L’ultimo imperatore pagano, Giuliano l’Apostata

Il 6 novembre del 331 d.C nasceva Flavio Claudio Giuliano, l’ultimo imperatore di Roma a sognare un ritorno agli antichi dèi.

Il IV secolo corrispose ad un’epoca in un cui l’impero riuscì a ritrovare una nuova unità grazie all’opera riformatrice del sovrano Costantino, detto il grande, ed all’utilizzo del potere sempre più crescente dei cristiani.

Solamente dopo l’Editto di Milano, concesso da Costantino e dal collega Licinio (sull’esempio di Galerio che in letto di morte aveva concesso ai cristiani) i seguaci di Cristo dichiararono la compatibilità del servizio militare per i cristiani (concilio di Arles).

Costantino aveva forse salvato l’impero dalla dissoluzione, ma al costo di cambiare per sempre il volto di questa istituzione politica.

La sua eredità fu colta dai suoi figli che si spartirono l’impero e ne continuarono la dinastia. Dopo aver fatto assassinare i cugini Delmazio e Annibaliano, proclamati in precedenza Cesari, si divisero le rispettive aree di influenza.

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L’impero romano nel 337 d.C. – wikipedia

Costantino II ebbe il controllo delle Gallie (Spagna, Britannia e Gallia), l’oriente e la Tracia a Costanzo II, mentre il diciassettenne Costante l’Italia, l’Africa e l’Illirico (di cui però Costanzo II era tutore).

Costanzo II finì dopo alcuni anni solo alla guida dell’impero; chiamò così al suo fianco due cugini che in precedenza erano stati risparmiati dal massacro per la tenera età (Gallo e Giuliano).

Se Gallo fu decapitato per la cattiva condotta tenuta nella repressione di alcune rivolte in Palestina, Giuliano fu in seguito proclamato Cesare.

Giuliano il filosofo

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Giuliano viene issato su uno scudo dai suoi soldati che lo proclamano Augusto

Ai due bambini Gallo e Giuliano era stata risparmiata la vita, tuttavia entrambi furono costretti a subire la prigionia. Fu durante proprio questo periodo che Giuliano si innamorò dei classici e della cultura ellenica, nonostante i suoi carcerieri avessero tentato di educarlo alla liturgia cristiana. Gli fu imposto il domicilio coatto in diverse città dell’Asia Minore, importati centri del sapere, come Atene, Nicomedia e la stessa nuova Roma, Costantinopoli.

Inizialmente Giuliano aveva simulato un grande zelo nei confronti del cristianesimo. Seguiva i digiuni e partecipava alle veglie di preghiere. Durante la sua prigionia però maturò un’ideale di ribellione verso i suoi precettori.

Era stato un cristiano, suo zio Costanzo, a fare assassinare la sua famiglia. Sempre un cristiano, Eusebio, lo educava duramente con la frusta durante la prigionia in una fortezza della Cappadocia , detta Macellum, e nella quale rimase prigioniero per sei anni senza mai poter uscire, sorvegliato giorno e notte. Ora i perseguitati non erano più i cristiani ma i pagani, questo era il mondo che vide Giuliano.  Vedeva anche nel cristianesimo una religione violenta, guidata da rozzi dogmi e intrighi [1]. Mentre la nuova fede cristiana favoriva l’oppressione e l’ignoranza, a suo dire, il paganesimo consentiva all’uomo di istruirsi e di vivere in piena libertà.

Quando aveva solo 24 anni fu richiamato a servizio della corte imperiale; i funzionari lo spogliarono della barba da filosofo e lo rivestirono come un principe. Era chiamato a servire come Cesare (una sorta di luogotenenza, ruolo sottoposto alla più importante carica di Augusto coperta dal cugino Costanzo II) ed a gestire le province occidentali.

Seppure molti dubitassero delle sue capacità militari, vista la sua formazione intellettuale, Giuliano si dimostrò da subito abile nell’arte del comando, sconfiggendo le tribù di Franchi, Sassoni ed Alemanni che avevano invaso le difese romane sul fiume Reno. Con sé il giovane portò i commentarii di Cesare ed altri classici della letteratura pagana.

Nel 361 si era ormai conquistato la fiducia delle proprie legioni; queste lo proclamarono Augusto (nonostante i suoi continui rifiuti), probabilmente anche per evitare che l’imperatore Costanzo II le trascinasse ad oriente

Di fronte al tentativo di usurpare il titolo di Augusto, la guerra sembrava ormai cosa inevitabile. A volte però la storia non è decisa dall’azione degli uomini, ma dagli eventi casuali. Costanzo II morì prima ancora che i rispettivi eserciti giungessero a battaglia. Giuliano fu riconosciuto quale unico sovrano dell’intero mondo romano senza alcuno spargimento di sangue.

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Sulle orme dei grandi imperatori

Se da un lato Giuliano non nascose l’odio nei confronti delle mani che avevano ucciso la sua famiglia: “L’assassino della mia famiglia (Costanzo II) mi rimprovera di essere rimasto orfano? Mi spinge a vendicare quelle offese che da tanto tempo mi sforzo di dimenticare[2] cercò di governare con moderazione sull’esempio dei grandi imperatori del passato come Marco Aurelio e Traiano.

