Vita in un monastero

LA VITA QUOTIDIANA IN UN MONASTERO

“Ora et labora” è la prima e più nota delle Regole dettate da San Benedetto da Norcia nel VI secolo. Fondatore dell’Ordine Benedettino, egli fu monaco nell’Abbazia di Montecassino, fondata nel 579, della quale divenne il primo abate. La sua Regola prevedeva dei ritmi di vita molto duri e Ludovico il Pio, imperatore carolingio dall’814 all’840, ne incoraggiò l’adozione, col risultato che essa condusse la vita di tutti i monasteri occidentali a partire dall’anno 1000.

benedictus_-_regula_anno_domini_mcccclxxxxv_die_xxvii_otubrio_-_2472028_ib00310000_tmd_master_img_scan00011-tif

Incunabolo del 1495 con il Prologo della Regola.

I monaci andavano a dormire alle sei e mezza del pomeriggio e si svegliavano alle due del mattino; 4 ore della giornata erano riservate alle funzioni religiose e altre 4 alla meditazione e allo studio individuale, mentre per altre 6 ore si lavorava nei campi o nei laboratori (essendo i monasteri retti dal principio di autarchia, ovvero di totale autosufficienza, e per non correre il rischio di scadere nell’ozio). Conducevano quindi una vita comunitaria, facendo lunghe e complesse funzioni per pregare Dio e lavori manuali per garantirsi vestiti, cibi ed erbe medicinali.

In seguito, quando i monasteri si arricchirono, specialmente grazie alle donazioni dei fedeli, i dormitori vennero sostituiti da celle singole e vennero ingaggiati dei contadini per lavorare nei campi, così che i monaci poterono dedicarsi allo studio e alla copiatura di antiche pergamene. I monasteri contenevano infatti biblioteche in cui, per secoli, si mantenne gran parte del patrimonio letterario antico.

San Benedetto conosceva bene la natura umana e consigliò ai monaci di incoraggiarsi l’un l’altro per svegliarsi così presto e concesse dei momenti di riposo durante le caldi estati. Si raccomandava il silenzio per una migliore spiritualità ma erano presenti delle stanze per conversare, con un camino per affrontare il gelo dell’inverno. Si faceva sì che i monaci avessero sempre delle vesti pulite (le tonache variavano a seconda dell’Ordine di appartenenza) ma il bagno era riservato solamente ai malati, essendo considerato un lusso troppo eccessivo. In estate si mangiava una sola volta al giorno, mentre in inverno i pasti previsti erano due, per affrontare il freddo. Era loro concesso di bere del vino, che ben si addiceva alle semplici pietanze a base di pane, formaggio, uova e pesce. Inizialmente la carne era proibita, in seguito vennero però introdotti pollame e selvaggina.

q

Monaci raffigurati nell’atto di lavorare.

A guidare i monaci vi era un abate, che veniva da loro eletto e al quale obbedivano in modo assoluto per tutta la vita.

La sicurezza economica e fisica che un monastero offriva fu una grande attrattiva per molti: qui per secoli si visse senza il timore di guerre, fame e distruzione. Oltretutto i monaci erano rassicurati dal fatto che avrebbero avuto salvezza eterna, a differenza di altri.

UN PROGETTO IDEALE

pianta_dellabbazia_di_san_gallo_816-830_san_gallo_stiftbibliothek

Pianta dell’abbazia di San Gallo.

Nessun grande monastero benedettino sorto nell’Europa occidentale ai tempi di Carlo Magno si è conservato fino ai giorni nostri. Nonostante ciò, sappiamo ugualmente quale aspetto dovevano avere, grazie a un grandioso progetto che si trova nella biblioteca del Monastero di San Gallo, in Svizzera, importantissimo documento considerato tesoro nazionale del paese. Redatta intorno al 720, questa pianta di un complesso che non venne mai realmente costruito ci mostra come avrebbe dovuto essere il monastero ideale e tutto ciò che avrebbe dovuto includere.

La Regola di San Benedetto voleva che i monaci conducessero una vita basata sull’autosufficienza, consacrata alla meditazione e al culto, quindi il progetto si basava su questi principi. Ogni costruzione in esso presente aveva una funzione specifica e ne erano stabiliti disposizione e arredamento.

Al centro del monastero doveva stare la chiesa, accessibile sia ai monaci che ai laici che vivevano nelle vicinanze. Alle due estremità dell’edificio, accanto al portale e nell’abside, stava il “Paradiso”, uno spazio riservato alla contemplazione e alla preghiera. Nella parte oltre il cancello posto davanti all’altare, avevano accesso solo i monaci, che qui pregavano otto volte al giorno. A destra della chiesa si trovavano i chiostri principali, intorno ai quali si aprivano i locali abitati dai monaci. Altri alloggi sorgevano allo scopo di ospitare l’abate, eventuali visitatori, servi e una scuola. Dietro all’abside c’erano altri due piccoli monasteri, previsti per dar spazio ai novizi e ai monaci ammalati, con accanto la casa del medico. Oltretutto vi erano orti, giardini, laboratori, stalle, scuderie, mulini, frutteti, fornaci.

Articolo di: Giulia H.S.

Fonti:
Alla scoperta del passato – Appassionanti risposte agli innumerevoli enigmi della storia, Selezione dal Reader’s Digest, Milano, 1988

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...