i consigli maligni non lo deviavano dal suo obiettivo; era estremamente intollerante verso le scorrettezze, amava lavorare, era intrepido nei pericoli e capace di sopportare le durezze della fame, della sete e dell’insonnia [4]

Certo la descrizione fornita dallo storico franco, vissuto molto tempo dopo la morte di Ezio, appare più un panegirico ed un’esaltazione della sua figura visti gli esiti della sua carriera politica e militare.

Ciononostante appare chiaro come la figura di Ezio sia davvero importante per la causa romana in questo contingente storico. Mentre si trovava in ostaggio presso i Visigoti l’impero d’occidente subì un’enorme invasione.

Nell’inverno del 406 d.C. un’enorme fiumana di genti attraversò il Reno, approfittando del fatto che fosse ghiacciato e che le armi romane guidate da Stilicone fossero impegnate altrove (a combattere più precisamente contro le forze guidate da Ragadaiso). Un fatto che da un lato determinò il destino del magister utrisquie militum d’occidente (riuniva rispetto al passato sia il comando della fanteria che della cavalleria), a cui venne attribuita la disfatta insieme alla perdita della Britannia, e dall’altro sancì la nascita di diversi stati romano barbarici all’interno delle frontiere imperiali. L’unità dell’impero era per sempre compromessa.

Certamente con il senno di poi appare oggi inevitabile il collasso dell’impero d’occidente, descritto come un gigante dai piedi d’argilla, tuttavia è necessario specificare che l’idea di decadenza sia ormai generalmente rigettata e l’opinione di autori quali E.Gibbon – autore della monumentale opera “declino e caduta dell’impero romano” ed il quale descrive un lungo processo di decadenza imperiale, siano ormai superate.

Scrive lo storico Alessandro Barbero:

(…) un impero (quello romano) che fino all’ultimo, contrariamente a un’immagine diffusa, non fu disposto a ripiegarsi in se stesso ed ad assumere un’attitudine puramente conservatrice [5]

L’impero d’occidente riuscì a riprendersi in parte dall’enorme disastro, seppure sia l’unità e la compattezza ne risultarono scosse nelle fondamenta. Roma, saccheggiata, tornò in breve tempo alla normalità mentre ai popoli barbari fu concesso di stabilirsi all’interno dell’impero in qualità di foederati in cambio della fornitura all’esercito di un certo numero di reclute.

Ezio fa il suo simbolico ingresso nella storia dopo la morte di Onorio nel 423 d.C. quando Giovanni Primicerio viene acclamato imperatore dalle proprie truppe. Inviato proprio da questi a cercar l’aiuto militare degli Unni, arrivò in Italia troppo tardi, quando il nuovo sovrano d’occidente era stato fatto uccidere per mano di Galla Placidia che sul trono desiderava fosse posto il proprio figlio Valentiniano.

 Il triste destino di Giovanni Primicerio

Il regno dell’usurpatore, almeno così lo poteva definire la dinastia di Teodosio, ebbe così vita brevissima. Riuscì a governare per appena 18 mesi.

Lo storico Procopio descrive la tragica fine dell’imperatore:

Teodosio II, Figlio di Arcadio, inviò contro questo Giovanni un grande esercito, lo strappò dalla tirannia e restituì il potere reale a Valentiniano che era ancora un bambino. Valentiniano prese Giovanni vivo, lo portò nell’ippodromo di Aquileia con una mano amputata e lo costrinse a sfilare in parata su un asino; dopo averlo fatto pesantemente maltrattare e insultare dagli esecutori lo mise a morte [6]

La posizione di Ezio si faceva precaria, avendo sostenuto l’usurpatore Giovanni, così si rivolse ancora una volta agli Unni in cerca di aiuto. Questi lo seguirono e Galla Placidia fu costretta ad accettare la situazione di fatto, non disponendo di forze sufficienti per contrastare il valoroso generale che divenne console per ben tre volte. La donna però, avendo ereditato il forte carattere del padre Teodosio I, non era certo meno furba di Ezio.

Per cercare di porre un freno allo strapotere di quest’ultimo gli contrappose la figura di un altro generale romano, il comes d’Africa Bonifacio. Lo scontro tra questi due favorì sicuramente il potere della stessa Galla Placidia che governava in vece del figlio.

Flavius Aetius, l’uomo più potente dell’occidente

Sconfitto il rivale in uno scontro campale – in realtà Bonifacio ebbe la meglio in battaglia ma morì per le ferite riportate durante lo scontro – Ezio divenne l’uomo più potente in occidente. La sua influenza sulla politica romana aveva già determinato la cessione di una parte della Pannonia – detta Pannonia secunda – agli Unni attraverso un trattato del 433 d.C. in cambio dei servizi resi da questo popolo.

