La disciplina dei legionari

La disciplina è stata la chiave di successo della poderosa macchina da guerra romana che riuscì ad unire l’intero Mediterraneo sotto un’unica bandiera per la prima ed ultima volta nella storia. Una forza che garantì poi al mondo romano quel predominio per diversi secoli.

La selezione

L’esercito romano cambiò moltissimo nel conto del tempo; non bisogna infatti dimenticare che la storia di Roma ha inizio con la fondazione nel VIII secolo a.C. e termina ufficialmente più di 1100 anni dopo con la deposizione di Romolo Augustolo. Un enorme lasso di tempo che spesso nell’immagine comune trasforma il soldato romano in quello che si vede ad esempio nel cartone di Asterix e Obelix. La realtà è molto più complessa.

Mentre in età monarchica e repubblicana servire l’esercito è un diritto/dovere di tutti i cittadini (maschi ovviamente), solamente con la riforma di Mario la legione diventa un esercito professionale, ben pagato rispetto al semplice stipendium (oggi diremmo un rimborso spese) che dal 406 a.C viene corrisposto ai soldati. Inizialmente i confini ristretti dello stato romano consentono all’esercito di far ritorno a casa in tempo per i raccolti nei campi.

In età imperiale le truppe diventano invece “scelte”, salvo ovviamente necessità urgenti. Vegezio, nella sua opera l’arte della guerra riporta che il legionario:

“Viene selezionato per la sua grande forza, l’alta statura e perché è in grado di lanciare (…) armi da getto con abilità ed impeto (…) ha appreso tutta l’arte delle armi pesanti, è sveglio, sobrio pronto ad eseguire ciò che gli viene ordinato piuttosto che a discutere, in grado di mantenere la disciplina tra i suoi soldati, di provvedere a che essi abbiano la divisa e le calzature in ordine e le armi siano pulite e risplendano” [1]

In sostanza se non fosse che sappiamo si tratti della descrizione di uno storico romano, potremmo tranquillamente scambiarlo per un manuale militare attuale.

Come per i moderni marines, la vita del milites, passa per la dura disciplina e il cameratismo che si sviluppa tra i commilitoni. Il primo amico-nemico è il centurione. Il legionario sa che se sbaglia dovrà affrontare il bastone, il vitis, la frusta o nei casi peggiori la pena capitale. Ora come allora è un fattore da non sottovalutare e non di rado può portare all’allontanamento da questa professione.

Molti sono affascinati da questa figura; ci vogliono quindici o venti anni per raggiungere questo grado, a meno di non essere raccomandati si intende (pratica diffusissima anche allora). Esistono moltissimi compiti e specializzazioni nell’esercito, così come oggi, i legionari non sono una massa indistinta di fanteria ed a molti viene corrisposto ad esempio uno stipendio maggiore per via delle loro specializzazioni, sono i cosiddetti duplicarii (stipendio doppio) in genere esenti anche dai lavori più pesanti ed umilianti e vengono definiti per questo motivo immunes. Solo per far alcuni esempi – servirebbe un articolo solo per descrivere tutte le tipologie diverse di lavori e mansioni)- ci sono i principales che affiancano i centurioni, i carpentarii (carpentieri), i saggittarii (fanno le frecce), i gladiatores (producono le spade) o anche gli aquilices (ingegneri idraulici) [2].

Le legioni romani devono essere autosufficienti ed in grado di edificare un campo anche in condizioni di grave difficoltà (riuscirono a costruirne uno di fortuna si pensi anche a Teutoburgo). Non esiste nemmeno la logistica moderna quindi non deve sorprenderci dunque il fatto che più che un’esercito in marcia quello romano assomigliasse ad una piccola città in movimento.

La disciplina

disciplina_legionari2.jpg

Johnny Shumate, la decimazione

Il giorno del legionario iniziava solitamente molto presto, all’alba. La prima attività era l’adunata. Qui i soldati ricevevano i compiti da svolgere  e la parola d’ordine. Di fronte agli ordini rispondevano con la formula “faremo ciò che ci è ordinato ed ad ogni ordine saremo pronti [3]. Tutto è riportato negli acta diurna, ovvero dei rapporti che giornalmente erano redatti e che sono stati stati scoperti un po’ ovunque dagli archeologi e ci confermano le parole degli storici antichi.

Difficilmente i legionari non rispettano gli ordini; oltre alle punizioni di cui parleremo più avanti, le ispezioni erano all’ordine del giorno ed esistevano anche dei rapporti quotidiani chiamati renuntia. Ovviamente con i soldi si ottiene tutto e basta “donare” qualche asso al proprio centurione per saltare i propri compiti quotidiani. Alla fine di ogni anno, il 31 dicembre, veniva emesso anche un rapporto più formale ovvero il cosiddetto pridianum che dava conto dello stato della legione (comandante, effettivi, morti etc).

