La musica arabo-andalusa

Vi immaginate un classico brano musicale medievale europeo unito al canto arabo?

Parlo proprio di quelle melodie acustiche e ritmiche che hanno accompagnato i secoli successivi al disgregamento dell’Impero Romano d’occidente, uniteci però un cantato in lingua araba.

Sembrerebbe un curioso esperimento moderno, eppure tutto ciò è già avvenuto secoli fa.

Nella prima metà dell’VIII secolo l’espansione islamica oltrepassò le terre nordafricane per approdare nell’europa spagnola andando ad occupare più precisamente la parte meridionale.

Nascerà poi Al-Andalus (in futuro sarà chiamata Andalusia), sottomessa al Califfato di Cordova. L’occupazione araba durerà fino al XV secolo, ben sette secoli in cui usanze e tradizioni cambiarono radicalmente.

Al-Andalus rappresentava anche la possibilità – almeno nei grandi centri come Cordova – di convivenza tra etnie con culture diverse tra loro: non solo musulmani ma anche ebrei e cristiani vivevano nella penisola iberica. Non era strano infatti che anche loro venissero coinvolti nella vita della umma, la comunità musulmana.

Non erano rari nemmeno gli scambi culturali. La lingua araba fu adottata anche da popolazioni autoctone, che prendevano il nome di Mozarabi, nonostante rimanessero di religione cristiana.

Altra piccola curiosità riguarda il noto Flamenco. Questo stile musicale ha le sue radice nella cultura musulmana ed ebraica.

La cultura araba apportò delle innovazioni in molti campi, sia umanistici che scientifici.

La musica, in particolar modo, subì delle forti contaminazioni, le atmosfere orientali e maghrebine, così come anche quelle sefardite e gitane, si insinuarono nelle melodie europee creando effettivamente un nuovo genere musicale.

Tra gli autori di questo genere c’è sicuramente Abū l-Hasan ʿAlī b. Nāfiʿ (789-857) conosciuto come Ziryab (in inglese Blackbird), fu un musicista iraniano che approdò, da Baghdad,  a Cordova nel 822. Qui divenne musicista alla corte di Abd ar-Rahman II.

Ziryab, grazie alle sue conoscenze, fu il fondatore della musica andalusa e grazie al benestare di cui godeva riuscì a fondare una delle prime scuole di musica a Cordova di cui divenne insegnante.

Gli strumenti più utilizzati erano: l’oud (strumento a corde di origine persiana), il rabab (strumento a corde afgano che ricorda il benjo moderno), il darbouka e il tarija (strumenti a percussione), ed il violino.

Una piccola curiosità riguarda il ruolo delle donne. I califfi amavano circondarsi di tante donne e, nonostante esse fossero delle schiave potevano ricoprire anche altri ruoli.

Si parla di “Qiyan” , parola che descrive quelle schiave che per compiacere il loro padrone potevano cantare, danzare, leggere poesie. Viene naturale pensare che per poter fare ciò dovevano avere un minimo di cultura, esattamente come le etére nell’antica Grecia. Quest’ultima cosa non è molto scontata data l’epoca che stiamo trattando.

Questa realtà sopravvisse fino al 1492 quando avvenne la Reconquista e la Spagna tornò ad essere cristiana.

La musica arabo-andalusa fu trasmessa per via orale e nonostante le difficoltà è riuscita a sopravvivere fino ad oggi. Nel maghreb, soprattutto in Marocco e Algeria, le influenze di quella musica sono ancora molto presenti sia nella forma che nella struttura.

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3 pensieri su “La musica arabo-andalusa

  1. Confermo, per quanto possa valere la mia opinione. è necessario vivere il M.O. per capire; però non basta andare in villeggiatura a sharm el sheikh. Se si studia e si comprende ciò che si legge tra le righe, a partire dalla Iliade, ci si rende conto, come l’ occidente origini proprio da li. Non per nulla l’ Italia aveva un ruolo di influenza e voce in capitolo in quell’ area, e possiamo dire conquistata nel corso dei Millenni; che si è danneggiata notevolmente grazie alle irrazionali azioni di D e F con il placet degli USA; in cui a nessuno frega nulla del Popolo o della Storia; ma si opera per ricavare nel più breve tempo possibile, con l’ unico metodo, arraffare ed indebolire il Sistema. Anche il Mondo ha i suoi tempi!

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