​La Guerra più breve della storia

Il Regno Unito detiene il particolare primato di aver partecipato, e vinto, alla più breve guerra della Storia. La guerra Anglo-Zanzibariana fu un conflitto combattuto fra il Regno Unito ed il Sultanato di Zanzibar.

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Le ostilità si aprirono il 27 agosto 1896 alle ore 9.00 e si chiusero circa 40 minuti dopo. Il casus belli fu una questione di successione dinastica: nel pieno del cosiddetto scramble for Africa, il Sultanato dello Zanzibar (ufficialmente indipendente dal 1858) aveva siglato un trattato con l’Impero Britannico sancendo che ogni erede al trono avrebbe dovuto ricevere l’approvazione del Console britannico. Alla morte improvvisa del Sultano filo-britannico Hamad bin Thuwani, il nipote Khalid bin Bargash si insediò sul trono senza il consenso dei britannici (che invece preferivano il più accomodante Hamud bin Muhammad). Il console Britannico Basil Cave cercò di dissuadere Khalid dai suoi intenti, ma vanamente. A questo punto entrambi gli schieramenti iniziarono a raccogliere le proprie forze.

Il neo-Sultano disponeva di circa 2800 uomini. La maggior parte di questi erano civili e servitù di palazzo equipaggiati con armi antiquate. Tuttavia, le forze zanzibariane disponevano anche di 700 fra Ascari (mercenari professionisti provenienti dall’Eritrea) e soldati fedeli a Khalid. A supportare la fanteria vi erano una batteria di cannoni di bronzo, varie mitragliatrici Maxim, una Gatling ed un paio di cannoni da 12 libbre donati dall’Imperatore tedesco Guglielmo II. Le forze del Sultano potevano contare anche su una limitata Marina, composta dalla HHS Glasgow, uno yatch in legno donato dal governo britannico e delle cannoniere più piccole.

Le forze inglesi potevano contare circa su 1050 uomini, fra marines e marinai ben equipaggiati ed addestrati, ed un contingente di Ascari (dotati di mitragliatrici Maxim ed un cannone da 9 libbre) stazionati nel consolato britannico. Il contingente della Marina di Sua Maestà era composta da 5 navi: 3 incrociatori e 2 cannoniere. Già presenti nel porto erano la HMS Philomel e la HMS Thrush, a cui successivamente si aggiunsero la HMS Sparrow, la HMS Racoon e la HMS St George. Nel frattempo, gli ingranaggi diplomatici continuavano a muoversi. Il Sultano Khalid tentò di ottenere l’aiuto del console Statunitense, il quale però si rifiutò di sbilanciarsi a sfavore del Regno Unito. Nel frattempo, gli ufficiali britannici da una parte continuavano a tentar di persuadere Khalid dall’altra telegrafavano Londra per ottenere l’approvazione per un’azione armata.

Il 26 agosto venne inviato un ultimatum ai ribelli zanzibariani mentre civili e navi mercantili britannici venivano evacuati. Alle 8 del mattino del giorno dopo vi fu un’ulteriore scambio di dispacci. Khalid credeva che i britannici stessero bluffando e non avrebbero aperto il fuoco. A sua insaputa, durante la notte il contingente inglese aveva ricevuto un telegramma da Londra che recitava: “Siete autorizzati ad adottare qualsiasi misura riteniate necessaria, e sarete supportati nelle vostre azioni dal Governo di Sua Maestà”. Sostanzialmente, un via libera per un’azione militare.

Alle ore 9.00 il Generale Lloyd Mathews ordinò l’inizio delle ostilità. Il bombardamento navale britannico immediatamente paralizzò le batterie terrestri zanzibariane. Alle 9.05 vi fu una breve scaramuccia fra le due Marine, che si concluse con l’affondamento della HHS Glasgow e delle due cannoniere di scorta. Nel frattempo il contingente di Ascari venne lanciato all’assalto del palazzo del Sultano che venne catturato dopo un breve scontro a fuoco. Il bombardamento cessò alle 9.40, orario in cui le truppe lealiste a Khalid si arresero ai Britannici. Khalid stesso fuggì da Zanzibar rifugiandosi nel consolato tedesco e fu in seguito trasferito nelle Colonie tedesche. I Britannici insediarono il Sultano Hamud, sostanzialmente un sovrano fantoccio leale alla Corona Britannica.

Per quanto riguarda le perdite, furono circa 500 i morti fra le milizie zanzibariane mentre i britannici riportarono un solo ferito.

Gabriele Pellecchia

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