L’esercizio militare invece quello tocca proprio a tutti, a meno ovviamente che non si sia disposti fisicamente (chissà che magari qualcuno non abbia mai finto di essere malato per saltarsi una giornata pesante). Come scrive Vegezio

Un soldato non addestrato, non importa quanti anni abbia militato, resta sempre una recluta[4]

Non è un caso che la parola esercito derivi dal termine latino che indicava l’esercizio (exercitus). La disciplina è un concetto molto caro ai romani, tanto che viene identificato in una vera e propria dea; questa viene rafforzata nel cosiddetto campus, un campo di forma quadrata (200 metri per lato) per l’appunto dove si svolgevano le esercitazioni. Non si trattava solamente di esercizi fisici; la sopravvivenza di un soldato dipendeva anche da capacità mentali come il controllo della paura e la fiducia nei propri superiori.

Per tal motivo anche i comandanti si allenavo insieme ai loro sottoposti, annullando momentaneamente qualsiasi differenza. La stessa mentalità romana non consentiva gesti individuali che mettessero in pericolo gli altri commilitoni; la macchina bellica romana doveva agire come un tutt’uno.

Punizioni e ricompense

Non esisteva un vero e proprio codice di punizioni da rispettare. Solitamente la pesantezza della pena comminata dipendeva dal comandante o centurione che fosse, e la gravità del reato. Per le colpe minori vi era una notevole varietà di scelta. Dalle pene pecuniarie che consistevano in multe e decurtazioni dallo stipendio, all’esclusione del bottino derivante dai saccheggi e delle conquiste. Si poteva essere retrocessi di grado, ad esempio perdendo il titolo di immunes o duplicarii, oppure essere trasferiti da un reparto all’altro (cosa molto disonorevole).

Nei casi più gravi si partiva dalle semplici frustrate, oppure infine la condanna a morte tramite lapidazione o fustuarium, quando si veniva bastoni sino alla fine. Ultimo caso è la decapitazione. Tutti questi tipi di condanna venivano eseguiti fuori dal campo, dopo aver legato il condannato ad un palo di legno.

Se la colpa fosse stata collettiva, ad esempio la sollevazione di un reparto intero, si ricorreva alla famosa decimazione. Ogni dieci uomini ne veniva estratto uno a sorte ed ucciso; in seguito i superstiti erano umiliati e costretti a mangiare il cibo dei poveri come l’orzo o a lasciare momentaneamente l’accampamento.

Anche per le ricompense vi era una notevole varietà, con vere e proprie medaglie, o l’aumento di grado e la concessione del famoso “stipendio” doppio. Le medaglie consistevano in un’ulteriore varietà degli oggetti più disparati,  decorazioni al valore (ob virtutem) come le falerae, i torques (collane) e le armillae (bracciali)[5]. Nel caso di un assedio chi riusciva ad arrivare per primo sulle mura riceveva la “corona muralis” mentre per le battaglie sul mare si riceveva la navalis o rostrata (sempre in oro)  per aver abbordato una nave nemica per prima. La più famosa è senz’altro la corona d’alloro, la Triumphalis, concessa però in questo caso alle alte più cariche militari, quando ne veniva proclamato il “trionfo” (come fu per Cesare ma non solo).

trionfo_romano

Scena di un trionfo, età repubblicana

Ci furono veri e propri fenomeni nell’arte militare. Un tale di nome Sicinio Dentato che dopo aver combattuto 120 battaglie, ferito ben 45 volte, ricevette una somma spropositata di medaglie, guadagnandosi il soprannome di Achille romano. Come scrive la storica Federica Guidi:

“(gli furono donate) 8 corone d’oro, 1 ossidianale, 3 murali, 14 civiche, 83 collari, oltre 160 bracciali, 18 lance, 25 falere: più che un uomo, una medaglia vivente” [6]

Articolo di Stefano Borroni

fonti e bibliografia:

[1][2][3][4][5][6]Federica Guidi, il mestiere delle armi, Oscar Mondadori

 

 

 

 

 

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3 pensieri su “La disciplina dei legionari

  1. Invece era proprio il primo gennaio l’inizio dell’anno, grazie alla riforma del calendario giuliano. Se non mi crede può sempre consultare wikipedia, altrimenti le faccio uno screen del materiale da cui ho attinto per fare questo articolo 🙂 – Stefano

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