La stregoneria nell’Alto Medioevo

La stregoneria è un fenomeno associato erroneamente al Medioevo; i roghi e l’inquisizione i simboli della caccia alle streghe. Uno stereotipo duro a morire che non tiene conto sia della lunghezza di questo periodo, che delle diverse opinioni dei contemporanei sull’argomento.

Spesso, nel dipingere la caduta di Roma come la fine di ogni civiltà, si omettono anche le grandi trasformazioni che avvennero all’interno del pensiero romano e poi cristiano nei secoli successivi alla disgregazione dell’occidente imperiale. Furono i romani per primi a dar vita alla caccia alla streghe e non fu durante il Medioevo che tale fenomeno assunse dimensioni enormi. Al contrario la caccia all’eretico, più in generale, si scatenò proprio verso la fine di questa epoca e continuò per tutta l’età moderna.

Come sostiene lo storico John Edwards:

“l’eresia è l’inevitabile conseguenza della razionalizzazione della religione” [1]

La caccia alla strega, eredità di epoca romana

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Francisco Goya, l’incantesimo, 1793

Per trovare esempi che sottolineano la contrarietà della società romana alla stregoneria, almeno nelle sue leggi, non basta fermarsi all’avvento della religione cristiana. Un passo indietro ci porta sin alla repubblica. Nel 33 a.C. da Roma furono cacciati tutti gli astrologi e coloro che praticavano la negromanzia. Sotto l’imperatore Costanzo II, secondo quanto riporta lo storico Ammiano Marcellino, fu indetta una vera e propria crociata contro ogni forma di magia [2].

Anche il noto storico Plinio riporta alcuni strani rituali

“Innanzitutto le donne, esponendosi nude nel periodo delle mestruazioni, di fronte allontano la grandine e le bufere”. Una vera eresia per il mondo romano che considera questi atti un tentativo di sovvertire l’ordine cosmico stabilito dagli dei [3]. Si racconta che anche  l’imperatore Germanico sia rimasto vittima di alcuni malefici; lo stesso sovrano accusò le arti oscure di averne determinato il grave stato di salute.

Nel 439 d.C. infine la magia viene definitivamente bandita, così come i culti pagani, attraverso il noto codice Teodosiano:

“I maghi, in qualsiasi parte della terra si trovino, vanno considerati nemici del genere umano […] devono patire supplizi e tormenti […] messi sul tavolo della tortura, pagare degnamente il fio del loro delitto mentre le tentaglie dell’acciaio affondano nei loro fianchi”[4].

La Tolleranza nei primi secoli dell’era di mezzo

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Salvator Rosa, La strega di Endor,  1668 

Caduto l’impero romano e formati i regni romano-barbarici la caccia a stregoni e streghe ebbe una certa battuta d’arresto. Rispetto all’oriente romano, sopravvissuto alle invasioni barbariche, dove l’eliminazione dell’eresia e in particolare della stregoneria fu più decisiva, in occidente la frammentazione politica e l’influenza dei nuovi capi barbari cambiò le carte in tavola.

Non essendo possibile estendere la legislazione romana anche ai barbari, si usavano due codici di leggi distinti, uno per i romani ed uno per i barbari. Tutti condannano la stregoneria ma solamente nel caso arrechino danno alle persone o alle cose, tuttavia in genere la punizione è leggera e consiste nel pagamento di una multa.

La legge romana dei Visigoti stabilisce che:

“Malefici, incantatori o evocatori di tempeste, che tramite invocazioni dei demoni turbano la mente degli uomini, saranno puniti con ogni genere di pene” [5]

Più blanda è la condanna dei franchi, attraverso la Lex Salica:

“Se una stria (strega) mangiasse un uomo e fosse colpevole, sia dichiarata colpevole e condannata a pagare ottomila denari” [6]

Non diverso è l’Editto di Rotari, applicato nel 643 in Italia dai Longobardi e che garantisce una certa protezione alle donne, le più accusate di commettere atti sacrileghi. Bisogna infatti fornire delle prove per poter accusare qualcuno di aver commesso un simile crimine.

