Dante, la censura e l’antifascimo di Giovanni Laterza

La casa editrice di Giovanni Laterza nasce nel 1901 nel piccolo centro di Putignano, a 40 km da Bari, e, nonostante le difficoltà strutturali di un’impresa di questo tipo nel Mezzogiorno, raggiunge livelli editoriali importanti all’interno del mercato librario italiano.

La grande fortuna di Giovanni Laterza fu l’incontro con una serie di personaggi illustri dell’Italia liberale, tra cui Francesco Saverio Nitti e, soprattutto, Benedetto Croce. Fu grazie al sostegno di questi intellettuali e politici che ebbe modo di ampliare la propria rete editoriale, riuscendo a pubblicare ciò che lo stesso Croce definì “roba grave“.

L’affermazione della Laterza all’interno del mercato si irrobustì grazie ad una serie di fortunate collane, tra cui la «Biblioteca di cultura moderna», che reinterpreta il concetto di classico della letteratura e che prosegue dal 1910 fino al 1987, e gli «Scrittori d’Italia», che permette di riunire le opere principali della letteratura italiana.

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Tuttavia, con l’emergere del movimento fascista nella prima metà degli anni ’20, la casa editrice dovette fare i conti con la nuova realtà politica. L’atteggiamento di tutta l’editoria italiana durante il ventennio (1922-1943) fu di sostanziale sostegno nei confronti del regime, tant’è che questo settore divenne una delle colonne portanti del fascismo, ma alcuni protagonisti decisero di distaccarsi da questa linea di condotta.

Se, infatti, editori come Bompiani e Mondadori decidono di scendere a patti con il regime, pubblicando opere vicino alla sua ideologia come il «Mein Kampf» di Hitler e la biografia «Dux», redatta da Margherita Sarfatti, la casa editrice pugliese di Laterza mantenne un atteggiamento che sarà poi definito di “tacito dissenso“.

Per spiegare questa espressione è necessario riportare due esempi. Nell’autunno del 1938, in seguito alla pubblicazione del Manifesto della razza, Dino Alfieri, responsabile del Ministero della Cultura Popolare, si rivolse alle case editrici per venire a conoscenza delle opere pubblicate e delle generalità dei dipendenti fino alla seconda generazione.
Il 19 settembre Giovanni Laterza rispose al MinCulPop che la sua era un’azienda a carattere familiare e che:

i Laterza, oriundi di Putignano, non ricordano di aver mai sentito che genitori od avi avessero altra fede se non quella cattolica e altra razza se non quella che è tipica dei popoli pugliesi: forte, tenace e laboriosa.

In una seconda occasione, tra novembre e dicembre 1938, quando il controllo sull’editoria raggiunse un livello superiore e il regime decise di avviare una selezione per la bonifica libraria attraverso l’intervento diretto nei magazzini degli editori, Giovanni Laterza rispose:

A chiunque strappasse un solo libro dal mio catalogo, se anche fossi impotente ad oppormi, come a Dante le anime dei suicidi, griderei anch’io «perché mi scerpi? Non hai tu spirito di pietà alcuno? Uomini fummo ed ora siamo fatti sterpi: ben dovrebbe la tua mano più pia, se state fossimo anime di serpi».

Fonti:

L’elenco, G. Fabre, Silvio Zamorani Editore.
Laterza un secolo di libri 1885/1985, Laterza.

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