Elena Percivaldi: «un popolo senza cultura e senza memoria è esposto al rischio di perdere la propria identità»

Abbiamo intervistato Elena Percivaldi, giornalista, ricercatrice storica ed esperta di tematiche medievali.
Abbiamo parlato di ricerca scientifica e divulgazione storica: questo è quello che ci ha risposto.

1) Partiamo dall’inizio: come e quando nasce il suo amore per la storia e la passione per il Medioevo?

Potrebbe sembrare banale, ma come per molti l’amore per la storia si è acceso da giovanissima, avevo tredici anni, guardando il film «Il nome della Rosa» e poi leggendo il libro di Umberto Eco da cui era tratto.
Fu una sorta di folgorazione, lo ammetto: la voglia di approfondire quelle tematiche e capire quello scenario scattò immediatamente.

2) Ha poi avuto di studiare questi temi a scuola?

Forse tutto sarebbe finito in niente se poi, a scuola, non avessi avuto la fortuna di studiare con professori capaci di trasmettere a loro volta la passione per la conoscenza.
Ricordo in particolare il mio professore di letteratura italiana e latino al Liceo, che faceva lezioni difficilissime ma in grado di rapirti se solo aprivi il cuore e la mente. Ci faceva fare Esegesi dantesca a livello universitario, si confrontavano i passi della Commedia con le fonti teologiche, storiche, bibliche.
Lì ho deciso che avrei voluto occuparmi di queste cose. All’Università di Milano mi sono laureata in Storia Medievale con il prof. Cippo, e da lui ho imparato l’importanza enorme delle fonti e del loro studio rigoroso.

3) Come si diventa ricercatrice e divulgatrice storica?

Credo che una ricetta vera e propria non esista. Parlo della mia esperienza. Io sono partita da una grande passione, ho studiato seriamente e a lungo (e continuo tuttora, ogni giorno!) e ho fatto tutta la trafila necessaria a imparare un mestiere che non si improvvisa, ma è frutto di fatica, errori, correzioni, porte in faccia o viceversa spalancate, prove continue che bisogna superare.
Occorre essere sorretti da grande motivazione perché non è facile andare avanti e sul percorso si inciampa, si sbaglia e si impara sempre. Devi confermare il valore sul campo ogni giorno.

4) Come giudica la situazione attuale?

Purtroppo oggi come oggi, visto la carenza di investimenti nel settore, la crisi e la poca voglia di rischiare non è facile avere delle opportunità e bisogna andare a cercarsele o addirittura provare a crearsele, avere inventiva, uno spirito imprenditoriale, una grande abnegazione, discreto coraggio e tanta voglia di mettersi in gioco.

5) Qual è il personaggio storico di cui si è più appassionata in questi anni?

In realtà non ce n’è uno in particolare, ciascuno ha i suoi pregi e i suoi difetti e non credo agli eroi e ai totem.
Vero però che ci sono alcune figure più affascinanti di altre, qualcuna che mi ha spinto a interrogarmi molto e che mi ha conquistato.
Federico Barbarossa, ad esempio. Di lui mi sono occupata in particolare scrivendo “I Lombardi che fecero l’impresa – La lega e il Barbarossa tra storia e leggenda” (Ancora Editrice, 2009). Ho cercato di reinquadrare la figura dell’imperatore, dopo tanta propaganda avversa dal Risorgimento in poi, come il grande sovrano che è stato: un uomo “vecchio stampo”, ben conscio del suo ruolo di guida temporale del mondo, che si sentiva in dovere di riportare l’impero a quel ruolo davvero universale che sembrava stare perdendo inesorabilmente davanti all’ascesa di altre realtà come i comuni.

6) E oltre a Federico Barbarossa?

Un altro personaggio che trovo, per ragioni diversissime, molto affascinante è san Brandano, santo e abate irlandese vissuto nel VI secolo che è stato artefice di quel famoso viaggio verso la “terra promessa dei santi” – l’aldilà, il paradiso – di cui si conserva un’avvincente narrazione ampiamente fantastica scritta da un anonimo autore del IX secolo.
Il suo viaggio è una metafora della ricerca della Verità e una descrizione allegorica delle prove che deve fare per superare le difficoltà e giungere alla sapienza e alla beatitudine, ha ispirato Dante e molti autori non solo medievali, ma trovo che veicoli un messaggio attuale ancora oggi.

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7) È possibile, nelle attuali condizioni socio-politiche, fare ricerca storica in Italia?