Lo storico Edward Gibbon, seppure in diversi occasioni ne rimarchi la superstizione pagana, lo descrive con parole di stima:

Il trono di Giuliano (…) fu la sede della ragione, della virtù e forse della vanità. Egli disprezzò gli onori, rinunciò ai piacere e assolse con incessante diligenza i doveri della sua carica elevata (…) anche le fazioni, soprattutto quelle religiose, erano costrette a riconoscere la superiorità del suo genio in pace come in guerra e ammettere che l’apostata Giuliano amava il suo paese e meritava l’impero del mondo” [3]

Nella realtà dei fatti, i cristiani, da lui definiti ironicamente come Galilei (dalla regione da cui aveva avuto vita il cristianesimo), lo appellarono con il soprannome di l’Apostata, l’eretico, o meglio colui che abbandona la propria religione in favore di un’altra (va detto che effettivamente Giuliano inizialmente simulò la propria fede cristiana per ingraziarsi l’imperatore ed evitare pericolose ripercussioni).

Dalla tolleranza all’anti-cristianesimo

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San Mercurio uccide l’imperatore Giuliano, dipinto del XVIII secolo

Inizialmente espresse la sua tolleranza nei confronti del cristianesimo emanando un editto da Costantinopoli, mentre riabilitava la memoria dei culti antichi. Estese anche ai sacerdoti pagani molti dei benefici concessi in precedenza a quelli cristiani, facendo riaprire gli antichi templi ed ordinando nuovi sacrifici rituali. Molte chiese furono costrette a restituire le proprietà usurpate in precedenza, anche se in molti casi significò l’abbattimento delle nuove strutture cristiane fatte erigere sopra gli antichi templi.

Se dai suoi scritti appaiono chiari i sentimenti anticristiani, cercò di limitare il potere dei cristiani in molti casi. Vietò l’utilizzo ai vescovi del Cursus publicus, servizio postale con la quale erano soliti spostarsi ad esempio per riunirsi nei concili e il cui costo era sempre più proibitivo (era completamente a carico dello stato). Proibì ai cristiani l’insegnamento e lo studio della grammatica e della retorica e ne escluse in molti casi diversi elementi dalla guida dell’esercito.

Fece ritornare in uso l’antica aquila imperiale come insegna delle legioni, sostituendo il labarum costantiniano. Allentò il centralismo statale diminuendo i funzionari pubblici e cercando di restringere il sempre più pesante carico fiscale.

Lo storico Ammiano Marcellino, pur essendo un suo grande ammiratore, lo rimproverò però per aver dato inizio a nuovi disagi per molte famiglie cristiane che furono costrette ad educare i figli secondo l’educazione pagana. Probabilmente l’impero sarebbe stato colpito da una nuova ondata di persecuzioni se Giuliano non avesse predisposto una nuova campagna militare in oriente contro i Persiani.

La morte

In linea con la linea più tradizionalista, Giuliano sognava forse di emulare le grandi gesta di Alessandro Magno, ma anche del più vicino Traiano che due secoli prima aveva tentato di sottomettere l’intero medio-oriente.

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Il  labarum di Costantino, in uso dalle forze armate, fu sostituito dalla tradizionale aquila imperiale

Alla testa di 65.000 uomini [4] si mise in marcia e nel marzo del 363 superò il fiume Eufrate ottenendo importanti successi. Nei mesi successivi tuttavia le legioni dovettero affrontare la dura controffensiva dei persiani che misero in seria difficoltà i romani.

L’imperatore fu colpito al fegato da una freccia durante uno scontro minore. Prima di spirare parlò l’ultima volta con alcuni filosofi, suoi consiglieri (Massimo e Prisco), discutendo sull’immortalità dell’anima. Sosteneva che l’anima fosse superiore al corpo e si dichiarava felice che in quel momento tornasse libera [5] poi infinè spirò. Secondo alcuni cronisti cristiani le sue ultime parole furono “Hai vinto, o Galileo”.

Scompariva così, dopo solamente 21 mesi di regno, un imperatore che aveva cercato di riportare Roma agli antichi fasti. Difficilmente l’opera di Giuliano avrebbe potuto completarsi, visto che già poco prima della sua morte diversi sommovimenti avevano lasciato presagire una possibile nuova e devastante guerra religiosa e civile.

Va comunque notato che anche lo stesso Giuliano nella realtà dei fatti era un pagano con peculiarità molto diverse rispetto al passato. Così come Costantino, era affascinato di un sincretismo religioso incentrato sul culto solare, e in ogni caso trasformato dalla battaglia con i cristiani. Dagli stessi l’imperatore ereditò molti spunti sull’attivismo morale, la carità verso il prossimo e le opere di assistenza.

Articolo di Stefano Borroni

[1]Antonio Spinosa, la grande storia di Roma, Oscar Mondadori

[2] [3] Edward Gibbon, declino e caduta dell’impero romano, Oscar Mondadori

[4][5]Aurelio Bernardi, Dall’impero romano a Carlo Magno, collana “la storia” di Repubblica

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