Il poeta d’amore che ispirò Dante

«Tan m’abellis vostre cortes deman,
qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire:

jeu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen la joi qu’esper, denan;
ara vos prec, per aquela valor
que vos guida al som de l’escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!»

(“Tanto mi piace la vostra cortese domanda/ che io non posso né voglio a voi celarmi./ Io sono Arnaldo, che piango e vado cantando;/ afflitto vedo la passata follia,/ e lieto vedo, davanti (a me), la gioia che spero./ Ora vi prego, in nome di quel valore che vi guida alla sommità della scala,/ al tempo opportuno vi sovvenga del mio dolore”)

Siamo nel canto XXVI del Purgatorio, e con queste parole il trovatore Arnaut Daniel si presentava al Sommo Poeta, il quale lo definiva “Padre della Lirica”.

Arnaut Daniel (1150 – 1210) fu infatti un trovatore occitano, originario dell’Aquitania, che insieme ai suoi compagni d’arte (i trovatori, appunto) fece riscoprire la poesia all’Europa dopo secoli di oblio, di cui non abbiamo particolari testimonianze poetiche e letterarie originali. Dai trovatori, dunque, rinacque la poesia europea, e Daniel è uno dei più grandi esempi di poeti d’amore medievali.

Vi presentiamo dunque “Lo ferm voler qu’el cor m’intra”, in lingua occitana e dal significato criptico e poco chiaro, come era normale in tutta la sua poesia.

Buon ascolto!

 

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