Giugno 1897: il Giubileo della regina Vittoria

Correva l’anno 1897 e l’Europa stava procedendo lentamente verso quell’immensa catastrofe che avrebbe preso il nome di prima guerra mondiale.

Come ebbe modo di dire sir. Edward Grey, segretario di Stato inglese per gli Affari esteri all’inizio degli anni ‘10, «la luce si sta spegnendo su tutta Europa e non la vedremo più riaccendersi nel corso della nostra vita».

Il Giubileo di Diamante per la regina venne celebrato in maniera pomposa con parate militari e fuochi d’artificio in moltissimi Paesi del mondo, dal Canada all’Australia, dalla Repubblica del Capo in Sud Africa all’India. A Rangoon, in Birmania, furono amnistiati seicento prigionieri, mentre la città di Londra fu sommersa da un’autentica marea di discorsi celebrativi e telegrammi di auguri provenienti da ogni provincia dell’Impero.

Uno dei giornali più noti del tempo, lo Spectator di Londra, scrisse sulle sue colonne che «è come se l’intero pianeta stesse inneggiando alla regina e giurandole fedeltà». A Manchester venne offerta a 100.000 bambini una colazione speciale, mentre a Londra la principessa di Galles, Alessandra, organizzava conviti giubilari a base di roast beef e birra a cui erano invitati tutti, compresi i più poveri e dimessi.

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Il principe di Galles organizzò un ricevimento speciale per i primi ministri delle colonie e il 21 giugno la regina, dando prova di una tempra d’acciaio per i suoi 88 anni di età, sedette al posto d’onore in un banchetto ufficiale a Buckingham Palace, prendendo posto tra l’erede al trono italiano, il futuro Vittorio Emanuele III, e l’arciduca d’Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando, che invece non sarebbe mai salito al trono.

Il giorno successivo, martedì 22 giugno, una colossale parata lunga dieci chilometri si snodò per le vie di Londra, da Buckingham Palace alla cattedrale di St. Paul. Il Times lo definì «un evento di grandiosità senza precedenti», mentre la stessa regina Vittoria, nei suoi diari, avrebbe trascritto: «nessun sovrano, credo, ha mai ricevuto un’ovazione paragonabile a quella che è toccata a me nella giornata di oggi lungo quei dieci chilometri di percorso».

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L’evento più spettacolare fu, però, la rassegna della Marina militare svoltasi il sabato seguente, impressionante esibizione della potenza navale britannica. 165 imbarcazioni, tra cui 21 corazzate, 53 incrociatori e 30 cacciatorpediniere, erano all’ancora nelle acque del Solent, il braccio di mare che separa la costa meridionale dell’Inghilterra dall’Isola di Wight.

La folla era in visibilio.

Il Giappone e gli Stati Uniti, ai primi passi nella conquista dei mari, mandarono una corazzata ciascuno in segno di rispetto.
Inoltre, come ebbe modo di ricordare il grande scrittore Rudyard Kipling di fronte a quella manifestazione di potenza tecnologica, «non avrei mai immaginato che tra cielo e terra potesse esistere qualcosa di simile. Non ci sono parole, è stato qualcosa di indescrivibile».

Fonti:

  • MacMillan, 1914: come la luce si spense sul mondo di ieri, 2013.
  • Kipling, The letters of Rudyard Kipling.
  • Rüger, The great naval game.
  • Tuchman, The proud Tower.
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