Si trattava di una concessione necessaria per rinfoltire le schiere di un esercito sempre più assottigliato; grazie all’aiuto degli Unni infatti Ezio poté ristabilire l’ordine in occidente. Si alleò con i Visigoti e scacciò i Franchi dalla regione del Reno che avevano recentemente occupato.

Un’altra popolazione sottomessa fu quella dei Burgundi, il cui episodio però è poveramente descritto nelle fonti storiche. Tutto quello che si sa è che nel 436 – secondo la Chronaca Gallica – nel 436:

Scoppiò una memorabile guerra contro la nazione dei Burgundi, e in essa quasi tutta la nazione con il suo re fu spazzata via da Ezio [7]

L’episodio ebbe tanta impressione sull’opinione pubblica che questi eventi vennero narrati in seguito in forma leggendaria nella saga nordica dei “Nibelunghi”:

Di tutti i guerrieri Burgundi nessuno ora era salvo eccetto quella coppia solitaria: Gunther e Hagen

Attila invade la Francia

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Attila, il flagello di Dio, è raffigurato in questo medaglione – wikimedia

Nel 450 d.C. morirono sia Galla Placidia che l’imperatore Teodosio (morì in un incidente cadendo da cavallo); Valentiniano III rimase così senza alcun aiuto se non quello di Ezio.

Si è spesso descritto questo sovrano come debole; sua madre Galla fu accusata di aver cresciuto deliberatamente un figlio non troppo brillante (le accuse ufficiali furono in realtà più dure). Certo non aveva il carattere dell’antenato Teodosio I, tuttavia si dimostrò fermo e convinto nelle sue decisioni. Tra la guerra e l’accettazione della proposta giunta da Attila di concedergli in sposa Onoria e la metà dell’impero d’occidente (Teodosio II prima di morire scrisse personalmente a Valentiniano di accettare) Valentiniano III scelse le armi, confidando anche nella forza del magister militum Ezio.

Attila pensava di avere dalla sua l’auspicio di una profezia che diceva “la battaglia sarà perduta, ma un potente nemico morirà”. Gli Unni invasero dunque per tutta risposta la Gallia e distrussero e saccheggiarono diverse città come Tour e Metz prima che Ezio potesse raccogliere forze sufficienti per affrontare Attila in Battaglia. Un’ulteriore cattiva notizia giunse nel campo del generale romano mentre si trovava in marcia verso Lione. I Visigoti erano pronti ad unirsi agli Unni. Per fortuna nella regione viveva un certo Avito, un ricco senatore in pensione. Inviato dai Visigoti riuscì a convincerli ad allearsi con i romani, spingendo sulla paura che Attila si spingesse sino ai loro territori. Teodorico, il loro re, acconsentì infine ad unirsi alle truppe imperiali

la battaglia dei campi catalaunici, l’ultima grande vittoria dell’impero d’occidente

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Verso la fine del 451 d.C. gli eserciti di Attila, Ezio e Teodorico si ritrovarono faccia a faccia. Lo storico Gibbon scrive che:

nella piana di Chalons si erano raccolte tutte le nazioni che vivevano dal Volga e l’Atlantico [8]

Aldilà delle evidenti esagerazioni, gli eserciti che si affrontano nell’odierna sono evidentemente multietnici. Entrambi gli schieramenti sono composti da tre principali formazioni ambo i lati e si calcola che parteciparono allo scontro tra i 30.000 e i 50.000 uomini (Jordanes esagera – come al solito – parlando di 165.000 uomini su entrambi i fronti)

Per l’impero Ezio si trova sull’ala destra, Teodorico e i Visigoti su quella sinistra mentre al centro Sangibano, re degli Alani. Attila e gli Unni occupano la posizione centrale, sulla destra i fedeli Gepidi guidati da Aldarico e sulla sinistra gli Ostrogoti. Alla battaglia partecipano però anche gruppi di Franchi, Burgundi e Sassoni.

Attila riuscì ad ottenere immediatamente un vantaggio tattico, occupando un piccolo colle che dominava la zona. Lo scontro è feroce e sanguinoso. Lo storico Jordanes arriva a scrivere che un torrente divenne rosso per il sangue versato e:

Chi veniva spinto dalle ferite subite bevve acqua mista a sangue per spegnere la propria bruciante sete [9]

Qualcuno arrivò a raccontare che i fantasmi dei caduti avessero continuato a combattere per giorni dopo la fine della battaglia.

