«Rompere le scatole» e altri modi di dire della Grande guerra

La prima guerra mondiale ha avuto conseguenze fondamentali sulle istituzioni politiche, sulle società contemporanee, sulla mentalità delle persone e, anche, su un elemento che probabilmente non viene spesso preso in considerazione: i modi di dire.

La Grande guerra coinvolse il Regno d’Italia dal maggio 1915 fino al novembre 1918, anno in cui fu firmato l’armistizio di Villa Giusti che pose fine ai combattimenti al fronte. Per tutta la durata del conflitto molte espressioni e “neologismi” furono utilizzati dai soldati in trincea, per poi diffondersi in tutta Italia nel linguaggio comune.
Gli esempi sono davvero numerosi: il termine «cecchino», il quale indica generalmente un tiratore scelto, trova la sua origine etimologica nel nome dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, mentre «Caporetto» evocherebbe la disfatta subita dall’esercito italiano nell’autunno del 1917 a vantaggio delle forze austro-tedesche.

La parola «crucco», generalmente utilizzata per definire in modo negativo un soldato tedesco, proviene dalla lingua slovena: Kruh significa pane ed infatti era proprio questo che i soldati sloveni delle armate nemiche supplicavano, una volta catturati dagli italiani.
Altrettanto drammatica è l’origine dell’espressione «rompere le scatole». Si riferisce al comando che veniva impartito ai soldati quando, pochi istanti prima dell’assalto, dovevano sfasciare gli involucri di cartone contenenti i pacchetti di cartucce di munizioni per i fucili. Rompere le scatole equivaleva quindi ad una morte praticamente certa.

In relazione al munizionamento delle armi, nacque anche l’espressione «avere le palle girate»: la pratica di sfilare le pallottole dai bossoli e reinserirle capovolte era molto comune negli eserciti italiano e austro-ungarico. Si trattava di un metodo sbrigativo (e vietato) che aveva come obbiettivo quello di rendere più letale l’attacco.
La pallottola girata, infatti, esponendo il fondello di piombo nudo, non incamiciato dal rame, si espandeva «a fungo» al momento dell’impatto determinando gravi ferite. Produceva un effetto paragonabile a quello delle pallottole «dum dum», inventate alla fine dell’800 dagli inglesi in india e messe fuori legge dalla Convenzione dell’Aia del 1889.

Fonti

M. D’Andrea, Palle girate e altre storie: cose curiose della Grande guerra, Azzurra, 2015.

La Stampa

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