Non è semplice, lo riconosco. Il problema principale sono gli sbocchi e gli investimenti: almeno a giudicare da ciò che è avvenuto negli ultimi decenni, non sembra possibile intravvedere nelle politiche promosse dai nostri governi, di qualunque composizione e colore, la volontà di credere fino in fondo nell’Università, nella ricerca e in generale nell’istruzione.
Si sbaglia: un popolo senza cultura e senza memoria non è solo più povero in assoluto, ma è anche esposto al rischio di perdere la propria identità e la consapevolezza dei propri diritti e doveri. Ma forse alla lunga è proprio quello che la politica oggi vuole, asservita com’è all’economia e a un sistema che non ammette ripensamenti.
Probabilmente se mi fossi laureata adesso, lo dico con estremo rammarico, proverei ad andare all’estero.

8) Brexit, golpe turco, Stato islamico, immigrazione: quali sono le origini storiche dell’odierna situazione europea?

Ho un’opinione chiara in merito a queste cose, ma sono una storica che si occupa di passato remoto, non di contemporanea. Non voglio fare politica e preferisco lasciare la risposta a chi si occupa specificatamente di queste cose.

9) In uno dei suoi ultimi testi ha parlato degli antipapi: ci può accennare qualcosa sulla questione?

Il libro è uscito per Newton Compton nel 2014 ed è una disamina complessiva di un fenomeno poco conosciuto che resta spesso sullo sfondo della Storia che conta.
E’ infatti accaduto varie volte, e per varie ragioni, che il papa eletto in via ufficiale dall’assemblea dei cardinali non sia stato accettato da tutti, quindi si siano generati veri e propri scismi. Gli “antipapi“, di solito sorretti da fazioni, sono stati considerati usurpatori ed eretici, hanno subito umiliazioni pubbliche e condanne, sono stati catturati, scomunicati, processati, imprigionati, uccisi.
Chi erano? A volte oppositori al papato ufficiale per motivi dottrinali e ideologici, più spesso pedine mosse dal potere laico sul complesso scacchiere politico del tempo.
Mancava una visione di insieme di questo complesso fenomeno: per realizzare il libro ho impiegato un anno di ricerche su tutte le fonti documentarie antiche e moderne disponibili, le ho interpretate in maniera critica e rilette alla luce delle più recenti acquisizioni storiografiche, integrando poi il quadro con i dati provenienti da altre discipline, in primis l’archeologia, l’agiografia, la filologia, la storia dell’arte.

10) Su cosa sta lavorando in questo periodo?

Ho davvero moltissimi progetti. Per quanto riguarda quelli “scritti”, di imminente uscita c’è uno speciale per BBC History Italia sulle Crociate, realizzato insieme a Vincenzo Valentini, noto esperto in materia. Poi continuano le collaborazioni con le varie riviste, i mensili Medioevo, BBC History Italia e Conoscere la Storia, i bimestrali Storie di Guerre e Guerrieri e Medioevo Misterioso e relativi speciali.
Ho un altro libro in cantiere per Newton Compton sui luoghi meno conosciuti che tramandano memorie medievali, che uscirà nel primo trimestre 2018.
La fame di cultura esiste, bisogna solo saperla soddisfare nel modo giusto, incontrando i gusti del pubblico senza semplificare né banalizzare.

11) Per quanto riguarda mostre ed eventi?

Ho in programma due grossi appuntamenti sui Longobardi: un grande convegno storico-archeologico nell’autunno 2017 e una importante mostra in primavera; poi spero di poter continuare con gli altri eventi già consolidati, dal “Luglio Longobardo” di Nocera Umbra a “Benevento Longobarda” e magari concretizzarne qualche altro che al momento in fase di progettazione.
Continuerò la mia presenza su Radio Francigena, dove curo una trasmissione che si intitola “Le Vie dell’Arte. Itinerari alla scoperta del Bello“.

12) Dove sta andando la ricerca storica? L’utilizzo di Internet può rappresentare una svolta?

Internet è una risorsa preziosa per chi fa ricerca storica perché, grazie alle nuove tecnologie, è possibile consultare interi archivi di documenti, manoscritti, biblioteche e database senza muoversi da casa permettendo di risparmiare un sacco di risorse e di tempo.
Manca a volte, è vero, il contatto fisico con il documento, che comunque risulta sempre indispensabile per una verifica finale, però di certo gran parte del lavoro lo puoi fare ovunque e con risorse modeste e tempi decisamente più vantaggiosi.

13) Sono presenti dei rischi nell’utilizzo di Internet?

Occorre prestare la massima attenzione: le ricerche su Internet sono utilissime quando si tratta di consultare archivi digitali di biblioteche e enti di ricerca, oppure risorse attendibili e scientificamente corrette messe a disposizione dalle università, dai centri studi e da studiosi qualificati, e per fortuna sono moltissime.
Tuttavia, è indispensabile andare con i piedi di piombo perché le insidie, le informazioni sbagliate, le analisi non scientifiche magari riportate acriticamente anche da media importanti sono sempre in agguato.
Niente sostituisce la ricerca seria e faticosa sul campo. Ma il bello del mestiere è proprio questo.

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