Il Manifesto di Ventotene: un inno all’Europa unita

Quali sono le basi ideologiche e valoriali della comunità europea nata nel 1957? Chi sono i fondatori di questa organizzazione?

La risposta a queste domande è contenuta nel Manifesto di Ventotene, redatto da tre antifascisti nell’agosto 1941. Sono infatti Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, confinati sull’isola di Ventotene per reati politici contro il regime fascista, a scrivere quello che sarebbe passato alla storia come il fondamento valoriale della comunità europea.

Nell’estate 1941 l’Europa è immersa nella seconda guerra mondiale: l’esercito nazista ha da poco avviato l’Operazione Barbarossa contro l’Unione Sovietica e Mussolini ha già coinvolto l’Italia nelle dinamiche del conflitto.
Il Manifesto risente del clima e del contesto storico in cui viene scritto: emerge fin dalle prime righe, nelle quali gli autori cercano di individuare le caratteristiche della «crisi della civiltà moderna», che ha condotto inevitabilmente al nazionalismo imperialista, agli Stati totalitaristi e alle guerre mondiali, e affermano che «l’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita».

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Francois Hollande, Matteo Renzi e Angela Merkel nel vertice di Ventotene dello scorso 22 agosto

L’unica soluzione per superare lo stato di cose che si sta affermando in Europa e nel mondo è, nell’ottica dei tre redattori, sconfiggere la Germania nazista per evitare «una rinnovata divisione dell’umanità tra Spartani e Iloti».
Tuttavia, ciò non sarebbe sufficiente per permettere un riordinamento del continente: ciò che serve è quindi la «definitiva abolizione della divisione del’Europa in Stati nazionali sovrani» a favore di un indirizzo federale e repubblicano.
«Tutti gli uomini ragionevoli riconoscono ormai che non si può mantenere un equilibrio di Stati europei indipendenti con la convivenza della Germania militarista a parità di condizioni con gli altri Paesi».

Si prosegue poi ad una disamina delle prime azioni che la Federazione Europea dovrà compiere: si passa dai principi socialisti dell’abolizione della proprietà privata e della nazionalizzazione delle imprese («non si possono più lasciare ai privati le imprese che sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori») alle riforme in campo agrario, industriale e scolastico; dal riconoscimento di alcuni diritti sociali all’abolizione del Concordato tra Chiesa e fascismo e del sistema corporativo, definito come una «baracca di cartapesta».

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Altiero Spinelli (Roma, 31 agosto 1907 – 23 maggio 1986)

Quali caratteri dovrà avere la nuova organizzazione politica? Essa si dovrà ispirare alla democrazia, al liberalismo, al socialismo: «il coronamento del sogno è un’assemblea costituente eletta col più esteso suffragio e col più scrupoloso rispetto degli elettori».

In conclusione, il congedo dei tre autori: «oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via i vecchi fardelli divenuti ingombranti; oggi si cercano e si incontrano coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea. La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà».

Guglielmo Motta

Fonti:

A. Spinelli, Una strategia per gli Stati uniti d’Europa, Il Mulino, Bologna, 1989.

E. Rossi, Gli stati uniti d’Europa: introduzione allo studio del problema.

E. Rossi, L’ Europa di domani. Un progetto per gli Stati Uniti d’Europa, Stilo, 2014.

treccani.it

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