30 novembre 1786: abolizione della pena di morte nel Granducato di Toscana

È notizia recente che negli USA, solo pochi giorni fa, tre referendum, in tre diversi stati (Oklahoma, Nebraska e California), hanno ribadito il ricorso alla pena di morte. Un altro sviluppo recente, di poco precedente i referendum americani, è la notizia che persino alle porte dell’Europa, in Turchia, si starebbe ipotizzando un ripristino della pena capitale da applicare a coloro che dovessero essere ritenuti responsabili del tentativo di colpo di stato del luglio scorso. Senza contare che, secondo Amnesty International, il 2015 ha visto un nuovo aumento delle esecuzioni, con 25 stati che hanno eseguito sentenze capitali, in primis Cina, Iran e Pakistan. Tutto ciò nonostante sia ampiamente dimostrata l’inutilità di questa pratica, oltre alla sua brutalità, sia dagli studi che dai fatti stessi. Eppure, ben 230 anni sono trascorsi dal 30 novembre 1786, quando venne introdotto nel Granducato di Toscana il cosiddetto Codice leopoldino.

La Leopoldina, come venne soprannominata, fu uno degli ultimi ma al contempo migliori risultati dell’Età dei Lumi, prima che l’uragano della Rivoluzione francese iniziasse a spazzare con violenza il Vecchio Continente, inducendo i sovrani europei ad assumere un atteggiamento di prudente conservatorismo. Tale nuova codificazione fu a tutti gli effetti il primo codice penale moderno emanato in Italia. «La propulsione, e probabilmente l’iniziativa, del progetto di un codice penale (e di procedure penale) fu molto probabilmente dello stesso Granduca», Pietro Leopoldo d’Asburgo (1765-1790), che aveva sviluppato una certa sensibilità ai principi dell’Illuminismo alla corte della madre, l’imperatrice Maria Teresa, a Vienna, una tra i più noti “despoti illuminati”.

Non deve stupire, quindi, che questo principe avesse accolto nel progetto di riforma del sistema penale toscano molte delle indicazione di quello che è considerato il principale filosofo italiano del XVIII secolo, Cesare Beccaria. Costui, infatti, nel suo Dei delitti e delle pene, pubblicato nel 1764, ridefiniva radicalmente il concetto di pena, criticando il ricorso alla tortura, «mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti», e alla pena capitale, definita inutile in quanto «non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte […] ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà che […] ricompensa con le sue fatiche quella società che ha offesa» ad agire da deterrente.

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Anton Raphael Mengs – Pietro Leopoldo Granduca di Toscana, 1770, Museo del Prado, Madrid

Pietro Leopoldo e i suoi consiglieri, dunque, tennero presente le affermazioni del Beccaria durante l’estensione del nuovo codice e decisero di abolire non soltanto alcuni retaggi della giustizia medievale (marchiatura a fuoco, mutilazioni, tratto di corda), ma anche l’uso della tortura e, per la prima volta in Europa da che se ne avesse memoria, la pena di morte.

Si trattava di un fondamentale ed inedito passo in avanti, tanto più se si tiene presente che l’unico altro paese ad abolire la pena capitale in quegli anni fu – non a caso – l’Austria di Giuseppe II, fratello di Pietro Leopoldo – provvedimento peraltro cancellato nemmeno un decennio dopo. La Toscana rimase, quindi, per lungo tempo l’unico stato abolizionista in Europa, condizione che mantenne anche dopo l’annessione al neocostituito Regno d’Italia, che nel resto del suo territorio continuò a prevedere la pena capitale fino al 1889.

In seguito all’emanazione del Codice leopoldino, a Firenze patiboli e strumenti di tortura furono dati alle fiamme. «I detrattori della riforma temevano che il Granducato sarebbe finito ostaggio di criminali e tagliagole. Ma i fatti li smentirono clamorosamente: quando Leopoldo venne a Firenze nel 1765, la media dei delitti era di circa 2.000 all’anno; quando ne ripartì la cifra ne segnava 300».

A dimostrazione dell’importanza capitale di questo avvenimento, nel 2000 è stata istituita dal Consiglio Regionale la festa della Toscana, celebrata il 30 novembre, in ricordo dell’abolizione della pena capitale, con l’obiettivo di ribadire l’impegno volto alla promozione dei diritti umani e della giustizia attraverso numerosi eventi e incontri su tutto il territorio.

Articolo di Francesco Mistri

Fonti e bibliografia

http://www.internazionale.it/notizie/2016/11/11/pena-di-morte-referendum-stati-uniti

http://www.corriere.it/esteri/16_ottobre_31/turchia-retata-giornale-dell-opposizione-cumhuriyet-752a7bc8-9f49-11e6-b56a-43d1101d6425.shtml?refresh_ce-cp

http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/pdf/rapportopenadimorte2015.pdf

http://scholarlycommons.law.northwestern.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=7323&context=jclc

G. Tarello, Storia della cultura giuridica moderna. Assolutismo e codificazione del diritto, Il Mulino, Bologna, 1976, cit., p. 547.

C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, Feltrinelli, Milano, 2010, cit., p. 60.

Idem, pp. 80.

http://www.lanazione.it/firenze/cultura/origini-festa-della-toscana-1.1529190

http://www.consiglio.regione.toscana.it/default?nome=festatoscana

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