Perché gli antichi egizi smisero di costruire le piramidi

Il popolo del Nilo chiamava le piramidi”mer“; un nome che nulla deve all’attuale denominazione, di provenienza greca.
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Una mastaba, “prototipo” delle piramidi

Per oltre mille anni, dalla III dinastia (2700 a.C.) alla XIII, i faraoni trovarono qui la loro ultima destinazione, insieme ad una parte dei loro tesori. La loro tomba doveva ospitare parte dell’anima del sovrano, definita ka (e per questo motivo veniva rifornita di cibo e beni di utilizzo comune) mentre l’altra parte viaggiava verso l’aldilà. La costruzione delle piramidi richiedeva anni di lavoro e parte delle tecniche utilizzate sono ancora oggi in parte a noi sconosciute.

L’antico Egitto è stato definito non a caso uno dei “paesi più costruiti al mondo”[1], emulato secoli dopo dall’Italia. Secondo le stime moderne nell’area vivevano 3 milioni di persone, la cui forza era impiegata anche per sostenere la costruzione di monumenti e templi. Non a caso in un testo, appartenuto a Sesotri I, si legge:
“(…) la mia bellezza sarà ricordata mediante la sua casa: la piramide è il mio nome, il lago del tempio il mio monumento; l’eternità è quello che ottengono queste opere utili” [2]
Le piramidi non furono frutto del caso; inizialmente le prime fatte edificare si ispirarono alle antiche mastabe e la loro progettazione ha fornito esempi molto diversi tra loro. Basti pensare alla grande differenze che ci sono tra quelle, famose, di Giza, e quella fatta edificare dal faraone Djoser (una delle prime). Inizialmente erano orientate verso l’asse nord-sud ed in seguito, durante la IV dinastia, cambiarono orientamento verso l’asse est-ovest per l’identificare il sovrano con il sole e raffigurare l’eterno cammino nell’aldilà del faraone sulla volta celeste.
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La piramide di Saqqara o del faraone Djoser , considerata la prima grande piramide

Nel corso del 1600 a.C. , durante il regno di Amenhotep I, i faraoni di colpo smisero di edificare le piramidi, grandi o piccole che fossero (se ne trovano solo rari esempi successivamente), preferendo come luogo di sepoltura quella che diventerà la famosa Valle dei re.
Durante il nuovo regno i faraoni erano più ricchi e potenti che mai, quindi va escluso che si tratti solamente del desiderio di risparmiare sui materiali e sui costi.
Un suggerimento sulla risposta alla domanda ce la da un architetto dell’epoca e che lavorò alla costruzione della tomba di Tutmosi I:
“Io ispezionai l’escavazione della tomba rupestre di sua maestà, solo, nessuno vedendomi, nessuno ascoltandomi” [3]

La sicurezza prima di tutto?

Cosa ha spinto allora gli antichi egizi a non costruire più le maestose piramidi?
Sono i tombaroli, coloro che saccheggiano le tombe a dettar maggior preoccupazione. Le tombe sono luoghi sacri e cari agli dèi; la loro profanazione comporta la condanna a morte per i colpevoli, tuttavia la pena capitale non fa desistere i ladri dai propri scopi.
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il tempio di Hatshepsut

Così viene deciso di edificare in contemporanea due luoghi di sepoltura; vicino alla capitale Tebe, definita semplicemente “La città” degli antichi egizi, viene edificato il tempio funerario monumentale.
La tomba vera e propria viene invece nascosta nella lontana Valle dei Re, in una zona di montagna il cui accesso è facilmente sorvegliato dalle guardie.
La “valle” poi è costituita da un materiale facilmente lavorabile, la pietra calcarea, motivo in più per la quale il luogo viene scelto.
Dietro il cambiamento potrebbe nascondersi però ben più di una ragione. Ben presto ci si accorse che nonostante le nuove misure prese, alla lunga erano sempre i tombaroli ad avere la meglio. La stessa tomba di Tutankhamon fu saccheggiata, in parte, poco tempo dopo la morte del sovrano. Eppure la designazione di sepoltura fu ugualmente mantenuta (almeno per un buon periodo).