Aldilà delle credenze popolari alla fine della giornata il grande vincitore è Ezio. Teodorico è morto in battaglia, mentre Attila è pronto ad immolarsi pur di non cadere in mano ai romani. Fa infatti erigere un fortino di fortuna grazie ai carri che trasportano i rifornimenti per l’esercito, pronto all’ultima difesa finale.

Sorprendentemente però la coalizione Anti-Unna si sceglie come neve al sole, l’assedio al suo campo viene levato e Attila può far ritorno nei suoi accampamenti, pur sconfitto. L’idea prevalente è che sia stato Ezio a convincere gli alleati Visigoti a far ritorno nelle proprie terre per non correre il rischio di veder crollare la minaccia unna e per poi dover affrontare da solo le armi visigote. Non vi è certezza sul perché l’esercito unno non venga annientato. Sta di fatto che già nell’anno successivo il re Unno è pronto a scendere nuovamente in armi e questa volta sulla penisola.

La morte di Ezio

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Papa Leone I, soprannominato Magno, incontra Attila – affresco vaticano di Raffaello (wikimedia)

La discesa di Attila in Italia è un duro colpo per l’immagine del generale romano. Non dispone di forze a sufficienza per poter contrastare l’esercito unno, i Visigoti questa volta non si presentano e il leader unno ha gioco facile, distruggendo e saccheggiando una delle più importanti città del nord Italia, Aquileia (la fuga verso la laguna determinerà la nascita dei primi insediamenti della futura Venezia).

Attila non può essere fermato con la forza delle armi, così un’ambasceria raggiunge il sovrano Unno e lo convince a ritirarsi (non prima ovviamente di un pesante tributo). Sono presenti due senatori romani e il papa Leone I (accusato da diversi teologi di aver riscritto la storia della Chiesa esagerando il ruolo di Paolo e Pietro), anche se la leggenda trasformerà i primi due nella figura di angeli.

il re unno tornato dalla propria campagna con un ricco bottino, si spense tuttavia inaspettatamente durante la prima notte di nozze con una ragazza di nome Ildico dopo appena 8 anni di regno e “l’impero” da lui creato non sopravvisse alla sua morte. La minaccia unna veniva meno, tuttavia la liberazione di molti popoli in precedenza sotto il giogo unno peggiorò la situazione visto che ora era possibile per loro aggredire l’impero.

Ezio da tempo tramava affinché il figlio diventasse l’erede al trono. Propose all’imperatore di far fidanzare il proprio figlio Gaudenzio con sua figlia Placidia. Questi accettò, tuttavia nel frattempo il prefetto di Roma e console Petronio Massimio cominciò a convincere Valentiniano della pericolosità di Flavius Aetius.

Sidonio ne fa una triste descrizione:

suo appariscente stile di vita, dei suoi banchetti, delle sue costose spese, dei suoi costosi banchetti, dei suoi cortigiani, dei suoi passatempi letterari, delle sue proprietà e del suo grande clientelismo [10]

Deciso ad ostacolare Ezio trovò l’aiuto di un eunuco di nome Eraclio. Insieme a questi convinse l’imperatore che il generale era prossimo ad ordire il suo assassinio. Così mentre Ezio si recava, disarmato, a chiedere un riconoscimento finanziario a Valentiniano, quest’ultimo senza dire una parola estrasse una lama e lo pugnalò a morte.

Petronio, non contento, ordì anche l’uccisione dell’imperatore. Solamente dopo due anni infatti ordì un altro complotto. Fece nascondere due guardie, fedeli ad Ezio dietro alcuni cespugli di alloro. Quando Valentiniano passò lo assalirono uccidendolo; nessuno oppose resistenza. Massimo Petronio divenne imperatore tuttavia il suo fu uno dei regni più brevi della storia romana; appena 60 giorni. Quando una flotta vandala apparve in vista delle coste laziali la sua guardia personale si ammutinò lo uccise, fece a pezzi il suo corpo e lo gettò nel Tevere.

In effetti sembra che alcune parole fossero state premonitrici alcuni anni prima quando qualcuno disse a Valentiniano dopo l’uccisione di Ezio:

Ti sei tagliato la mano destra con la sinistra, adesso chi difenderà l’Italia dai Vandali? [11]

Articolo di Stefano Borroni

fonti e bibliografia:

[1][3] [4] [6][7] [9] [10] [11]Patrick Howarth, Attila Re degli Unni, Edizioni Piemme

[2] [5] Alessandro Barbero, Barbari; immigrati, profughi, deportati nell’impero romano, Laterza Editori

[8]Edward Gibbon, caduta e declino dell’impero romano, Oscar Mondadori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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