La comparsa dell’uomo nella Rift Valley e l’inizio della nostra storia. – prima parte –

Qual è, secondo le ultime teorie, la strada che ha portato alla comparsa dell’uomo?

Proveremo a ripercorrerla insieme a voi.

modello di evoluzione lineare, semplificato

modello di evoluzione lineare, semplificato

NOTA BENE; Occorre precisare che a differenza del passato, la linea evolutiva di cui parleremo è riconosciuta solo per semplificazione. In realtà non vi è stata un evoluzione lineare; si parla infatti al contrario di evoluzione a cespuglio. Le specie si mischiavano a volte tra loro e spesso presentavano delle leggere deviazioni; inoltre i ritrovamenti possono ancora oggi mettere in dubbio la convinzione che si ha ad esempio sull’Homo erectus piuttosto che l’Habilis; ogni classificazione fa dunque presa con le dovute cautele!

 

La stirpe da cui discende l’uomo, prende il nome scientifico di Hominina. Oggi, dopo la scomparsa dei Neanderthal, solo noi siamo parte di questa specie. La biforcazione che ci separò dai discendenti in comune con gli altri primati (Scimpanzè, scimmie etc), ebbe inizio circa 5 milioni di anni fa dopo che gli assestamenti della crosta terrestre provocarono la creazione della Rift Valley, una profonda spaccatura nel terreno, larga diverse centinaia di chilometri.

Questa separò i primati in due tronconi. Ad ovest della Rift Valley, dove il clima restava umido, i primati continuarono a vivere alla vecchia maniera, utlizzando i numerosi alberi come rifugio e dando vita in seguito la linea delle attuali scimmie antropomorfe. Coloro che vivevano ad est si trovarono in una condizione di difficoltà. Al posto della foresta, giunse infatti la savana. La vegetazione si fece più rada e le risorse cominciarono a scarseggiare.

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La Rift Valley

 

In questo punto esatto i nostri progenitori rischiarono di estinguersi per via delle avverse condizioni ambientali e climatiche. Nella regione il clima si faceva sempre più caldo, i laghi si prosciugavano mentre la vegetazione diminuiva provocando la scomparsa di molte specie animali. Grazie alla capacità di adattamento e la dieta onnivora i nostri antenati si garantirono però la sopravvivenza.

Fece ora l’ingresso nella nostra storia l’austrolopiteco, figlio di quelle grandi mutazioni. Corrispose già da ora lo sviluppo di una maggiore capacità cranica (più piccola però di tre volte rispetto a quella moderna) con una relativa maggiore collaborazione sociale. Si spostavano giù su due piedi, tuttavia la loro andatura era ancora molto instabile e goffa. Il 30 novembre del 1974, ad Afar in Etiopia, Yves Coppens, Donald Johanson, Maurice Taïeb e Tom Gray trovarono per la prima volta un esamplare di questa specie, chiamato Lucy, in onore della canzone dei Beatles “Lucy in the sky” che quella sera al campo degli archeologi continuava a passare alla radio.

Lucy, esemplare di austrolopiteco, apparso circa 4 milioni di anni fa

Lucy, esemplare di austrolopiteco, apparso circa 4 milioni di anni fa

Alla base dei cambiamenti successivi vi fu ancora una volta la dieta; da semplici spazzini i nostri antenati sperimentarono molto probabilmente i primi episodi di caccia. Aumentò il consumo di carne e la capacità cranica raddoppiò; l’intestino e la cavità toracica si ridussero divenendo più adatti ad una dieta onnivora,

Ciò portò gli ominidi a sviluppare anche i primi rozzi utensili, utilizzati nella lavorazione della carne. Appariva l’Homo Habilis, diffusosi circa 2 milioni di anni fa, mentre nasceva l’età della pietra. Si trattava in poche parole dell’avvento della tecnogia nella storia umana;  per la prima volta alcuni utensili erano utilizzati per realizzare altre utensili. Le prime scoperte su questa specie vennero fatte dai coniugi Leakey nei primi anni sessanta nella gola di Olduvai in Tanzania.
Fu durante questo periodo che i nostri progenitori cominciarono a diffondersi per il mondo. Non si deve tuttavia immaginare qualcosa di simile a spedizioni organizzate. Gli ominidi si spostarono semplicemente seguendo l’espansione della savana e in alcuni casi seguendo probabilmente la selvaggina, muovendosi poco alla volta.

l’Homo Erectus, comparso circa 2 milioni di anni fa

Uno speciale esempio della capacità degli ominidi di spostarsi sembrerebbe essere fornito dal ritrovamento pochi anni fa in Indonesia di un esemplare di una specie ribattezzata Homo Florensis. Questi sarebbe nient’altro che un discendente dell’Homo Habilis arrivato in Oceania milioni di anni fa.

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l’Homo Florensis, diretto discendente dell’Homo Habilis

Quel che sorprende è che il ritrovamento risale a poche decine di migliaia di anni fa, quando nel resto del mondo si andava diffondendo un’altra specie. L’Homo Sapiens.

Insieme all’Homo Habilis, si era sviluppato l’Homo Ergaster, secondo molti paleontologi il vero nostro antenato dopo l’australopiteco. L’Habilis al contrario si sarebbe probabilmente estinto senza lasciare eredi o forse fondendosi con altre specie.

Con il passare delle migliaia di anni, gli ominidi arrivarono a competere con le maggiori specie predatrici e svilupparono a pieno tempo la caccia, senza essere più in alcun modo essere semplici spazzini. La lavorazione continua della carne e il suo ottenimento fece inoltre sviluppare un’iniziale divisione del lavoro. La produzione di utensili divenne sempre più complessa.

L’uomo cominciò ad apparire sempre più vicino a quello attuale; venne infatto sviluppato il linguaggio (probabilmente molto semplice), mentre la capacità cranica era al 75% di quella attuale. Era il turno dell’Homo Erectus, diretto discendente dell’Homo Ergaster. Sono state raccolte prove dell’utilizzo del fuoco controllato, tuttavia non sarebbe stato ancora molto diffuso.

homo erectus

L’Homo Erectus apparso circa 1,8 milioni di anni fa. Furono quasi sicuramente questi esemplari a scoprire il fuoco.

 

 

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