Nuove teorie

Non solo la sicurezza forse portò gli antichi egizi a porre fine alla costruzione delle piramidi. Già prima che la costruzione delle piramidi fosse abbandonata del tutto, le dimensioni raggiunte in passato furono ben presto accantonate. L’ultima piramide di enormi dimensioni fu edificata circa 400 anni dopo la realizzazione di quella di Cheope, intorno al 2200 a.C. da Pepi II.

Successivamente l’antico Egitto fu sconvolto da lotte intestine e da un periodo di decadenza; non per questo motivo le piramidi furono abbandonate anche se le loro dimensioni incominciarono a ridursi, in questo caso forse propria per via di altre spese a cui i faraoni doveva far fronte, come la guerra.

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la piramide di Sesotri II, XII dinastia, morto nel 1879 a.C.

Un’altra teoria, sostenuta da un ingegnere strutturale inglese ed esperto di costruzioni egizie, vuole che parte della causa siano state sia le nuove tecniche di costruzione implementate nel tempo da questo popolo che il grande sbalzo termico a cui sono sottoposte queste strutture nel deserto. Motivi per la quale moltissime piramidi successive non sono riuscite ad arrivare intatte sino a noi (laddove non furono spogliate per recuperare materiale da costruzione); problematiche della quale si accorsero già gli antichi egizi. Secondo lo studioso fu proprio l’estrema precisione degli antichi egizi in seguito a determinare in realtà un paradosso per la quale gli edifici incominciarono a resistere sempre meno (sono in effetti attestati moltissimi restauri di piramidi già al tempo dei faraoni stessi).

5000 anni di storia

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Napoleone alla battaglia delle Piramidi  – 21 luglio 1798

Spesso nell’immaginare l’antica età dei faraoni ci si dimentica di quanto tempo sia passato da allora; qualcosa come quasi 5000 anni ci separano infatti dalle prime piramidi. Napoleone, quando arrivò nella regione durante la campagna d’Egitto e si mise a contemplare questi maestosi edifici, pensò di utilizzare un simpatico paragone: tra Giulio Cesare e le prime piramidi vi erano più secoli che dalla morte di Cesare e l’epoca della rivoluzione francese.

La piramide di Cheope, non la più antica, ha oggi ben 4500 anni e se ne sta ancora lì. Certo, la mancanza di piogge ha favorito la conservazione di questi monumenti, tuttavia di fronte alla scarsa resistenza delle opere moderne cui siamo abituati al giorno d’oggi e non possiamo che rimanere stupiti di fronti all’abilità e alle tecniche di costruzione di questa civiltà.

Una bravura che qualcuno erroneamente, e troppo facilmente, attribuisce a misteriose civiltà extraterrestri. La realtà è che 5000 anni fa l’uomo conosceva la matematica e la geometria e soprattutto aveva un cervello uguale al nostro. Le piramidi non sorsero da un giorno all’altro ma furono un continuo sperimentare e lento progredire che durò secoli. Negare questa capacità alla civiltà egizia significa non riconoscere questo lungo percorso.

Nel medioevo, di fronte alle opere di ingegneria romana rimaste in piedi, spesso si finì con l’attribuirne la costruzione al diavolo o ad entità maligne. Come noi reputiamo quel pensiero dovuto all’ignoranza e alla superstizione, forse un egizio penserebbe lo stesso nei riguardi di chi non riesce ad accettare che di opera umana si tratta.

Articolo di Stefano Borroni

fonti e bibliografia

[1] [2] [3] Edda Bresciani, La storia – dalla preistoria all’Antico Egitto, Biblioteca di Repubblica

http://www.huffingtonpost.com/2013/05/13/pyramids-thermal-movement-egypt-peter-james_n_3269187.html

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2 pensieri su “Perché gli antichi egizi smisero di costruire le piramidi

  1. Leggerei x ore e ore l”egitto, piu leggo e piu mi faccio trasportare dalla sua storia, naturalmente ho anche le mie idee e mi do delle trisposte ,,,,chi. Costrui veramente la pir, di cheope ? ,l sfinge da cio che ho letto potrebbe. Avere. Quasi. 10000 anni. Chi la ha costruita ??e avrei ancora molte domande, ma. ,,,,,,,

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