L’opinione della Chiesa

Il Medioevo, in continuità con l’epoca precedente, era un’epoca di superstizioni e credenze popolari di origini antichissime. Non sempre le istituzioni cristiane riuscirono a cancellare molte celebrazioni rituali; in alcuni casi i riti furono semplicemente cristianizzati e nascosti sotto il velo del nome di santi e martiri. Non sempre fu possibile questa operazione, il culto della dea Diana sopravvisse a lungo ( da cui deriva la credenza delle fantomatiche streghe a cavallo delle scope), sopratutto tra gli strati della popolazione più bassi e nei luoghi di montagna.

Mentre gli alti vertici della Chiesa erano impegnati nella definizione di ciò che fosse o non fosse “eresia”, quelli più bassi va ricordato provenissero spesso da zone dove queste credenze erano diffuse. Le punizioni nei confronti di chi si macchi della colpa di celebrare antiche figure pagane o consulti streghe e stregoni sono molto blande e consistono per lo più di digiuni a pane ed acqua. La Chiesa preferisce in questo momento storico usare metodi più caritatevoli, il linea con il suo spirito originario.

San Colombano scrive così nel VI secolo:

“Se un laico ha mangiato e bevuto vicino ai boschi sacri,  per ignoranza […] digiuni per quaranta giorni a pane e acqua […] se l’ha fatto per  onorare demoni o rendere culto agli idoli, digiuni tre anni” [7]

Non ci si deve sorprendere dell’atteggiamento estremamente tollerante; la credenza della stregoneria viene considerata come pura ignoranza ed illusione. Alcuni secoli dopo il vescovo di Parigi Guglielmo d’Alvernia sostenne che il male peggiore non stesse tanto nelle pratiche quanto nella stupidità delle persone che credevano a queste storie e dicerie.

L’opinione di San Colombano non è l’unica che certifica la tolleranza della chiesa medievale nei confronti di queste pratiche. Il canon episcopi redatto dall’abate Regione di Prum nel X secolo  stabilisce una penitenza di due anni. Nessun rogo insomma all’orizzonte. Lo stesso autore è vittima d’altronde di credenza popolari come quella che vuole che durante la notte benevole creature – dominae nocturne – si aggirino di notte nelle case, volando da un edificio all’altro in cerca di cibo.

All’origine della caccia alle streghe medievale e moderna

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La caccia alle streghe non fu un fenomeno medievale, al contrario maturò sul finire dei secoli di mezzo ed ebbe “molta fortuna” sopratutto in epoca moderna, per declinare infine con l’avvento dell’illumismo quando la stregoneria ritornò ad esser considerata una superstizione

Per trovare dunque traccia di una dura presa di posizione contro la stregoneria e le streghe, paragonate dal monaco Graziano ai demoni (XII secolo), bisogna aspettare la lotta contro altri tipi di eresia come ad esempio quella dei catari. Solo in questo momento appaiono i primi resoconti di una nascente macchina istituzionale in lotta contro gli eretici, ovvero l’Inquisizione.

Lo storico John Edwards ci mette però in guardia sul pericolo “dell’illusione documentaria, sempre in agguato per gli storici perché può condurre all’indolente e indimostrabile convinzione che i fenomeni esistono solo se qualcuno ne scrive[8]. In sostanza non c’è alcun dubbio che in alcuni casi si possa aver dato luogo a roghi occasionali o singolari cacce alla strega. La legge romana continuò ad esercitare una funzione di spada di Damocle sui cittadini [9], in quanto si continuò a considerare il peccato di eresia (e di stregoneria, presto associata a quest’ultima) come un affronto alla figura dell’imperatore e in generale a quella del potere temporale, considerato il braccio armato della fede.

Saranno proprio la nascente burocratizzazione e razionalizzazione delle istituzioni religiose a dare vita ad una migliore definizione di eresia; unite alle lotte contro i diversi gruppi religiosi che minacciavano l’integrità del cattolicesimo, daranno vita qualche secolo più tardi ad uno dei periodi più oscuri del nostro passato.

Articolo di Stefano Borroni

fonti e bibliografia:

[1] [8]John Edwards, storia dell’inquisizione, Oscar Mondandori

[2][3] [4] [5] [6] [7] [9]Giordano Berti, storia della stregoneria, Oscar Mondadori

 

 

 

 

 

 

Un pensiero su “La stregoneria nell’Alto Medioevo

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